ArtePrimo PianoFranco Losvizzero – Il Teatrino dei Burattini

Nicoletta Provenzano Nicoletta Provenzano1 Ottobre 2019
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L’immaginario di Franco Losvizzero è un percorso ancestrale nei territori dell’inconscio, libero di sussurrare i sogni più profondi, annidati nelle caverne dell’io, intrisi di timori, eccitazioni, orrori. Ci si muove all’interno di questo spazio, grembo degli arcani dove si infonde anima ai propri incubi: esseri eteromorfici meccanizzati che attuano impercettibili moti sotto campane di vetro.

L’artista ci conduce in un mondo al di fuori del controllo della coscienza, in una poiesis che scandaglia un abisso personale in cui trovano posto parti del se’, introiettate e trasportate da una memoria antica, simbolica e primordiale a cui attinge per portare in luce verità pulsionali, per risvegliare un’anámnesis visiva.

Franco Losvizzero, vettore di energia, trasmuta e anima, con le proprie mani, visioni oniriche, antichi custodi delle verità e dei tesori delle viscere terrestri, in disegni, sculture meccaniche, burattini, carillon, creature artificiali, disumane, che abitano territori ibridi, tra miti e riti iniziatici, tra l’orrido e il sacrale.

Franco Losvizzero, Il Teatrino dei Burattini, opening al MACRO

Nella mostra Il Teatrino dei Burattini, esposta al Macro dal 17 al 29 settembre, i burattini, attraenti e terrorizzanti, dalle ombre disvelano il vero dei rapporti umani, delle repressioni, degli inganni, delle passioni, uscendo dalla propria condizione di oblio.

Franco Losvizzero, Burattino, 2019, foto di Roberto Spigarelli

Mutili giochi d’infanzia, stoffe, ampolle, cristalli, resina, cera, gli stessi burattini, ricomposti in follie e capricci impreziositi di inserti d’oro, sono disposti su di un tavolo alchemico perfettamente preparato alla permutazioni di sostanze, alla ritualità dei gesti, alla combinazione degli elementi.

Franco Losvizzero, Il Lupo Ammansito, 1996

Questi personaggi raccontano i propri mondi, enigmatici, foschi e, come guanti indossati dalla nostra personalità, carpiscono le nostre oscurità, le tenebre, le paure più occulte.

Franco Losvizzero, Banco Alchemico, foto di Giovanni De Angelis

L’osservatore è inserito in questa surrealtà, in una immagine dell’essere onirica e rivelatrice che colpisce e fende.

Franco Losvizzero, Desio, 2019, materiale plastico-ceroso e stoffa, cm. 30x21x6

Le sculture meccaniche di Franco Losvizzero sono innesti incantevoli, sensuali e mostruosi che si muovono con leggiadria o con improvvisa decisione, originando superfetazioni misteriche luminescenti e fondendo diverse tradizioni mitiche, religiose, simboliche e metaforiche, come l’opera Lady Rabbit che, in sensuali panneggi di organza, osserva le proprie mani muoversi soavemente e, leggendole, interpreta il destino dell’uomo e di tutte le creature mortali.

Franco Losvizzero, Lady Rabbit, 2006, plastica e cera, scultura meccanico-luminosa, h. 65 cm, Collezione Lonardi Buontempo, foto di Giovanni De Angelis

Nell’opera Io sono una torta, una scultura luminosa, alata dall’aspetto fallico muove in un abbraccio i propri arti superiori impugnando nelle mani forme vermiglie richiamanti elementi organici epatici.

Franco Losvizzero, Io sono una torta, 2007, materiale plastico-ceroso e fibra ottica, h. 45 cm, Collezione Lonardi Buontempo, foto di Giovanni De Angelis

Il mondo seduttivo e turbante di Franco Losvizzero, dalla bidimensionalità delle pitture, alla tridimensionalità di automi e marionette, vivifica la propria azione surreale e disorientante nell’azione performativa guidata dall’artista con i performer-attori: Antonio Bilo Canella e Hossein Taheri, Ortensia Macioci, Shimon Galli, Gloria Iaia, Riccardo Grandi.

Franco Losvizzero, Il Teatrino dei Burattini, particolari della performance, foto di Davide Marzatinocci

Una tre giorni performativa, a chiudere la mostra, inserisce l’immaginario dell’artista in una azione teatrale dove l’inconscio porta nuove fecondazioni di ataviche conoscenze, simbologie e rituali; il corpo evidenzia la propria praesentia fisico-sacrale e la propria azione pensante e liberatoria, che agisce in un flusso di isolamento dal logos.

