LetteraturaPrimo PianoEditori Artigiani: David Nieri di Edizioni La Vela

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Nella società postmoderna – sempre più automatizzata, spersonalizzante e lontana dai valori tradizionali – c’è ancora chi crede nel senso di comunità e nella ricerca di una dimensione meno globale e più a misura d’uomo. Tra queste persone c’è sicuramente David Nieri, editore colto e genuinamente appassionato del proprio lavoro, che ha fondato qualche anno fa Edizioni La Vela. Stampare libri in un paese nel quale si legge sempre di meno: una follia? Forse. Eppure – secondo un’indagine Nielsen diffusa in questi giorni – il mercato del libro vive una fase positiva (il fatturato complessivo nel 2019 è cresciuto del 3,7%, quello relativo alle sole piccole e medie imprese editoriali segna addirittura una crescita del 6% ma gli editori piccoli e medi, pur rappresentando quasi la metà del fatturato complessivo dell’editoria, faticano moltissimo ad arrivare nelle librerie). Vivere di libri: un sogno che David Nieri, affrontando a testa alta le inevitabili asperità di un percorso tutt’altro che semplice, sta lentamente trasformando in realtà.

 

Quando e come nasce l’idea di fondare una casa editrice?

L’idea si è sedimentata nel tempo, fino a concretizzarsi nell’autunno del 2016, dopo circa vent’anni di esperienza editoriale nel settore dei servizi. Una serie di coincidenze e di necessità mi ha probabilmente incoraggiato a “fare il passo”; una scelta che forse, nel tempo, stava diventando anche un’esigenza di vita.

 

Cosa significa fare impresa editoriale oggi in Italia?

Significa – e parlo ovviamente della mia esperienza – sfidare i giganti. Un’impresa donchisciottesca, che senz’altro non può prescindere da una certa dose (probabilmente massiccia) di follia. Significa credere che si possa proporre ed esprimere un pensiero diverso, che si possano realizzare pubblicazioni di qualità anche al di fuori dei grandi gruppi e della grande distribuzione, la cui produzione è sempre più assuefatta alle ragioni di mercato. Significa fare sacrifici, perché i primi anni è necessario dimenticare i guadagni e al tempo stesso cercare di non indebitarsi troppo. Significa, insomma, adottare scelte abbastanza “impopolari”, se non si ha un capitale di partenza alle spalle. E io non lo avevo. C’è poi l’annosa questione della difficoltà ad ottenere credito, della distribuzione che spesso non prende in considerazione editori appena nati – che ovviamente non hanno un catalogo –, della totale mancanza di iniziative e di incentivi alla piccola editoria.

 

Qual è lo stato di salute del mercato? Gli italiani comprano i libri?

A detta degli esperti (e senz’altro qualche ragione ci sarà) l’editoria, in Italia ma non solo, è un settore perennemente in crisi. Ma se vi capita di acquistare, in un mercatino dell’usato, qualche romanzo uscito negli anni cinquanta o sessanta del secolo scorso, vi troverete spesso a leggere sulla copertina una scritta del tipo “cinquantesimo migliaio, terza edizione”; questo anche per libri di scrittori “minori”, meno conosciuti al grande pubblico. Un tempo, con la stampa offset, si stampavano tirature minime di duemila copie per titolo, numeri che oggi appaiono quasi irraggiungibili mentre allora rappresentavano la “soglia minima”. Il mercato è cambiato, si legge poco e male, in Italia ma non solo. Siamo un paese di grande cultura ma poco acculturato. Il problema, d’altra parte, consiste anche nel “cosa si legge”: spesso il libro è raffigurato come una sorta di feticcio da adorare, qualunque sia il contenuto. Il cortocircuito parte da lontano: se il boom economico ha significato anche alfabetizzazione, il progresso tecnologico e il benessere hanno accresciuto la disinformazione uccidendo stimoli e curiosità, omologando la cultura al potere del pensiero unico. Scuola smantellata e famiglia disgregata hanno fatto il resto. Se a un bambino togli la curiosità della scoperta e del diverso, diventerà un adulto che non legge e non si informa. Va pur detto che per fortuna esistono ancora molti italiani che comprano libri. C’è una generazione, più o meno dai venti ai trent’anni e oltre, che si ritrova suo malgrado a combattere per un futuro già negato in partenza. Che si è resa conto che per cambiare qualcosa è necessario partire da lì, dalla cultura, dalla consapevolezza, dal sapere. Questa generazione compra i libri, legge e si documenta.

 

I colossi digitali della distribuzione sono un freno o un’opportunità per le piccole e medie case editrici?

Pur avendo grosse riserve in merito ai grandi portali online, per noi piccoli editori le opportunità che offrono sono inestimabili, perché riescono a equilibrare il mercato: su Amazon si può trovare sia la “major”, sia l’editore indipendente a “disponibilità immediata”, senza il filtro della distribuzione e della libreria presso la quale il libro “indipendente” fatica ad arrivare. Anzi, spesso non ci arriva proprio.

