ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: la nascita degli Uffizi

Martina Scavone22 Maggio 2022
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Gli Uffizi: uno dei musei attualmente più visitati e conosciuti al mondo, adorno di capolavori, sede di mostre di risonanza internazionale. Tuttavia, pochi sanno che questo magnifico spazio espositivo non nasce come tale, e che i suoi ambienti – da cui trasudano storia e splendore – furono in realtà creati per adempiere ad altri scopi. A suggerirci quale fosse la destinazione originaria dell’edifico è il nome stesso: fu infatti commissionato nel 1560 da Cosimo I de’ Medici (1519-1574), primo Granduca di Toscana, per accogliere gli “uffizi”, cioè gli uffici amministrativi e giudiziari di Firenze, in aderenza alla sua decisione di spostare i centri del potere lontano da Palazzo della Signoria e dai suoi ricordi repubblicani. Per tale ragione, l’originaria denominazione del complesso era “edificio delle Magistrature” e la sua funzione era altresì quella di dare un volto nuovo a questo lembo di città.

Bronzino, Ritratto di Cosimo I de’ Medici in armatura, 1545 circa, olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi

I Medici – storica famiglia fiorentina – avevano raggiunto in quegli stessi anni il momento di massimo splendore e, alla data di inizio della costruzione, la loro egemonia era ormai consolidata, tanto che il potere del casato si accentrava – anche materialmente – fra le mura del palazzo. Per costruire gli Uffizi e creare spazio per l’imponente edificio furono demolite innumerevoli costruzioni che si trovavano sulla riva destra dell’Arno e perciò tutto il rione – noto come rione di Baldracca dal nome di un locale popolare e malfamato ivi situato: la taverna di Baldracca – necessitò di un totale risanamento. A condurre i lavori di realizzazione fu l’artista di fiducia di Cosimo I, Giorgio Vasari (1511-1574), passato alla storia più in qualità di biografo che non per le sue imprese artistiche e architettoniche. Egli progettò dunque l’edificio a forma di ferro di cavallo che è attualmente possibile ammirare, con il portico a colonne doriche e l’aspetto al contempo elegante e severo.

Veduta del cortile degli Uffizi da Palazzo Vecchio con la serliana vasariana

Vasari risolse brillantemente i problemi imposti dallo spazio limitato, adottando soluzioni di grande impatto scenografico, quale ad esempio la serliana sull’Arno, che inquadrava il piazzale porticato – nuovo foro economico e politico – e l’antico spazio civico per eccellenza, Piazza della Signoria. Una volta terminati i lavori, al piano terreno del complesso furono trasferite le tredici Magistrature che governavano la produzione e il commercio fiorentini, mentre al primo piano – sopra il loggiato – furono ubicati gli uffici amministrativi e gli opifici granducali, laboratori dediti alla fattura di oggetti di particolare pregio. L’edificio fu infine coronato da una loggia, originariamente aperta.

Il Corridoio Vasariano visto dall’esterno

Tuttavia, gli interventi del Vasari non si limitarono alla realizzazione dell’edificio in sé, tanto che vi è un ambiente che porta ancor oggi il nome dell’artista aretino: il Corridoio Vasariano. Quest’ultimo unisce – attraverso gli Uffizi – Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, passando su Ponte Vecchio e attraversando la chiesa di Santa Felicita e numerosi edifici adiacenti, prima di sbucare nel Giardino di Boboli. Il Corridoio Vasariano fu costruito nel marzo 1565 – in occasione del matrimonio del figlio di Cosimo, Francesco I, con Giovanna d’Austria – con l’obiettivo di mettere in comunicazione, attraverso un percorso privato, gli appartamenti granducali situati nel Palazzo della Signoria con quelli che si andavano preparando nel Palazzo Pitti, nuova residenza della famiglia Medici, acquistato nel 1549 dalla duchessa Eleonora di Toledo, consorte di Cosimo. Alla morte del Vasari, nel 1574, i lavori proseguirono sotto la direzione di Alfonso Parigi (1606-1656) e Bernardo Buontalenti (1531-1608) cui spetta il completamento dell’edificio, raccordato alla Loggia dei Lanzi nel 1580. Lo scettro del potere, a questo punto, era passato al colto e raffinato Francesco I de’ Medici (1541-1587), Granduca dal 1574 al 1587. Si deve a lui la creazione della Galleria, allestita nel 1581 al secondo piano del complesso e decorata nella zona del soffitto con delicati motivi a “grottesca”, secondo un gusto diffuso da Raffaello che traeva ispirazione dalle pitture della Domus Aurea, da poco riemersa. Cuore del museo era ed è tuttora la Tribuna ottagonale, incantevole invenzione del genio del Buontalenti completata nel 1584, rappresentazione alchemica dei Quattro Elementi (specchio della passione per l’alchimia nutrita da Francesco I) con la sua splendida cupola in madreperla che riprendeva l’antica Torre dei Venti di Atene.

