ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: la “Madonna della Seggiola” di Raffaello

Martina Scavone Martina Scavone5 Settembre 2020
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Da molti identificata quale una delle opere più delicate e tenere dell’Urbinate, la Madonna della Seggiola è un dipinto a olio su tavola databile al 1513-1514 circa e conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze, il cui nome deriva dall’elegante sedile dalla spalliera tornita e dallo schienale color porpora con decorazione in oro e lunghe frange visibile nel dipinto. Non è un caso, in effetti, che Raffaello Sanzio (1483-1520) sia universalmente riconosciuto quale interprete di un indiscusso e ineguagliabile ideale di bellezza e armonia, che quest’opera comunica in tutta la sua complessità. La Madonna della Seggiola presenta caratteristiche iconografiche che hanno in passato colpito l’immaginazione popolare: la sedia sulla quale è seduta la Vergine, la sciarpa multicolore che le copre le spalle, il panno rigato avvolto intorno alla testa. Tutto ciò suggerì a un fantasioso scrittore tedesco dell’inizio dell’Ottocento una favola nella quale si narrava come il quadro fosse il ritratto della giovane figlia di un vinaio con i suoi bambini, disegnata dal vero da Raffaello sul coperchio di una botte. Secondo una nota tradizione popolare sembrerebbe invece che Raffaello abbia qui ritratto una giovane contadina incontrata nei pressi di Velletri mentre cullava il proprio bambino. Altri, infine, vi videro una trasposizione del costume da popolana romana della “Fornarina”, la donna amata dal pittore e già utilizzata come modella per la Madonna Sistina, dipinta nello stesso periodo (1513).

Raffaello, Madonna della seggiola, 1513-14 ca., olio su tavola, 71×71 cm, Firenze, Galleria Palatina

Identificato da alcuni con il quadro conservato agli Uffizi dal 1589, da altri con il dipinto presente, nel 1609, nella cappella del Palazzo Ducale di Urbino e giunto a Firenze con l’eredità della granduchessa Vittoria Della Rovere nel 1631, è per certo annoverato tra le opere degli Uffizi dal 1635 (tranne un breve periodo, fra il 1799 e il 1816, in cui fu portato a Parigi dai francesi). A giudicare dal formato, la tavola era presumibilmente destinata alla devozione privata: la presenza della “sedia camerale”, la complessità compositive e altri dettagli hanno fatto ipotizzare che l’opera fosse nata su commissione di Papa Leone X (1475-1521), e da lui inviata ai suoi parenti a Firenze. Già agli Uffizi, venne destinata al Palazzo Reale dall’inizio Settecento; negli inventari del 1723 e del 1761 è infatti ricordata nella camera da letto del Gran Principe Ferdinando, mentre in seguito fu collocata nella Sala di Pietro da Cortona e, dopo il riordino leopoldino della quadreria, nella Sala di Giove (1771) e poi in quella di Marte (1793).

La datazione al 1513-1514 circa si basa su elementi stilistici: nello specifico, l’opera viene convenzionalmente contestualizzata poco dopo gli affreschi della Stanza di Eliodoro (1511-14). Evidenti sono, infatti, le citazioni michelangiolesche, nella plasticità prorompente e muscolare di alcuni dettagli, come il gomito del Bambino, sebbene stemperati dal dolce stile raffaellesco. Da un punto di vista stilistico e formale la tavola è molto vicina alla coeva Madonna della Tenda, come si può evincere da un raffronto fra le due opere.

Raffaello, Madonna della Tenda, 1513-14 ca., olio su tavola 65,8×51,2 cm, Monaco, Alte Pinakothek

In ogni caso la Madonna della seggiola rappresenta, fra le innumerevoli Madonne eseguite dal pittore a partire dalla sua giovinezza, quella nella quale maggiormente interagiscono uno schema compositivo armonico e quella ricerca di naturalezza che gioca sullo sguardo della Vergine e del Fanciullo, sguardo che si rivolge allo spettatore e che lo invita a partecipare a quel rapporto fatto di tenerezza e di intimità a cui si è accennato poc’anzi. E proprio la posizione della Vergine con la testa fortemente inclinata innesca la spinta dinamica che pare suggerire una sorta di dondolio quale quello tipico di una madre che coccola il suo bambino. Dietro la bellezza formale compare invece uno schema compositivo geometrico, basato su curve e controcurve; inoltre lo spazio dello sfondo è occupato da un altro personaggio, San Giovannino, che assiste alla scena rivolgendo un gesto di preghiera a Maria.

Madonna della seggiola, versione in mosaico

Una copia in mosaico dell’opera si conserva a Roma, nel Palazzo del Quirinale (più precisamente, nella Sala dei Bussolanti). Si tratta di una riproduzione realizzata nel 1929 dalla Scuola Vaticana di Mosaico e donata a Vittorio Emanuele III da Papa Pio XI (come testimoniano le iniziali poste sulla cornice) in occasione della prima visita dei reali in Vaticano, per celebrare la stipula dei Patti Lateranensi, ossia gli accordi sottoscritti tra il Regno d’Italia e la Santa Sede l’11 febbraio 1929.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.