ArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: la Cappella dei Magi

Martina Scavone21 Novembre 2021
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A Firenze, all’interno di Palazzo Medici Riccardi, è custodita una cappella di immane bellezza, manifesto della gloria e del lustro della famiglia Medici, una famiglia che per secoli ha determinato le sorti di Firenze, segnandone in modo indelebile le vicende storiche. Ma poiché la storia dell’arte ci insegna l’importanza del contestualizzare, è doveroso dedicare qualche riga all’edificio che fa da sfondo alla cappella stessa.

Palazzo Medici-Riccardi, Firenze (esterno)

Palazzo Medici Riccardi è uno dei più noti edifici d’epoca fiorentini; è situato nella centralissima via Cavour, dove i Medici ne avviarono la costruzione nel 1445, al tempo di Cosimo de’ Medici, detto Il Vecchio. La progettazione del maestoso Palazzo fu affidata all’architetto Michelozzo di Bartolomeo (1396-1472), che lo completò in un decennio circa secondo le fattezze tipiche dell’architettura rinascimentale, sebbene l’edificio sia altresì caratterizzato da elementi tradizionali come la pietra forte, il bugnato rustico e le bifore. L’aggiunta dell’appellativo Riccardi è invece dovuta all’acquisto della proprietà da parte dell’omonima famiglia, evento verificatosi nel 1659.

Palazzo Medici-Riccardi, Firenze (interno)

La cappella venne costruita nel 1459, quindi poco dopo il completamento dell’edificio. È situata al piano nobile del maestoso palazzo e costituiva pertanto il cuore della casa, punto di arrivo degli ospiti illustri e punto di partenza per visitare l’appartamento principale su via Larga. Rivestiva dunque una funzione al contempo privata e pubblica, da qui la ragione di volerla decorare con un ciclo di affreschi che omaggiasse i membri più illustri della storica famiglia fiorentina. Un compito non da poco, dunque, che fu affidato alle abili mani di Benozzo Gozzoli (1420-1497), allievo del più famoso Beato Angelico.

Cappella dei Magi, Benozzo Gozzoli, autoritratto dal Viaggio dei Magi

Il tema prescelto fu la Cavalcata dei Magi, che occupa tre delle pareti della cappella, ossia quelle esposte ad est, sud ed ovest, le quali rappresentano rispettivamente Il Viaggio dei Magi nel vano maggiore, La veglia dei pastori in attesa dell’annuncio sopra le porte delle sagrestie e gli Angeli in adorazione sulle pareti dell’abside rivolte verso l’altare. Al centro di quest’ultimo era un tempo collocata la pala dell’Adorazione del Bambino di Filippo Lippi (1406-1469), oggi sostituita con una copia, mentre l’originale si trova al Museo Gemäldegalerie di Berlino. Il vano principale della cappella è stato riservato al soggetto princeps dell’intero ciclo, ovvero il Viaggio dei Magi, un tema sacro, che è stato affrontato da Benozzo Gozzoli con eleganza e fasto, dettagli che emergono soprattutto nella rappresentazione dei personaggi, dipinti con vesti sontuose e finiture regali. L’evento a cui la scena è ispirata corrisponde con un preciso soggetto politico che diede lustro alla casata dei Medici, ovvero il corteo con protagonista Papa Pio II Piccolomini (1405-1464) e numerose altre personalità, che arrivò a Firenze nell’aprile del 1458, diretto a Mantova. Qui il pontefice aveva infatti chiamato a raccolta principi e autorità ecclesiastiche, membri del cosiddetto Concilio ecumenico (1438-39) che da Ferrara si era trasferito a Firenze con l’intento (poi fallito) di riunificare la Chiesa latina con quella bizantina e soprattutto per impedire la conquista di Costantinopoli da parte del Sultano Maometto II, che fece invece cadere la città nel 1453. Inoltre, il medesimo corteo evocava la consuetudine che i Medici avevano di sfilare per le strade di Firenze il giorno dell’Epifania vestiti da Re Magi. Ben si comprende dunque l’intento celebrativo che si cela dietro il ciclo, che si configura quale un modo per celebrare il lustro, la ricchezza, la potenza e il potere dei Medici, garanti del buon governo della Repubblica fiorentina. Nella scena più celebre del ciclo, il corteo cavalleresco posto a seguito dei Magi ritrae fra la folla numerosi membri di spicco della famiglia, oltre a papa Pio II. Questi sono individuabili a cavallo, sulla parete a destra dell’altare, sullo sfondo di un paesaggio fiabesco, ricco di castelli e animato da scene di caccia, e sono stati raffigurati con le sembianze di personaggi contemporanei: appare Cosimo il Vecchio, committente dell’opera, ma anche il figlio Piero Il Gottoso e i nipoti Giuliano e Lorenzo. Proprio nel giovane a cavallo che guida il corteo si vuole riconoscere Lorenzo, che diverrà meglio noto come “il Magnifico”. Oltre a questi ultimi, sono individuabili anche collaboratori ed alleati (banchieri e sostenitori politici) secondo l’usanza del tempo, come Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e Galeazzo Maria Sforza, il figlio quindicenne di Francesco duca di Milano, entrambi alleati dei Medici. Tra i tanti volti, infine, anche lo stesso Benozzo Gozzoli, al cappello rosso con firma (Opus Benotii), che volge lo sguardo verso l’osservatore.

Cappella dei Magi, parete est (dettaglio), Cavalcata dei Magi, 1459-60, è ben visibile il corteo guidato da Lorenzo il Magnifico

Il ciclo di Gozzoli che decora la Cappella dei Magi è stato concepito come una narrazione unica; si ha infatti l’impressione di ammirare il corteo senza interruzioni, dall’interno di una curva del suo percorso. Nell’atmosfera e nei colori, gli affreschi richiamano inoltre le pitture e gli arazzi fiamminghi, il che fa della cappella di Palazzo Medici uno degli ambienti più suggestivi del Rinascimento fiorentino. Oltre al bellissimo ciclo di affreschi, rivela altri dettagli preziosissimi, dal soffitto intagliato e dorato alle tarsie lignee lungo le pareti e sulle porte. Anche il pavimento è magnificamente decorato con marmi preziosi: il solo grande disco di porfido antico, fatto venire appositamente da Costantinopoli, costò ai Medici quanto l’intero compenso dato all’artista per l’esecuzione dell’intero ciclo di affreschi.

Cappella dei Magi, parete ovest (ricostruzione), Cavalcata dei Magi, 1459-60

Nonostante le numerose manomissioni e gli invasivi interventi che si sono susseguiti dal XVII secolo, i quali ne hanno alterato l’aspetto da scrigno chiuso proprio della cappella e hanno provocato la perdita irrimediabile di porzioni di affreschi, l’ambiente ha mantenuto integri l’atmosfera originaria e il fascino di decorazioni e arredi. Le pareti della cappella si configurano dunque quale la tela perfetta per dare sfoggio della maestria di Benozzo Gozzoli, la cui cura per i dettagli e l’amore per i materiali preziosi e i colori fulgidi hanno reso questo ciclo l’opera più riuscita e famosa dell’artista, universalmente considerata come una tardiva espressione della cultura tardogotica.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.