Architettura, Design e ModaArtePrimo PianoI Pilastri dell’Arte: Cori e l’Oratorio della Santissima Annunziata

Martina Scavone Martina Scavone18 Giugno 2020
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Come si è visto nell’articolo precedente, Cori è una città ricca di storia e di fascino, in cui l’arte si respira a ogni angolo. Infatti, è attraverso i suoi muri e monumenti che questa città racconta le fasi da cui è stata percorsa, i passaggi di potere e la stratificazione dei secoli.

Il primo e più importante sito, emblematico della ricchezza storico-artistica di Cori, è senz’altro l’Oratorio della Santissima Annunziata, una vera e propria perla della pittura quattrocentesca, anche nota come “la cappella degli Scrovegni del basso Lazio”. Collocato nella zona “a valle” di Cori, nell’area del contado nota con il toponimo di “Insito”, è spesso ed erroneamente definito “chiesa”; l’Oratorio, infatti, era in realtà un locale annesso alla chiesa vera e propria, San Silvestro, dal ‘600 dedicata al Santo Crocefisso. Il complesso, che si presenta ora circondato da abitazioni, fino agli anni ’50 del secolo scorso era in aperta campagna, sulla principale via di accesso a Cori, che collegava la città alla via Appia e a Roma. Non a caso, il sito venne scelto proprio in virtù della sua prossimità a un ponte che permetteva di controllare l’accesso alla città. Anche gli edifici stanziati intorno all’oratorio (una sagrestia, la cella dell’eremita custode della chiesa, il campanile e un nuovo romitorio) sono un’aggiunta successiva, risalente nello specifico al ‘600 e al ‘700. In ogni caso, l’oratorio (chiamato altresì “cappella”), era un vero e proprio punto di riferimento lungo il tragitto. Infatti è qui che – nel Medioevo – si fermavano i magistrati provenienti dalla Capitale; tuttavia, solo dopo aver giurato di rispettare gli statuti coresi questi venivano ammessi entro le mura.

Il portale d’ingresso dell’Oratorio della SS. Annunziata

La sua costruzione iniziò presumibilmente nel secondo decennio del ‘400 e terminò nei decenni successivi. Il committente fu il cardinale spagnolo Pedro Fernàndez de Frìas (?-1420), vicario pontificio e rettore per la Sabina e la provincia di Campagna e Marittima (di cui Cori faceva parte), inviato dall’antipapa Giovanni XXIII (1370 c.a.-1419) a Roma dalla Castiglia nel 1410 per svolgere il suo governatorato. A testimonianza del fatto che egli ebbe un ruolo attivo nella costruzione dell’Oratorio, basti leggere la cornice lapidea che incornicia la lunetta con Gesù Cristo benedicente circondato da santi posta sopra il portale d’ingresso. Quest’ultima infatti recita: «Fu spagnolo. Chi mi leggerà dica un Padre Nostro per l’anima mia», tipica iscrizione a carattere funerario.

Oratorio della SS. Annunziata, dove è visibile anche lo stemma di Cori

Accanto alla porta, murato in facciata, il più antico stemma esistente in pietra bianca del Comune di Cori (un leone rampante con il cuore sul petto), che partecipò alla costruzione. Il rametto di ulivo sulla mensola sopra l’ingresso è invece un probabile riferimento a Sant’Oliva di Anagni, patrona della città. Entrando all’interno, che si sviluppa per circa 8 metri in lunghezza e la metà in larghezza, non si può non restare ammirati dinanzi agli splendidi affreschi che ricoprono tutte le superfici: dedicati a scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, sono separati da colonne corinzie e sottili cornicioni e – a giudicare dagli stemmi dipinti – si sono succedute tre diverse fasi di realizzazione.

Oratorio della SS. Annunziata, parete di fondo

La prima, il cui committente fu il sopraccitato cardinale de Frìas, ha interessato la parete di fondo (Annunciazione, Natività e Adorazione dei Magi e dei pastori) e la volta a botte (scene della Genesi), come ci suggerisce la presenza del suo stemma; l’artefice fu probabilmente un maestro laziale di origine umbra con influenze bizantine, noto come il “Maestro dell’Annunciazione de Frìas”, e il ciclo è databile tra il 1410 ed il 1413, gli anni in cui de Frìas stette a Roma.

Oratorio della SS. Annunziata, la volta con scene della Genesi

La seconda fase vede coinvolta la parte inferiore, dove sono rappresentati gli Apostoli, ad opera di un maestro tardogotico di levatura superiore. In questo caso, i committenti furono i cardinali Alfonso Carrillo de Albornoz e Juan Cervantes de Llora che, insieme al nobile Juan de Tovar, li fecero realizzare tra il 1426 ed il 1434. Ancora una volta, è la presenza dei loro stemmi a suggerircelo, rispettivamente un castello dorato in campo rosso e due cerve su sfondo verde, sopra la finestra vicina all’altare. Al centro, lo stemma del regno di Castiglia e León.

Oratorio della SS. Annunziata, gli stemmi del regno di Castilla e León e dei cardinali Alfonso Carrillo de Albornoz e Juan Cervantes de Llora

La terza e ultima fase, invece, è culturalmente distante dalle precedenti e coincide con la presenza della mano più alta che troviamo all’interno dell’Oratorio. Fu commissionata dal Comune di Cori e riguardò la controfacciata, con il Giudizio Universale realizzato da Pietro Coleberti da Priverno e da un suo collaboratore, nonché le pareti laterali, sulle quali vediamo raffigurate le Piaghe d’Egitto, il Passaggio del Mar Rosso, la Porta del Paradiso, le scene della Passione di Cristo nella parte bassa, il Noli Me Tangere, la Resurrezione e una serie di Santi, attribuiti a un artista molto vicino al “Maestro della Cappella Caldora”, forse un collaboratore del grande pittore fiorentino Masolino da Panicale, sodale di Masaccio a Roma e Firenze. Quest’ultima fase è genericamente ascrivibile a un periodo successivo agli anni ’30 del 1400.

Oratorio della SS. Annunziata, controfacciata con il Giudizio Universale di Pietro Coleberti

Per le ragioni appena enunciate, l’Oratorio della Santissima Annunziata rappresenta una delle più importanti decorazioni pittoriche del tardogotico del Lazio e fa di Cori uno scrigno prezioso, la cui bellezza è tutta da scoprire.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.