LetteraturaPrimo Piano“Fantasmagoriana”: la raccolta di racconti dell’orrore che ispirò Mary Shelley

Lucia Cambria1 Novembre 2021
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Nell’estate del 1816, i coniugi Shelley si ritrovarono a trascorrere un periodo con George Gordon Byron, Claire Clairmont (sorellastra di Mary) e John Polidori (medico e amico di Byron), presso la Villa Diodati di Ginevra, dove aveva soggiornato anche John Milton. Il gruppo era solito riunirsi e parlare fino a notte fonda, mentre fuori – nonostante fosse giugno – infuriava la tempesta. I tuoni facevano da sottofondo alle parole che gli scrittori si scambiavano e i fulmini illuminavano lo scenario che si stagliava davanti alla casa: un lago e delle montagne si accendevano improvvisamente nell’oscurità della notte, comparendo a intermittenza e creando il clima perfetto per discorsi riguardanti la possibilità – all’epoca seriamente presa in considerazione – di poter tornare in vita dopo la morte. Come è noto, questa atmosfera ha dato vita al romanzo Frankenstein.

Quelle notti erano attraversate non solo da tempeste e nubifragi, ma anche dalla narrazione di storie di fantasmi. Byron ebbe l’idea di scrivere racconti di questo genere, ispirandosi in particolare alla versione francese di Fantasmagoriana, un’antologia di otto racconti tedeschi tradotti nel 1812 dal geografo Jean-Baptiste Benoît Eyriès. Cinque di queste storie erano tratte dall’antologia tedesca Gespensterbuch (Libro dei fantasmi) del 1811, curata da Johann August Apel e Friedrich Laun. A queste, Eyriès aggiunse anche due racconti tratti dalla raccolta Volksmärchen der Deutschen (Fiabe popolari tedesche, 1782-1286), di Johann Karl August Musäus e altri due, rispettivamente di Heinrich Clauren e di Apel. Nel 1813 parte dell’antologia venne tradotta in inglese da Sarah Elizabeth Utterson, col titolo Tales of the Dead.

Il sottotitolo della raccolta era Recueil d’histoires, d’apparitions, de spectres, revenans, fantômes, etc.; Traduit de l’allemand, par un Amateur (Raccolta di storie di apparizioni di spettri, ritornanti, fantasmi, etc. Tradotta dal tedesco, da un appassionato), accompagnato da una citazione di Orazio: «Il poeta riempie il cuore di terrori non veri». Questo perché l’intento dei racconti era quello di intrattenere attraverso la finzione di ciò che era narrato e descritto.

La parola “fantasmagoriana” rievoca gli spettacoli di fantasmagoria molto comuni all’epoca: si trattava di ombre spaventose create con l’ausilio di una lanterna. Erano proiezioni sulle pareti di scheletri, demoni o fantasmi. La pratica si diffuse dapprima in Francia, grazie all’impresario Étienne-Gaspard Robert (noto come Robertson). Il nome era un neologismo formato dai termini greci “phàntasma” e “agoreúein”, che indicano rispettivamente “fantasma, illusione” e “parlare, evocare”. Il suffisso “-iana” che è stato poi aggiunto per creare il titolo della raccolta, voleva indicare la vicinanza dei racconti allo spettacolo della fantasmagoria. Successivamente, infatti, vennero pubblicate altre raccolte di storie fantastiche coi titoli Spectriana di J.P.R. Cuisin (1817), Démoniana di Gabrielle de Paban (1820) e Infernaliana di Charles Nodier (1822).

La prima storia di Fantasmagoriana che venne letta dal gruppo di Villa Diodati fu L’Amour Muet (L’amore silente), che nella raccolta originale tedesca Volksmärchen der Deutschen fu pubblicata nel quarto volume col titolo Stumme Liebe. Il racconto appartiene al sottogenere delle “Kunstmärchen” (letteralmente “favole d’arte” o “d’autore”), ovvero le favole composte da uno scrittore. La trama venne ispirata da una storia su un giardino di Brema narrata a Musäus dalla nipote.

La storia è ambientata a Brema nel XVI secolo. Melchior, un ricco mercante, muore improvvisamente e il figlio Franz eredita i suoi beni, ma li sperpera quasi tutti. Si innamora di Meta, una filatrice, e con le ultime risorse rimastegli si procura un cavallo e parte all’avventura. Si ferma in un castello per riposare, nonostante sapesse che fosse noto per essere infestato. Durante la notte Franz viene svegliato dallo spettro di un barbiere che affila i suoi rasoi e si muove verso il ragazzo. Inizia a radere la testa di Franz e successivamente lui fa lo stesso con il fantasma, intuendo che quello fosse il suo desiderio. Lo spirito, infatti, in vita era stato un barbiere ed era stato condannato a vagare nel castello fino a che qualcuno non avesse fatto a lui quello che lui per anni aveva fatto agli altri. Il fantasma, grato a Franz di averlo liberato da quella maledizione, gli dice di tornare a Brema e aspettare qualcuno che gli dica cosa fare. Il ragazzo segue il suggerimento e incontra un mendicante che gli racconta di aver fatto un sogno in cui un angelo si trovava ai piedi del suo letto e gli chiedeva di cercare un tesoro sepolto. Franz capisce che il luogo in cui si trova questo tesoro è un giardino che apparteneva al suo defunto padre, così lo riacquista e scopre il tesoro. In questo modo può chiedere la mano di Meta.

Stimme Liebe, o L’Amour Muet, ha ispirato la composizione di Frankenstein di Mary Shelley e di The Vampyre di John Polidori. La critica ha in particolare analizzato i parallelismi esistenti tra il racconto e il romanzo di Mary Shelley: oltre al tema dell’apparizione, quello dell’“amore silente” tra Franz e Meta è assimilabile a quello tra Victor Frankenstein ed Elizabeth.

Il libro, come si è visto, ha concesso agli scrittori di districarsi in un labirinto orrorifico di immagini spettrali. Mary Shelley descrive il proprio processo mentale nel comporre le opere letterarie proprio come uno show di fantasmagoria: l’immaginazione è per lei una parete sulla quale proiettare delle impressioni. L’idea per una storia nasce da un’immagine, non da una trama. Le immagini creano mondi e storie, gli incubi e i sogni plasmano la creatività della mente dell’artista. Di questo Mary ne è sicura e lo scrive anche nella prefazione a Frankenstein: «Ho bisogno di descrivere lo spettro che ha infestato il mio cuscino tutta la notte».

Lucia Cambria

Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley. Appassionata di classici, scrittura, arte sacra e tradizioni locali, è vicepresidente e tra i soci fondatori dell’associazione "La Voce Wagneriana", volta a favorire la conoscenza e la divulgazione delle fonti storiche e letterarie riguardanti il compositore tedesco Richard Wagner.