«I love your verses with all my heart, dear Miss Barrett». Queste furono le parole che nel 1845 Robert Browning scrisse alla donna che l’anno successivo sarebbe divenuta sua moglie: Elizabeth Barrett, nota poi come Elizabeth Barrett Browning, aveva fatto innamorare coi suoi versi il padre del monologo drammatico.
Già dagli anni precedenti poetessa affermata grazie alla pubblicazione di The Seraphim and Other Poems (1838) – dramma in versi in cui due angeli conversano su alcuni episodi del Vecchio e Nuovo Testamento – Elizabeth, prima di essere fine versificatrice, fu studiosa instancabile. L’opera citata fu da lei definita «the first utterance of my own individuality» («la prima espressione della mia personale individualità»), poiché, sia nel dramma che nelle poesie incluse nella raccolta, poté portare in evidenza il frutto degli studi condotti con impeto e audacia. La letteratura sarà infatti per la giovane autrice un rifugio, una consolazione dal destino avverso che la costrinse a restare isolata per lungo tempo. Dopo essere caduta da cavallo, a quindici anni, inizieranno infatti una serie di problemi di salute, a causa dei quali si barricherà nella sua camera della casa londinese di famiglia. Vivrà per cinque anni confinata tra quelle quattro mura, circondata dai busti di Omero e Chaucer.
Il 1844 sarà l’anno della sua consacrazione poetica con la pubblicazione di Poems, raccolta letta e apprezzata proprio da Robert Browning, il quale – con la lettera inviatagli e citata sopra – inizierà con Elizabeth una fitta e appassionata corrispondenza. Due anni dopo giungeranno tra i due le nozze in segreto, a causa del dissenso del padre di lei, e il trasferimento in Italia, a Firenze. L’amore per Robert risveglia nella poetessa un delicato senso di meraviglia per il cambiamento che la sua vita ha intrapreso, espresso nella raccolta poetica che racconta con estrema sensibilità la costruzione di questo sentimento, cioè Sonnets from the Portuguese, che saranno pubblicati sei anni dopo, nel 1850.
La finezza del sentimento traspare puramente da questi sonetti, i quali – in maniera strettamente autobiografica – fungono da diario per la narrazione di questo amore, nato e sviluppatosi dalla poesia. Elizabeth si chiederà infatti, in uno dei sonetti, «How do I love thee?». La risposta è molteplice e riflette le varie sfaccettature di questo sentimento nobile e complesso:
In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, – ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! – e, se Dio vorrà,
Ti amerò ancora di più dopo la morte.
E soltanto nella morte – avvenuta a Firenze, il 29 giugno 1861, tra le braccia di Robert – possiamo immaginare l’amore di Elizabeth elevarsi ed estendersi nella sua pienezza.

Lucia Cambria
Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley.