FotografiaPrimo PianoGange: rivers of life, rivers of death. L’avventura di Alex Bellini negli scatti di Mauro Talamonti

Giulia Ferri19 Luglio 2019
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Il 2019 è stato un anno indubbiamente contraddistinto da una nuova consapevolezza nei confronti dell’ambiente e di una presa di posizione sempre più forte nei confronti dell’inquinamento di matrice umana; il fenomeno Greta Thunberg e le conseguenti numerose marce per il clima hanno reso un argomento da sempre marginale in un tema cardine su cui discutere e riflettere, con artisti, studenti, attivisti e politici pronti a mettersi in gioco per una nuova eticità.

Gange: rivers of life, rivers of death, segue perfettamente questa corrente e attraverso 20 scatti del fotoreporter torinese Mauro Talamonti ci porta a scoprire l’ennesima avventura dell’esploratore Alex Bellini, famoso per le sue infinite traversate oceaniche in solitaria.

La mostra, in esposizione fino al 20 settembre presso l’Auditorium Piero Calamandrei di Milano, segue il nuovo progetto di Bellini: 10 rivers 1 Ocean, che porterà il valtellinese a navigare tra i fiumi più inquinati del mondo con l’intento di rendere maggiormente consapevole il grande pubblico sull’attuale situazione dell’inquinamento dell’ecosistema marino e fluviale, l’impervio decorso dei rifiuti che normalmente produciamo e le loro conseguenze sull’ambiente. Si stima infatti che entro il 2050 la plastica presente nei nostri oceani peserà più di tutti gli animali che li popolano, e prendendo ad esempio alcuni casi già contemporanei come il Pacific Trash Vortex – un’enorme piattaforma di rifiuti stanziata nel centro dell’Oceano Pacifico – questo futuro non sembra essere troppo lontano.

È proprio da questa distesa di immondizia galleggiante che Bellini ripartirà per la seconda parte del suo viaggio, sempre seguito e documentato da Talamonti, il quale amplierà e completerà il proprio lavoro, in un work in progress scandito dalle traversate giornaliere dello sportivo.

Questa incompletezza e mutevolezza nel lavoro del fotografo torinese permettono al visitatore di mantenere un filo sospeso con un progetto che vuole andare oltre la semplice esposizione fotografica, trovando il proprio fulcro artistico nella presa di coscienza etica da parte di tutti noi.

Giulia Ferri

Classe 1995, durante gli anni universitari si sposta tra Bologna, Siena e Barcellona laureandosi prima in Antropologia e successivamente in Strategie Comunicative. La sua vita si racchiude in una macchina fotografica e un buon vecchio classico.