L’intervento di archeologia preventiva condotto a Calcinate in provincia di Bergamo, località Campo Musna, ha portato alla scoperta di resti di due rari abitati preistorici – uno neolitico, l’altro della fine dell’età del Rame/Bronzo Antico – ubicati nell’area alluvionale del Fiume Serio che nell’antichità divagò nella pianura su una fascia di oltre 1 Km di larghezza, oggi denominata “Serio morto”. Così facendo il fiume seppellì sotto metri di ghiaie gli insediamenti più antichi e generò l’insediamento di nuovi nuclei abitativi lungo i terrazzi di nuova formazione in un arco di tempo di quasi 2mila anni, tra il V millennio e gli inizi del II millennio a.C. durante il Neolitico Medio e Recente e l’età del Rame, fino alle soglie del Bronzo Antico. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce resti di strutture insediative a pianta circolare, piani di calpestio con buchi per palo, focolari e fosse di combustione e anche una rarissima sepoltura Vasi a Bocca Quadrata.
Nella stessa località – a meno di mezzo Km a Est del primo abitato, sul finire del III millennio a.C., nell’età del Rame/Bronzo Antico – fu fondato un nuovo villaggio appartenente alla Cultura detta del Vaso Campaniforme, una foggia ceramica a campana rovescia che trova straordinaria diffusione, tra 2700 e 1900 a.C., in buona parte d’Europa, dalla Spagna all’Irlanda al Baltico alla Polonia fino alla Sicilia e raggiunge, a Sud, anche le coste dell’Africa Nordoccidentale. Questo fatto testimonia le intense relazioni di scambio di materie prime e prodotti intessute dalle popolazioni preistoriche del III millennio a.C.. La struttura tombale era costituita da una fossa di forma ovalare, misurante 1,80 metri x 1,40 metri e profonda 30 centimetri, contenente un individuo inumato – deposto sul fianco sinistro e in posizione fortemente rannicchiata – di età compresa tra l’adolescenza e i 30-35 anni. Il corredo del defunto era composto da frammenti di un vasetto in ceramica fine di colore bruno con interno rossastro, deposto vicino al cranio, due asce in pietra verde levigata e una scheggia di selce alterata dal fuoco, che lo qualificano come pertinente a una sepoltura maschile. La datazione radiometrica della sepoltura, effettuata su campioni di carboni, conferma l’attribuzione al Neolitico VBQ I fase: 4710- 4480 BC.
Nell’ambito dei livelli insediativi eneolitici – strutturati o episodici – di Campo Musna sono scarsissimi gli elementi metallici. Si è rinvenuto un solo manufatto isolato, una lesina in rame a sezione circolare, spezzata su una punta e con una lunghezza residua di 5,5 centimetri. Si sono anche rilevate interessanti tracce di attività metallurgica relative alla fusione del rame per il confezionamento di oggetti: si sono raccolti gocce e residui di fusione, probabili frammenti di parete di forno fusorio conservanti tracce di metallo, pochi noduli in rame e una scoria con residui rameosi. L’associazione pollinica individuata proviene da un ambiente aperto con la presenza di prati e pascoli, con aree forestali residue caratterizzate da latifoglie – prevalentemente quercia (Quercus) – con presenza sporadica di ontano (Alnus tipo glutinosa). Il livello arbustivo è rappresentato dal nocciolo (Corylus avellana), specie con frutti eduli spesso favorita dall’uomo.
Il discreto contenuto di particelle di microcarbone nel campione (16170 particelle/g), unitamente alla presenza di polline di cereali e infestanti delle colture (Centaurea tipo nigra) suggerisce aree aperte antropizzate messe a coltura; queste, molto probabilmente, erano delimitate da zone umide come testimoniato dalla presenza di polline di Cyperaceae (4,1%), di Ranunculaceae (2,3%) come il Thalictrum (0,5%) e di Polygonum gr. persicaria (1,8%), a formare un reticolo di corsi d’acqua sotto forma di canali con andamento generale Nord Ovest/Sud Est come confermato dall’analisi geologica e stratigrafica dei livelli archeologici. Gli insediamenti noti della prima fase VBQ in Lombardia sono molto scarsi; in generale nel Neolitico VBQ è stata rilevata una certa “versatilità” nelle scelte insediative, che si traduce in una versatilità economica, pur nella condivisione di scelte, culturali (morfologie vascolari, stili decorativi) e simboliche (rituali funebri, espressioni del culto).
In aree di pianura come questa, la scelta insediativa si fissa in genere su alti morfologici e sulle sponde fluviali. Il sito di Campo Musna si colloca nell’alta pianura a Nord della linea delle risorgive, in area contrassegnata da numerosi paleoalvei che, oltre a garantire risorse, offrivano un’ottima base drenante per la costruzione delle strutture d’abitato. Esse furono impostate, sia nel Neolitico sia nell’età del Rame-Bronzo Antico, sui paleoalvei con apparati leggeri, con fosse e pozzetti (silos, buche di scarico) che si aprono sotto il piano di calpestio, con aree di lavorazione come le fosse di combustione. La dimensione delle successive strutture dell’Eneolitico-Bronzo Antico, la cui costruzione comportò estese escavazioni, sono indizio di un abitato stabile con il suo seguito di attività domestiche (la filatura, indiziata dalla presenza di fusarole) e artigianali (la lavorazione metallurgica, la scheggiatura della selce).

Alice Massarenti
Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.