Quali sono le principali tappe che portarono alla nascita della scrittura alfabetica in Grecia, che fu poi base indiretta per l’evoluzione dei caratteri latini? La storia della scrittura, troppo spesso trascurata, porta ad approfondire retroscena interessanti e a cogliere lo sviluppo di processi a cui si deve la permanenza dell’impronta degli Antichi. Prima di approdare a un sistema alfabetico, che richiedesse una quasi totale biunivocità tra suono e segno grafico, la Grecia continentale vide la fioritura di un sistema di scrittura sillabico, frammisto a ideogrammi, conosciuto come “lineare B”.
Questa scrittura, emblema della civiltà micenea, sopravvive in tavolette provenienti da splendidi centri archeologici. Di particolare interesse risulta un esemplare di tavoletta proveniente da Pilo e contenente il catalogo di una suppellettile, appartenente forse a una tomba insigne. Altri reperti, recuperati a Pilo, Micene e a Tirinto, forniscono informazioni utili per comprendere maggiormente la vita socioeconomica dei Micenei, che adoperavano la scrittura per motivazioni pratiche e contingenti, legate, quasi sempre, alla rendicontazione dei beni custoditi nei magazzini dei grandi palazzi. La “lineare B” venne decifrata nel 1952 da Michael Ventris, geniale architetto inglese con la passione per l’antichistica, il quale mise a frutto, con il fondamentale supporto di John Chadwick, i risultati delle ricerche di Arthur Evans e di altri studiosi. La grande scoperta portò a una distinzione con una scrittura molto simile e non ancora decifrata, di natali minoici, definita “lineare A”.
Sorta a Creta, essa si radicò assieme a una scrittura geroglifica e, secondo l’ipotesi di molti studiosi, diede origine alla “lineare B”. Quando i Micenei invasero l’isola, essi recuperarono un sistema di scrittura ampiamente sviluppato e lo adattarono alle esigenze della loro lingua. La “lineare A” avrebbe poi originato la cosiddetta scrittura arcadico-cipriota, sviluppatasi a Cipro da influssi cretesi e, in seguito, micenei. Con la fine della civiltà micenea, avvenuta, presumibilmente, intorno all’XI secolo a.C., morì anche l’utilizzo della scrittura.
Nell’VIII secolo a.C., quando i Greci avevano ormai ripreso le relazioni commerciali con vari popoli del Mediterraneo, si iniziò ad adoperare una scrittura con caratteri di derivazione fenicia e inquadrabile in un sistema alfabetico, che permise di mettere per iscritto i concetti in modo più economico rispetto al sistema sillabico. La scrittura alfabetica, le cui prime intuizioni risalgono agli Egizi, fu messa a punto nella città di Ugarit e ripresa dai Fenici, che eliminarono le caratteristiche più spiccatamente cuneiformi e contribuirono alla diffusione di questo sistema nell’intera area siro-palestinese. Il celebre sarcofago del re Ahiram, proveniente da Biblo e risalente al XIII secolo a.C., testimonia la scioltezza e la praticità di questa scrittura, che ebbe un successo straordinario. La memoria mitologica dei Greci conserva il ricordo della ripresa delle lettere fenicie, presentandoci storie intrise di personaggi non realmente esistiti, ma al contempo utili per ricavare informazioni verosimili sul piano strettamente storico. Erodoto, ad esempio, sostiene che sarebbe stato il re fenicio Cadmo a portare l’alfabeto in Grecia e, più precisamente, in Beozia. Anassimandro e Ecateo di Mileto, invece, ritenevano che l’origine dell’alfabeto fosse da attribuire a Danao, suggerendo, così, una provenienza egizia per i caratteri dell’alfabeto greco. Tacito provò poi ad amalgamare in un’unica ipotesi le tesi di Erodoto e dei filosofi milesi, parlando di un’origine egizia dell’alfabeto e di un’operazione di diffusione determinata dai Fenici.
Acclarata l’origine fenicia dell’alfabeto greco, occorre soffermarsi sulle varie ipotesi riguardanti l’azione promotrice di una sola città greca. Non si può pensare, infatti, che l’alfabeto sia stato diffuso immediatamente in tutta la Grecia. È ragionevole pensare, invece, che una città in particolare sia stata centro di propulsione della nuova grande innovazione. Si è pensato di attribuire questo ruolo a un luogo che recasse evidenti tracce della convivenza tra Greci e Fenici, come gli avamposti commerciarli di Al Mina o Tell Sukas, ma altri studiosi hanno preferito rimanere in ambito greco, candidando le località di Eubea, Rodi, Tera o Creta. Quest’ultima possibilità è stata sostenuta con forza da Margherita Guarducci per la notevole arcaicità della scrittura alfabetica cretese, per le antiche attestazioni dei contatti tra Fenici e Cretesi e per la posizione strategica dell’isola nel Mediterraneo. Con ogni probabilità, bisogna immaginare che la messa a punto dell’alfabeto greco, nelle sue caratteristiche fondamentali, sia avvenuta tra la colonizzazione greca d’Oriente e la colonizzazione d’Occidente.
La prima testimonianza dell’uso dell’alfabeto greco ci giunge dall’attuale Ischia (Pithekussa) ed è riconducibile, in uno stato già pienamente assestato, all’VIII secolo a.C. Occorre, dunque, ipotizzare che l’alfabeto fosse arrivato nell’Eubea già verso il IX secolo a.C. La principale innovazione dei Greci, rispetto al modello fenicio, fu l’introduzione di segni corrispondenti a suoni vocalici e il graduale approdo a una scrittura progressiva. Vennero poi aggiunte le cosiddette consonanti complementari, che portarono a una differenziazione dei vari alfabeti adoperati in Grecia, suddivisi da Adolf Kirchhoff in una celebre cartina a distinzione cromatica. Grazie alla riforma euclidea del 403 a.C., che sarebbe più giusto definire “archinica” dal nome del suo propositore, ad Atene si stabilì l’uso dell’alfabeto milesio, per rendere la scrittura maggiormente completa, chiara e leggibile.

Anita Malagrinò Mustica
Nata a Venezia, ma costantemente in viaggio per passione e lavoro, studia Lettere Classiche a Bari. Sognando di poter dedicare la sua vita alla ricerca e all’insegnamento, ha collaborato e collabora con varie realtà editoriali, scrivendo per diverse riviste di divulgazione scientifica e culturale. Appassionata di teatro e di poesia, porta avanti numerosi progetti performativi che uniscono i due ambiti.