ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: la nascita della Collezione Torlonia

Martina Scavone Martina Scavone10 Ottobre 2020
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2020/10/erg4rg4gw34w3.jpg

In occasione dell’inaugurazione dell’attesissima mostra sui Marmi Torlonia che avverrà tra pochi giorni – il 14 ottobre – ai Musei Capitolini, ripercorriamo insieme la storia della nascita di questa meravigliosa collezione, conosciuta come la più importante collezione privata di arte antica al mondo. Tutto ebbe inizio nel 1800, con l’acquisizione da parte della famiglia – durante un’asta pubblica – di un cospicuo numero di modelli e calchi antichi in marmo, terracotta e bronzo dalla bottega dell’illustre restauratore e scultore Bartolomeo Cavaceppi (1717-1799), che andò così a costituire il primissimo nucleo della Collezione Torlonia, destinata in tutto il suo splendore ad adornare le principali residenze della Famiglia: la villa di via Nomentana, Palazzo Bolognetti (poi Torlonia) in Piazza Venezia e, nel 1820, Palazzo Giraud, nell’odierna Via della Conciliazione.

Soli nove anni dopo, il Principe Giovanni Torlonia (1754 -1828) si investì del ruolo di committente di una serie di scavi, effettuati per circa vent’anni nelle tenute di famiglia in località Roma Vecchia (grande abitazione suburbana che ospitava i resti di celebri siti archeologici, come quelli della Villa dei Quintili e la Villa di Massenzio), Caffarella, Quadraro e Anzio. Le numerose opere rinvenute nel corso della campagna vennero dunque annesse alla collezione, al pari di quelle ottenute in seguito all’acquisizione di parte della Collezione Giustiniani nel 1825. La genesi di quest’ultima prestigiosa raccolta di antichità è legata, come si intuisce dal nome stesso, all’illustre figura del marchese Vincenzo Giustiniani (1564-1637). Potente banchiere, uomo di cultura, autore di tre testi sulle arti figurative, fu un punto di riferimento per i più grandi intellettuali e artisti dell’epoca, molti dei quali – come Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) – lavorarono per lui come restauratori. Agli inizi dell’Ottocento, costretta da pressanti difficoltà economiche, la Famiglia Giustiniani avviò la vendita del suo prestigioso patrimonio artistico ed esattamente nel 1825 la Famiglia Torlonia acquisì da Palazzo Giustiniani il nucleo più importante, composto da circa 270 sculture, tra cui una famosa serie di ritratti e busti imperiali, l’Hestia Giustiniani e il cosiddetto Eutidemo di Battriana.

Statua della divinità con peplo, meglio nota come Hestia Giustiniani, 460-470 a.C., Collezione Torlonia. Photo credit Fondazione Torlonia

Nuovi scavi si susseguirono tra il 1834 e il 1882 presso la tenuta di Roma Vecchia, alla Caffarella e al Quadraro. Ma questa volta l’attività di scavo fu estesa dal principe Alessandro Torlonia (1800-1886) anche agli Orti Cesarini, Vulci, Musignano, Cecchignola, Torricola e Porto, dove venne riscoperta – con gran sorpresa e plauso della famiglia – l’antica area portuale risalente all’epoca imperiale.

Sarcofago con Fatiche di Ercole, Collezione Torlonia, Photo credit Fondazione Torlonia

Il 1866 fu un’altra data memorabile per i Torlonia, che in quell’anno acquistarono Villa Albani, l’antica residenza del cardinale Alessandro Albani (1692-1779) costruita a metà del Settecento dall’architetto Carlo Marchionni (1702-1786), secondo un progetto fortemente influenzato da grandi personaggi – quali Giovanni Battista Nolli, Giovanni Battista Piranesi e Johann Joachim Winckelmann – per ospitare la prestigiosa collezione di antichità appartenuta al cardinale Alessandro Albani, nipote di Papa Clemente XI (1649-1721).

Statua di una capra a riposo, opera di epoca imperiale con interventi ad opera di Bernini, Collezione Torlonia, Photo credit Fondazione Torlonia

Giungiamo così alla fine dell’Ottocento, quando prese forma il lungimirante e ambizioso progetto culturale del principe Alessandro Torlonia relativo alla costituzione di un museo di scultura antica destinato ad accogliere l’imponente collezione di proprietà della famiglia. Nel 1875, anno della sua fondazione, il museo – realizzato in un vecchio granaio su Via della Lungara – ospitava una raccolta di 517 opere (divenute 620 solo pochi anni dopo) che, in virtù della loro magnificenza, esemplarità e raffinatezza, corrispondevano al prestigio dei grandi musei dell’epoca, primo fra tutti il ​​Campidoglio e i Musei Vaticani.

Ritratto maschile noto come Vecchio da Otricoli, Collezione Torlonia, Photo credit Fondazione Torlonia

Il primo catalogo sulla Collezione Torlonia venne redatto nel 1876 da Pietro Ercole Visconti (1802-1880), illustre curatore del Museo Torlonia, seguito da un secondo a cura di Carlo Ludovico Visconti (1818-1894), dal titolo I monumenti del Museo Torlonia riprodotti con la fototipia (1884), il quale contiene – come lascia intendere il nome del testo – le riproduzioni dei 620 marmi della Collezione Torlonia stampate in fototipo, realizzando così uno dei primi esempi di catalogo fotografico di una collezione d’arte antica.

Satiro Torlonia, Busto di Satiro urbiaco, replica del tipo Ercolano (oggi al Museo Archeologico di Napoli), Collezione Torlonia, Photo credit Fondazione Torlonia

Per tutte le ragioni qui enunciate, la Collezione Torlonia si afferma dunque quale collezione privata di sculture antiche più prestigiosa al mondo, nonché ultima fra le grandi collezioni principesche di Roma. L’eccezionale insieme di opere da cui è composta – sarcofagi, busti e statue greco-romane – ha scritto la storia stessa del collezionismo di antichità, anche in virtù della loro provenienza, perlopiù dalle dimore delle famiglie patrizie romane. L’importanza di questa collezione sta proprio nel fatto di essersi distinta quale sintesi di quel complesso fenomeno storico-culturale denominato “riscoperta dell’antico”, che fin dal primo Rinascimento avrebbe posto le basi a Roma per la “scienza” delle antichità, dal collezionismo di arte antica fino alla formazione delle moderne collezioni museali. Un aspetto, questo, posto in evidenza anche nella succitata mostra, il cui percorso espositivo si concluderà non a caso con un invito ai visitatori ad affacciarsi sull’esedra dei Musei Capitolini, là dove sono riuniti – in profondo dialogo – la statua equestre di Marco Aurelio e la lupa romana, uno di quei bronzi del Laterano che Sisto IV donò alla città nel 1471. Quest’ultimo si configura dunque quale un rilevante nesso fra il museo come istituzione e gli inizi del collezionismo privato di antichità, una pratica socio-culturale che ebbe origine in Italia – specie a Roma – e a cui i Torlonia hanno dato un contributo essenziale e determinante.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.