ArtePrimo PianoI Luoghi dell’Immaginario – La Serpara. Il giardino di sculture di Paul Wiedmer

Avatar Nicoletta Provenzano10 Settembre 2019
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Il giardino de La Serpara, a Civitella D’Agliano, è un microcosmo equilibrato in cui le opere d’arte e la natura vivono in una reciproca concordanza.

Il giardino riassume l’estetica, il sentimento della Natura, la vita, i viaggi, gli incontri e le storie del suo artefice: l’artista svizzero Paul Wiedmer nel fervente clima artistico degli anni ottanta, insieme alla moglie Jacqueline Dolder, sceglie questa radura incontaminata come proprio luogo di vita, di lavoro, dove creare ricordi e realizzare un progetto condiviso con la comunità della Tuscia e il mondo intellettuale e artistico internazionale.

La progettazione del parco, tra piante autoctone e nuove vegetazioni introdotte dalla coppia a seguito dei loro viaggi, si orchestra con le opere dello stesso Wiedmer e degli amici artisti, tra cui Niki de Saint Phalle, con cui ha collaborato per la realizzazione del suo Giardino dei Tarocchi a Capalbio, e Daniel Spoerri, che all’inizio degli anni novanta dà vita ad un parco di sculture nei paesaggi del sud della Toscana, nei pressi di Siena.

Tra le radure, le discese sinuose e i dolci pendii de La Serpara, è l’arte ad interrogare il giardino, pazientemente contemplandolo, integrandosi e interagendo con esso.

La vallata offre un percorso iniziatico che si intensifica man mano che ci si addentra nella vegetazione, scandendo il passo e acquistando curiosità e vigore ad ogni installazione che accompagna fin dall’ingresso il visitatore, accolto dagli Skizzo di Wiedmer.

Una transizione naturale dall’albero alla pietra, dai corsi d’acqua alle opere, apre l’anima ad una contemplazione attenta, ad una dimensione dell’umano in comunione perfetta con le forze che reggono il giardino e che gli conferiscono unità.

L’anima che vi si addentra acquista la purezza di un sasso di fiume levigato, trasportato dalla corrente e adagiato sul greto in compagnia della frescura boschiva, dello scorrere allegro e musicale delle acque del torrente Rio Chiaro, oppure si allarga nell’ampiezza dei declivi erbosi, innalzandosi al cielo, inarcandosi con il vento e accendendosi in scintille come le fiamme sprigionate dalle opere dell’artista ideatore di questo connubio tra mente e natura.

Paul Wiedmer, Feuerbaum, 1980

Wiedmer controlla il fuoco nella forgiatura di creature dalle forme arboree o zoomorfe e dalla resistenza metallica- Feuerbaum, Rospo di Fuoco, – nelle architetture stabili e rigorose, simmetriche e controbilanciate nel peso e nella forma tra il dentro e il fuori, tra il sopra e il sotto – Feuerpalast mit 21 Säulen – che ardono al passare dell’osservatore, instaurando uno scambio magico e attrattivo. La linfa vitale, l’energia intrinseca di questa materia viene animata dall’artista attraverso l’elemento del fuoco, innestato dal rituale di passaggio compiuto dal visitatore.

Paul Wiedmer, Feuerpalast mit 21 Säulen, 1984

Con lo sguardo incantato dalle soprese e scoperte di piante e sculture, si rivelano al visitatore le storie, le amicizie, la vita che ha solcato questi luoghi.

Daniel Spoerri nell’opera Sede di Giano staglia al cielo un seggio, dall’aspetto di una modesta sedia con uno scarpino da calcio, per la divinità bifronte. Il Dio del passaggio da un tempo ad un altro, da un luogo ad un altro, viene posto dall’artista in congiunzione tra terra e cielo, tra l’oriente e l’occidente di un paesaggio che ruota attorno a questa divinità che sovrintende ogni principio.

John Greer, The humble ending, 2009, 20 x 77 x 63 cm, marmo

Poco distante, nel boschetto di bambù molto amato dai Wiedmer, Humble Ending dell’artista John Greer è un cuscino di pietra inciso che appare al centro del piccolo sentiero che attraversa la vegetazione del bambuseto grande. L’iscrizione sulla superficie si legge solamente realizzando un inchino, attivando l’opera in un rispettoso e doveroso saluto formale che ci accomiata nell’accettazione di un’inevitabile fine nella biforcazione del sentiero: Sayonara.