La Tribuna ottagonale oggi, Firenze, Uffizi. Photo credit www.uffizi.it

Trattavasi di un ambiente destinato ad accogliere i tesori delle raccolte medicee, ragion per cui divenne il luogo per eccellenza del collezionismo del 1500. Sempre Francesco I commissionò poi al Buontalenti la costruzione – nell’ala orientale del palazzo – del Teatro Mediceo, inaugurato nel 1588. Di esso, oggi resta solo il Vestibolo al primo piano, in quanto negli anni in cui Firenze fu capitale del Regno d’Italia (1865-1871) fu sezionato in due volumi per ricavarne ambienti espositivi. Nel 1587 un nuovo personaggio fece incursione nella storia di Firenze: Ferdinando I (1549-1609), fratello e successore di Francesco. Egli diede un forte impulso alla realizzazione di nuovi ambienti della Galleria: in una saletta attigua alla Tribuna fu allestito il “Camerino delle Matematiche”, atto ad accogliere vari strumenti scientifici, fra i quali quelli appartenuti a Galileo Galilei. Inoltre, sua fu l’idea di trasferire nella Galleria la serie gioviana, una collezione di ritratti di uomini illustri precedentemente collocati – per volere di Cosimo I – in Palazzo Vecchio. Gli Uffizi andarono così a riempirsi progressivamente di opere d’arte e preziosi, fino a comporre una collezione dal valore inestimabile, tanto da destare l’attenzione e l’interesse dei regnanti stranieri e dei nobili viaggiatori del “Grand Tour”. Tutto questo enorme patrimonio sarebbe potuto scomparire alla metà del XVIII secolo, quando si estinse il ramo principale dei Medici. Tuttavia, l’ultima discendente diretta dell’antica stirpe dei grandi banchieri fiorentini – Anna Maria Luisa de’ Medici (1667-1743) – impose al nuovo Granduca designato dalle potenze europee il famoso Patto di Famiglia, con il quale nel 1737 legava per sempre l’eredità medicea a Firenze «per l’ornamento dello Stato, per l’utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri», corredando il documento con l’inventario completo e minuzioso di tutte le collezioni.

Johan Zoffany, Tribuna degli Uffizi, 1776, olio su tela, 123,5×155 cm, Windsor, Royal Collection

La Galleria venne aperta al pubblico per la prima volta nel 1789 per volontà del granduca Pietro Leopoldo (1747-1792), il quale affidò a Zanobi del Rosso (1724 -1798) l’allestimento del nuovo ingresso al “Museum Mediceum”. Seguì il riordino secondo criteri razionali e pedagogici delle collezioni della Galleria, compatibilmente ai nuovi criteri di catalogazione sistematica dell’Illuminismo. Con il Regno d’Italia e il trasferimento delle statue rinascimentali nel nuovo Museo nazionale del Bargello, la Galleria assunse progressivamente la funzione di pinacoteca. E giungiamo così al XX secolo, quando la pinacoteca si arricchì di innumerevoli opere provenienti dai patrimoni di chiese e conventi, oltre che da donazioni e acquisti, divenendo il magnifico museo che noi tutti oggi conosciamo. Nel 2022 sarà possibile accedere nuovamente al Corridoio Vasariano, chiuso dal 2016 per poter condurre lavori di ammodernamento, climatizzazione e illuminazione.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.