Franco Losvizzero, Il Teatrino dei Burattini, particolari della performance, foto di Davide Marzatinocci

Il mondo del teatro dei burattini si amplifica in una meta-rappresentazione e porta in evidenza memorie d’infanzia, racconti viscerali, misterici che vestono maschere propiziatorie, fondendosi con l’essere, con l’identità mutevole ed errante che portiamo in noi.

Franco Losvizzero, Il Teatrino dei Burattini, particolari della performance, foto di Davide Marzatinocci
Franco Losvizzero, Il Teatrino dei Burattini, particolari della performance, foto di Davide Marzatinocci

La mostra Il Teatrino dei Burattini è a cura di Giorgio de Finis.
Il Catalogo monografico su Franco Losvizzero uscirà il 3 ottobre per Bordeaux Edizioni.
www.francolosvizzero.net

 

NOTA BIOGRAFICA:

Franco Losvizzero (Nato a Roma nel 1973).

Artista e regista (col suo vero nome: Andrea Bezziccheri). Vive Tra Roma e New York; 5 film al suo attivo e diversi premi in festival di cinema. Fondatore della Biennale di Porto Ercole nel 2000, di cui è stato direttore per 5 anni tra Forte Stella in Toscana e Castel Sant’Angelo a Roma.

Scultore di vetro a Murano, realizza istallazioni meccaniche, pittura e performance da circa 20 anni. Losvizzero lavora con differenti media realizzando mostre un po’ in tutto il mondo.

Tra le mostre principali: 5 Souls, personale a Chelsea, New York, 2018; 11-La Porta Alchemica alla Galleria Pio Monti di Roma, 2018; L’Albero della Cuccagna, Milano Expo 2015, a cura di Achille Bonito Oliva (catalogo Skira); Queens Museum of Art, in New York, 2016; Glass Stress a Palazzo Franchetti, Venezia, 2015; Aka The Swiss, al Museo Civico di Sora, 2015; 56. Biennale di Venezia, Performance di Apertura ai Giardini della Biennale nel 2015; “Mi-ami Losvizzero” al Miami Art Basel, all’interno del Convention Center, 2014; Superfetazioni (personale) ai Musei Capitolini/Centrale Montemartini a Roma, 2014; “Residenza In Comunione” al MAAM di Giorgio de Finis a Roma; “Catarifrangenze” a cura di Achille Bonito Oliva (con Cucchi e Pistoletto) alla Pelanda del Museo Macro di Roma; ”Caronte” performance tra lo GNAM e l’Accademia di Romania, Roma, 2013; 54a Biennale di Venezia, Padiglione Italia a Torino per i 150 anni dell’Unità d’Italia; 11.11.11 Il Giardino Dell’Eden, personale all’Orto Botanico di Roma, 2011; 54. Biennale di Venezia – Arsenale – in coppia con Luca Maria Patella, a cura di Italo Zannier; Performance “L’Anno Del Coniglio Bianco” (una donna nuda e dipinta di bianco su un cavallo bianco) alla Fiera d’Arte di Roma: ROME-the Road to Contemporary Art” 2011; “Apocalypse Wow!” (con Shepard Fairey, Ron English, Gary Baseman) al Museo Macro Future di Rome per il ventennale della caduta del Muro di Berlino; “Anima’LS”, personale a Soho-New York, 2010; Finalista Premio Cairo al Museo della Permanente di Milano, 2010; “Apocalisse XXI” personale alla Strychnin Gallery di Berlino; “O.O.M. Ossa Ossia Messia/Out Of Memory” personale a Napoli in più spazi con presentazione al Museo Madre nel 2010; “Correnti Mediterranee” a Damasco, Beirut e Cairo, col Ministero della Farnesina nel 2008. Visioni del Paradiso all’Accademia Svizzera a Roma, 2007. Miracolo a Milano, 2005. Ars in Fabula, Certaldo, 2006. La sua prima personale è stata a Roma nel 2005 alla Galleria Altri Lavori in Corso col titolo: Carillon-Anatomie Meccaniche.

Nicoletta Provenzano

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Ho scritto e curato cataloghi e mostre in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza. Mi affascinano le ricerche multidisciplinari e il dialogo creativo con gli artisti.