Thorsten Kirchhoff, Mantra, 2012, 30 x 1300 x 280 cm +250 x 200 x 16 cm, binario + legno, vernice

Il Binario ferroviario, Mantra, di Thorsten Kirchhoff è la partenza di un viaggio iniziatico e ipnotico, non privo di pericoli e distacchi, all’interno degli spazi del se’, in cui una voce ripete una formula contemplativa ed introspettiva che percorre un tempo interiore fatto di scelte, di desideri, di rinunce, di liberazione dagli obblighi che ci impone il possesso, in favore di un’apertura reale e limpida che conceda di vedere ed agire.

Bruno Ceccobelli, Latte di roccia, 2003, 50 x 30 x 170 cm, cemento, acqua, pompa idrica

Bruno Ceccobelli, nella roccia attraversata da acqua limpida e fronde odorose, colloca l’incanto e il nudo candore di una divinità antica, Latte di roccia, che a mani giunte fa sgorgare dai propri seni, come madre premurosa, acqua purissima. Quasi dirimpetto alla divinità ancestrale, l’opera Black bird di Ceccobelli, convoglia zampillanti rivoli d’acqua sulle ali spiegate di una rondine in volo radente sulla siepe d’alloro. Giochi d’acqua che non solo richiamano la tradizione dei giardini delle Ville, ma con l’origine e la vita: il seno, il latte, l’acqua.

Massimo De Giovanni, Acqua sonante, 2008, 115 x 50 x 50 cm/ 6 sculture, ferro, bambo, carillon

Massimo De Giovanni nei ritmi lenti del fiume Rio Chiaro installa piccoli mulini in bambù che, come amabili doni di fiume, amplificano il canto dell’acqua che scorre accompagnandola con note delicate e cortesi, mentre le piccole pale si immergono incessantemente nel torrente con ritmica poesia.

Carmine Leta, De Digitalium Limite, 2018, 268 x 176 x 65 cm, ferro

Nell’opera De Digitalium Limite di Carmine Leta, tra le creste e le valli che disegnano l’impronta digitale dello stesso artista, i limiti corporei, identitari si aprono ad una compenetrazione del tutto, alla percezione di un tatto amplificato e vivificato tanto da includere l’osservatore e la natura circostante in un al di qua e al di là percettivo e visuale che colloca il nostro strato identitario più esterno penetrabile all’aria, all’incursione vegetale e a noi stessi, liberi di oltrepassare la soglia.

La mano dell’uomo è parte integrante di un ordinamento di natura con la quale si riconosce ed interloquisce, discernendone e identificandone la misura e le leggi. La Serpara è luogo che unisce vite, inebriandosi nella luce delle colline in cui ogni elemento, piante e opere, è parte essenziale del tutto, di un organismo plurale, collettivo.

Daniel Spoerri, Sede di Giano, 2001 / 1970, 100 x 100 x 390 cm, pietra, bronzo

Ogni anno nuovi interventi artistici germogliano nel terreno fertile e gentile del parco, che attualmente accoglie più di trenta artisti del panorama internazionale: Daniel Spoerri, M.S. Bastian & Isabelle L., Thomas Baumgärtel, Albert Braun, Bruno Ceccobelli, Ingold Airlines, Wilhelm Koch, Daniel Kufner, Graziano Marini, Attilio Pierelli, Reini Rühlin, Pavel Schmidt, Ursula Stalder, Daniel Braeg, Massimo De Giovanni, Bruno Wank, Samuele Vesuvio, Uwe Schloen & Petra Fiebig, John Greer, Jérémie Crettol, Severin Müller, Vanessa Paschakarnis, Werther Germondari, Thorsten Kirchhoff, Kurt Sommer, Riccardo Murelli, Pasquale Altieri, Ralf Sander, Hans Thomann, Lilly Keller, Ettore Le Donne, Carmine Leta, James P Graham.

Ultima opera entrata a far parte del giardino di sculture di Paul Wiedmer è Poltergeist di Davide Dormino, inaugurata l’8 giugno 2019, che si staglia penetrante nel terreno, come apparizione corporea di un fenomeno soprannaturale.

Davide Dormino, Poltergeist, 2019

Il libro che raccoglie i segreti, le memorie e la dolce anima di questo giardino edito da Viaindustriae Publiching nel 2017 e curato da Marco Trulli, operatore culturale presso l’Arci Viterbo e curatore d’arte che collabora attivamente con il Giardino di scultura La Serpara (https://www.serpara.info/book).

 

 

Note:

La Serpara
Jacqueline Dolder, Paul Wiedmer, Samuele Vesuvio
Loc. Serpara 2, SP 5 Km 26
Civitella d’Agliano, 01020 VT
wiedo@libero.it
Tel: +39 0761914071

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Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Ho scritto e curato cataloghi e mostre in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza. Mi affascinano le ricerche multidisciplinari e il dialogo creativo con gli artisti.