ArtePrimo PianoElementi rituali condivisi: le analogie tra Tarquinia e la Scandinavia

Alice Massarenti8 Ottobre 2021
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La particolare combinazione di ascia-scudo-lituo rinvenuta presso il complesso monumentale di Tarquinia, e datata al primo quarto del VII secolo a.C., non è mai stata rinvenuta in altri contesti mediterranei, mentre compare in un’area geografica della Scandinavia, in particolare nelle deposizioni danesi e svedesi datate all’Età del Bronzo scandinava (1600-500 a.C.), oppure raffigurata su incisioni rupestri. I reperti scandinavi cui facciamo riferimento sono formati da una serie di strumenti a fiato costituiti da un lungo cilindro affusolato, chiamato “lure”, asce e scudi, circostanza che suggerisce una possibile ispirazione nordeuropea per i rituali che si svolgevano nei pressi di Tarquinia. Le somiglianze riguardano la cronologia, il rituale e la dismissione dello strumento a fiato, piuttosto che la forma e gli aspetti tecnici del “lituus” etrusco rispetto al “lure” scandinavo.

“Lure” da Radbjerg (Danimarca)

La tromba “lituus” etrusca non è molto frequente; il lituo del complesso monumentale di Tarquinia misura 135 centimetri di lunghezza ed è stato deposto piegato in due parti. Oltre ad esso, dall’Etruria provengono solo cinque litui: un “lituus” probabilmente di Vulci, lungo 140 centimetri; un frammento di lituo recuperato in Etruria, datato al IV secolo a.C., lungo 32 centimetri; un “lituus” datato al V secolo a.C., lungo 101 centimetri; un lituo rinvenuto a Cortona, datato tra la fine del VII secolo e gli inizi del VI secolo a.C. e lungo 110 centimetri, che conserva un frammento di bocchino ligneo e una decorazione a treccia; infine, un reperto di provenienza ignota, non ancora pubblicato.

“Lure” da Lommelev (Danimarca)

I singoli “lures” in bronzo provenienti dalla Scandinavia meridionale sono emersi dalle aree intorno ai ricchi insediamenti situati sulle isole della Zelanda e di Funen: 39 sono stati scoperti in Danimarca, 13 in Svezia e 4 in Norvegia, poi altri 5 in Germania e uno in Lettonia, a dimostrazione che erano diffusi nell’Europa orientale e settentrionale. Nella maggior parte dei casi vengono rinvenuti in coppia, associati in modo che le spirali del corpo siano divergenti come le corna di un bue; realizzati in bronzo, misurano tra 1,5 e 2,4 metri di lunghezza e pesano circa 3 chilogrammi. Alcuni presentano catene e sonagli di metallo; inoltre possono essere smontati in due parti per facilitarne il trasporto.

Il bocchino spesso non veniva depositato con lo strumento, e per le condizioni di conservazione è spesso difficile stabilire se si trattasse di atti rituali o di deterioramento naturale. Gli scudi, realizzati in sottile lamina di bronzo e sovente privi di segni di combattimento, probabilmente non furono mai usati in battaglia. Le asce sono spesso decorate con motivi a spirale e deposte in coppia. L’ampia distribuzione di “lures” indica che tali strumenti a fiato venivano utilizzati nelle feste di culto, così come avveniva anche per scudi e asce.

L’ascia, lo scudo e il “lituus” dal deposito votivo Pian di Civita (Tarquinia)

Di fronte al cosiddetto edificio β del complesso monumentale di Tarquinia, gli archeologi hanno rinvenuto un grande deposito votivo formato da due fosse, contenenti ossa animali e frammenti ceramici, datati al primo quarto del VII secolo a.C. La fossa più profonda conteneva il “lituus”, uno scudo e un’ascia. Il lituo era stato accuratamente ripiegato prima della deposizione, senza il suo bocchino. Lo scudo era costituito da una sottile lamina di bronzo decorata con cavalli e motivi geometrici in cerchi concentrici, piegato prima della deposizione, a conferma che gli oggetti erano stati ritualmente defunzionalizzati. L’ascia, decorata con incisioni di linee e cerchi, era stata deposta priva della sua asta.

Petroglifo dal sito di Tanum (Svezia)

Diversi petroglifi scandinavi – i più importanti provenienti dall’area di Tanum, nella Svezia occidentale – illustrano l’uso di oggetti nelle cerimonie cultuali, tra cui “lures”, asce e scudi. Due petroglifi di Tanum, risalenti al 900-700 a.C., raffigurano alcuni uomini, ciascuno con ascia e scudo, mentre “lures” schematici sporgono dalle navi come piccoli uncini. Questa composizione è un evento insolito, in quanto soltanto due oggetti rituali venivano rappresentati insieme. Altri petroglifi mostrano suonatori con elmi cornuti e spade o asce, a volte scolpiti come nel movimento di una danza.

Secondo le datazioni, le trombe “lituus” etrusche di Tarquinia e Cortona sono contemporanee all’apice delle torbiere scandinave con “lure”, così come anche le rappresentazioni dei tre oggetti in bronzo nei petroglifi. Nello stesso periodo, l’ambra settentrionale è stata portata in località etrusche come Verucchio, dove in un’area sacra è stata ritrovata una deposizione votiva di tre scudi sepolti in una fossa. Altri esempi significativi possono essere un’anfora in bronzo di Rørbæk Bog in Danimarca, simile a quella ritrovata nella Tomba dei Guerrieri di Veio e a un’anfora di Westfalen in Germania; inoltre, recenti ricerche hanno rivelato che parte del materiale in bronzo trovato in Svezia potrebbe provenire dalla Sardegna. La fonte originaria delle pratiche rituali che comprendono questi oggetti non è ancora chiara, ma alcuni elementi indicano una condivisione di usanze con la Scandinavia meridionale.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.