Architettura, Design e ModaArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: il Battistero Lateranense

Martina Scavone Martina Scavone25 Luglio 2020
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Eretto nel luogo esatto in cui Papa San Silvestro battezzò Costantino (274-337), il Battistero Lateranense (detto anche San Giovanni in Fonte) è un edificio a pianta ottagonale, che funse da modello e archetipo dei battisteri edificati per tutto il medioevo. Di fatto, quello Lateranense è il più antico Battistero monumentale esistente e il suo interno è scandito da otto imponenti colonne di porfido rosso con capitelli di ordini diversi che sorreggono una trabeazione marmorea su cui sono incisi versi celebrativi del battesimo, sopra alla quale sono poste altre otto colonnine di marmo bianco, che fungono da sostegno alla cupola. Le colonne in porfido vennero messe in opera nel X secolo da Sergio III (904-911), il quale restaurò il Battistero che dai tempi di Papa Stefano IV (816-817) versava in condizioni precarie. Il registro superiore invece, contraddistinto dalle colonnine bianche con capitelli ionici, si deve ad Innocenzo X (1574-1655); sono anch’esse architravate e sorreggono un tiburio ottagonale, la cupola con finestre ovali e la sovrastante lanterna. Il tiburio fu decorato con otto tele di Andrea Sacchi (sostituite oggi da copie), raffiguranti scene della vita del Battista.

Battistero Lateranense, interno

La prima costruzione, risalente al IV secolo e dovuta probabilmente a Costantino, presentava già una forma ottagonale con colonne angolari ed era posta sopra a un impianto termale, forse di un palazzo imperiale o della Domus Faustae, una ricca abitazione situata nella zona del Laterano, la cui proprietà è stata attribuita dagli storici – senza certezza assoluta – a Fausta, moglie dell’imperatore Costantino. Questo ha dato adito all’ipotesi che la prima costruzione del Battistero fosse semplicemente l’adattamento di uno degli ambienti dell’area termale. La forma ottagonale peraltro ha una valenza simbolica: sette sono i giorni della Creazione e l’ottavo giorno è quello della Resurrezione, della Pasqua.

Battistero Lateranense, la fonte battesimale

Dal 342 al 440 circa l’edificio venne ricostruito secondo nuove fattezze per volontà di Sisto III (?-440), rendendo così difficile distinguere la fase costruttiva costantiniana che doveva comunque consistere in un unico grande vano ottagonale corrispondente all’involucro murario esterno attuale, coperto a cupola o con un tetto ligneo e occupato quasi interamente da una vasca alimentata dall’acqua che fuoriusciva da sette sculture in argento a forma di cervo (poi rubate dai Vandali di Gensenico nel 455), per consentire il rito dell’immersione. Non a caso, “battistero” deriva da baptistérion, parola greca che significa “piscina”. Sempre nel V secolo, sotto il pontificato di Papa Ilario (?-468), vennero costruiti l’atrio a sud e tre cappelle a ovest, nord ed est, dedicate rispettivamente a San Giovanni Battista, alla Santa Croce e a San Giovanni Evangelista, la sola a conservare intatta la forma originaria a croce greca con volta mosaicata. Un’altra peculiarità di questa cappella è data dalle porte bronzee che ne delimitano l’accesso: fatte eseguire da Cencio il Camerario – probabilmente Cencio Savelli, futuro Papa Onorio III, nel 1195 – erano originariamente collocate alla sommità della Scala Santa, che conduceva i pellegrini al palazzo pontificio.

Oltre a quelle sopraccitate, nel VII secolo si aggiunse a sud-est la cappella di San Venanzio, caratterizzata da mosaici a fondo oro della stessa epoca della sua costruzione dedicati ai Santi della terra dalmata. Inoltre, nello stesso oratorio è presente una raffinata immagine dipinta su pietra: trattasi della cosiddetta Madonna del Fonte, databile alla fine del XIII secolo.

La cosiddetta Madonna del Fonte (XIII secolo)

Durante il pontificato di Anastasio IV (1153 – 1154), l’atrio del Battistero – con la sua doppia abside – divenne luogo di accoglienza e venerazione per le reliquie di alcuni martiri, e così le absidiole si trasformarono rispettivamente nella cappella dei santi Cipriano e Giustina (in cui è ancora presente il mosaico absidale del V secolo, oltre alla tela raffigurante il martirio dei due Santi) e nella cappella delle sante Rufina e Seconda, le due sorelle martirizzate sulla Via Cornelia durante il regno di Valeriano (260) e a cui è dedicata altresì la pala d’altare della cappella.

Cappella dei Santi Cipriano e Giustina, mosaico absidale (V secolo)

Dopo un periodo di abbandono conseguente alla permanenza del papa ad Avignone e poi in Vaticano, nel XVI secolo iniziarono interventi di recupero tra cui la realizzazione di una nuova porta di ingresso sulla rinnovata Piazza san Giovanni, che portò alla scomparsa della cappella nord, ossia l’oratorio della Santa Croce (1586). Nel XVII secolo anche l’interno venne rinnovato, con la realizzazione di un nuovo apparato decorativo. Infatti fu proprio con il Rinascimento e con il periodo barocco che si decise di rinnovare capillarmente il Battistero. Gregorio XIII (1572-1585), il cui draghetto alato campeggia sul fonte battesimale, fece eseguire il magnifico soffitto ligneo della cappella di San Venanzio, ma furono in particolare i pontefici Urbano VIII, Innocenzo X e Alessandro VII a mettere qui all’opera gli artisti del Seicento. Non a caso, gli affreschi interni all’aula battesimale, con episodi della Vita di Costantino e attribuibili a diversi maestri, risalgono al pontificato di Urbano VIII (1623-1644), il cui stemma con le api della famiglia Barberini campeggia sul pavimento. La colomba dello stemma di Innocenzo X (1644-1655) figura altresì in tali affreschi, nell’allegoria dell’Abbondanza e della Pace (1648), forse realizzata a celebrazione della fine della Guerra dei trent’anni. Lo stemma di Alessandro VII (1599-1667) decora invece l’esterno della sommità del Battistero, esterno realizzato in laterizio e ornato con un fregio con le armi di Alessandro VII Chigi disegnato da Francesco Borromini (1657).

Simboli araldici di Papa Urbano VIII Barberini nella pavimentazione dell’aula battesimale

La storia del Battistero conobbe infine una nuova svolta con il pontificato di Paolo VI (1897-1978). Questi, nel 1967, promosse grandi restauri che riportarono alla luce le terme sottostanti e le varie fasi della storia dell’edificio. Una nuova pavimentazione e una sobria decorazione dell’area del fonte (due cervi in bronzo in ricordo di quelli andati perduti e formelle cristologiche aperte sugli scavi) completarono l’opera. Pertanto è possibile affermare che il Battistero Lateranense si presenti come un edificio del V secolo con contaminazioni di epoche successive; la sua particolarità consiste nel non aver mai cessato di svolgere la funzione per cui è stato costruito: il Battesimo. È sempre stato infatti un edificio vivo e dalla sua costruzione non c’è mai stato un solo anno in cui non vi siano stati celebrati Battesimi.

Nel V secolo, all’epoca di Papa Ilario, l’ingresso era rivolto a sud, come attesta la presenza del monumentale accesso con due colonne di porfido, da cui si giunge all’altro atrio, quello mosaicato. La loro ampiezza era emblematica dell’invito rivolto a tutti i popoli a entrare nella salvezza attraverso il Battesimo. Anche i temi dei mosaici, per quanto ci è dato conoscere, avevano attinenza con tale invito. Tuttavia, dei due ingressi attualmente ne rimane soltanto uno, quello orientale. A oggi, il Battistero Lateranense è ancora un punto di riferimento per la comunità cristiana: viene infatti visitato da un gran numero di pellegrini per rinnovare le promesse battesimali; non solo cattolici, ma anche ortodossi giungono in questo luogo sacro, provenienti da ogni parte del mondo.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.