In un luogo del sentire vivo e sincero, multiforme, flessibile e condiviso, dove i linguaggi conquistano lo spazio alternandosi e susseguendosi reciprocamente, prende corpo e determinazione la ricerca poetica e viscerale di Francesca Romana Pinzari.
Il suono impercettibile del carboncino che percorre la carta accompagna lo sguardo tra i nodi di segni che compongono la nuova ricerca dell’artista: un inscindibile collegamento e fusione tra mente, anima e ventre, che in un groviglio di connessioni si espande nello spazio, abbracciando l’individuo singolo e la collettività, esponendosi liberamente, nella propria nudità biologica e corporea, con vulnerabile temerarietà e impetuosa purezza. L’intreccio di segni si propaga in un flusso di radici che tessono tragitti di comunione organica tra la corteccia celebrale, il cuore e l’utero: un’umanità ricomposta, unita nei suoi elementi generatori in una vibrazione euritmica, si congiunge al tutto in un risveglio fisico e spirituale.
La ragione, l’intelletto, si apre, invece, in un abbraccio di ramificazioni arabescate, rivoli di coscienza grigia che dilatano e asseverano la propria presenza lucida, la propria volontà di affermazione e di comprensione di una realtà in bilico tra indifferenza e meraviglia. La mente, nel suo cogliere e accogliere, racchiude tutto l’universo, lo definisce e costruisce nei movimenti circolari e concentrici del disegno, l’origine di un fare artistico che acquisisce consapevolezza e forza nell’azione, nella traccia impressa su carta.
Tra le sale dello studio si evidenzia il linguaggio molteplice e sfaccettato dell’artista, nei diversi medium di pittura, scultura, installazione, performance, video.

Nella relazione con l’altro e con se stessi, nell’analisi e raccolta di ciò che rimane, nella protezione e salvaguardia di profondi legami interiori la Pinzari interpella un mondo di natura dove chimica e magia sono sinonimi di una stessa evoluzione, di una identica genealogia materica che segue andamenti e percorsi governabili solo in parte dalla sua mano.

Nel bianco assoluto degli spazi, silenziosa e sfavillante, appare la foresta di cristalli di solfato di rame che si stagliano su liane di corda intrecciate, presenze seducenti e fatali nella loro ascensione o discesa.

Pegno di una affezione che offre un patimento fiero e intrepido, le opere Natura Naturans, Deep Blue, esprimono il coraggio di un’esistenza che si mostra nelle sue vulnerabilità e nei suoi meccanismi di difesa: anatomie minerali sembrano pronunciare all’unisono le parole “difenditi, difendimi”, in una identità e coincidenza di forza e turbamento.

Cuori di cristalli, incastonati in rovi di spine che ne preservano l’integrità, sono diamanti preziosi, anime delicate e taglienti, vibranti di fragilità che si rinnova ad ogni tentativo di carezza.

La natura accompagnata e piegata ai voleri dell’artista riprende il suo ruolo di genitrice conducendo a termine il processo di cristallizzazione innestato dalla mano dell’artefice paziente a cui non serve misurare con il tempo, ma lascia fiduciosa che il mutamento si compia e il percorso degli eventi maturi nella sua potenza.

Come gemme che si moltiplicano a dismisura tra i rovi, le fronde e le funi, i cristalli di solfato di magnesio, allume di rocca, ferrocianuro, solfato di rame, cromo di potassio intrecciano le proprie essenze primordiali in congiungimenti ascensionali e spiraliformi. Il sale e lo zolfo presenti in ogni concrezione minerale sono elementi alchemici a cui Paracelso, insieme al mercurio, attribuiva la proprietà di conferire la forma specifica ad ogni sostanza, mediatori di uno stato solido, liquido o gassoso che rappresentano la corporeità, l’anima e lo spirito di una materia: una mescolanza di sostanze che costituiscono questa coesione e coesistenza tra mondo vegetale e minerale a cui l’artista infonde una potenza istintuale, identitaria e sensuale.


Nelle architetture delicate ed aeree, Chimera, Reliquie e Ibridi, l’artista costruisce sottili e impalpabili sculture, vesti e disegni su tavola realizzati con reticoli e nodi di crini di cavallo e capelli umani, innestando una realtà corporea, identitaria e personale nei soggetti rappresentati: forme simboliche e mitiche che si fanno carico di un pathos primordiale restituendo una mediazione con l’unità delle forze di natura, dell’eros e della mantica.
Nelle opere performative Francesca Romana Pinzari ci dona una dedizione appassionata, un mondo interiore intenso ed emotivo in cui specchiare i nostri abissi, le nostre paure, i nostri affetti, per serbarli e insieme evidenziarli negli spazi più autentici e radiosi della nostra coscienza, come nella performance Fall in love with yourself in cui, in un approccio intimo e relazionale, l’artista interagisce con il pubblico scambiandosi carezze e gesti d’affezione avendo il volto coperto da un ovale specchiato. Il fruitore, in confronto con la propria immagine riflessa, accetta o si sottrae ad un incontro amoroso con il proprio io a cui riservare un cenno di tenerezza, un affiatamento ed una complicità in grado di rispondere fisicamente al bisogno di conforto, amore e accettazione di sé.

Nella performance All of me, come in una sacra ritualità di un tempo autentico e perduto, una candida e innocente sacerdotessa raccoglie e trascrive i segreti più intimi, le più recondite paure, inconfessabili e sconcertanti desideri che il pubblico degli astanti sceglie di condividere e affidare, in una confessione toccante, a un’anima non giudicante, che accoglie le sensazioni e le verità più profonde dell’animo umano.

L’artista intreccia un legame intimo e sottile con il mondo delle relazioni affettive, con l’organico e il viscerale, con l’umanità nei suoi rapporti con il sé e con l’altro da sé, dedicandosi intensamente alla cura e all’interazione con gli archetipi, costruendo forme simboliche delle fonti energetiche primarie che animano i comportamenti umani.
Nota biografica:
Francesca Romana Pinzari è nata a Perth in Australia nel 1976 e vive a Roma. Lavora con video, installazione, performance, scultura e pittura. Prendendo come punto di partenza se stessa e le proprie esperienze, i suoi lavori sono intimi ritratti che raccontano concetti universalmente noti nei quali gli spettatori possono immedesimarsi. Il suo ultimo ciclo di lavori verte sui concetti di natura e alchimia; rami spinosi e cristalli opalescenti si fondono per dare forma a installazioni scultoree che, mostrandosi agli occhi dello spettatore come preziosi “ex voto”, celano misteriosi rituali alchemici. Dal 1999 espone i suoi lavori sia in gallerie che in spazi pubblici e museali, in Italia e all’estero, all’interno di mostre, rassegne e festival. Tra le partecipazioni più significative si segnalano progetti in Finlandia, Slovacchia, Polonia, Germania, Regno Unito, USA, Messico e Olanda.

Nicoletta Provenzano
Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.