 

E i social? Qual è il più utile per aumentare la visibilità dei titoli pubblicati?

Essendo un uomo del Novecento, uso solo Facebook, ma credo che alla fine dovrò adeguarmi alle tecnologie ed essere più presente. Anche i social, come i colossi online, aiutano ad avvicinare i grandi gruppi in termini di visibilità, a creare nicchie di interesse che permettono di andare incontro a un pubblico potenzialmente interessato.

 

Fiere, eventi, manifestazioni: ce ne sono abbastanza o il mondo dell’editoria dovrebbe cercare di mettersi maggiormente in luce?

Penso che gli eventi legati al libro siano numerosi, quello che manca è probabilmente un criterio di base nell’organizzazione e nella selezione di editori e autori. Le fiere sono spesso dispersive, generaliste, prive di un filo conduttore. Una sorta di mercato del libro, ma senz’anima.

 

I titoli della tua casa editrice spaziano tra vari campi del sapere – analisi storiche, sociologiche, politologiche – con un occhio sempre attento alle diverse culture del mondo e alle pulsioni profonde del presente, dalla crisi del liberalismo al nefasto dominio del pensiero unico globalista e politicamente corretto che non sembra trovare argini. Quali criteri poni in primo piano nella selezione dei testi?

Mi chiedo: cosa vorrei leggere, che magari sul mercato non c’è oppure manca di qualcosa? Da qui nascono i progetti che poi diventano i libri che pubblico. Diciamo che difficilmente, almeno per ora, le mie pubblicazioni seguono il percorso “tradizionale”, ovvero l’invio del manoscritto da parte dell’autore, la lettura e la valutazione da parte dell’editore fino all’eventuale stampa e distribuzione. Sono progetti che partono da lontano e si consolidano con il tempo. Lo scopo è ormai dichiarato: cercare di scalfire, nel mio piccolo, l’apatia culturale nella quale siamo immersi.

 

Gli ultimi mesi del 2019 hanno segnato per Edizioni La Vela una vera e propria esplosione di grandi pubblicazioni. Sono usciti titoli che spaziano dall’approfondimento storico (Il Muro oltre Berlino. Trent’anni dopo e Tra muro e libertà) all’attualità politica ed economica dell’Italia (La sindrome del criceto) passando per due libri di Franco Cardini molto particolari (una raccolta di racconti natalizi – Cantico postmoderno di Natale – e Interviste impossibili, opera nella quale l’autore dialoga con grandi personaggi del passato).

Ti ringrazio, è un bellissimo complimento. E non è finita. Diciamo che, per vari motivi, il maggior numero di pubblicazioni si è concentrato nei mesi conclusivi dell’anno, che per il mercato editoriale è il periodo migliore.

Per quanto riguarda il trentesimo anniversario della caduta del Muro – che personalmente considero un evento chiave per comprendere il presente da un punto di vista geopolitico, economico e sociale – non volevo farmi trovare impreparato e al tempo stesso desideravo proporre qualcosa di “alternativo”. Già negli ultimi mesi dello scorso anno ho iniziato a pensare a due progetti, nella speranza che almeno uno si concretizzasse. E invece, per fortuna, sono andati entrambi a buon fine. La raccolta di saggi Il Muro oltre Berlino. Trent’anni dopo raccoglie voci diverse provenienti da percorsi molto distanti l’uno dall’altro: ci sono autori come Franco Cardini, Alain de Benoist, Mario Capanna, Giulietto Chiesa, Diego Fusaro. Con Alessandro Bedini, curatore del volume, ci siamo resi conto che alla fine sembra di ascoltare un’unica voce, nel contesto delle differenze sopra citate: questa è stata una piacevolissima sorpresa. L’altro libro proviene direttamente dall’altra parte del Muro. Andreas Just è un ex tedesco dell’Est che ha vissuto in prima persona quegli eventi straordinari. Dal suo racconto emergono moltissimi dettagli: come si viveva oltrecortina, quali erano sogni, speranze e ideali. E anche quali sono state le illusioni disattese. C’è uno straordinario equilibrio nelle sue parole, un’obiettività che spesso manca nei racconti in prima persona relativamente a quell’epoca.

I due libri di Franco Cardini – un autore che ammiro e stimo tantissimo, anche dal punto di vista umano, una sorpresa sempre più bella ogni giorno che passa – escono quasi contemporaneamente. Le sue interviste impossibili a grandi personaggi del passato – che spaziano da San Francesco a Mozart a Stalin – recuperano alcuni “dialoghi” trasmessi qualche anno fa su Radio Vaticana. Hanno una forza straordinaria e probabilmente il prossimo anno diventeranno una rappresentazione teatrale. I racconti di Natale raccolgono in un unico volume i suoi scritti per il settimanale “Toscana Oggi” e per altre testate. Mi auguro che possano diventare un bel regalo in vista delle prossime festività. Perché Franco Cardini, oltre a un grande storico, è anche uno straordinario narratore.

Quanto a La sindrome del criceto di Alberto Contri, già presidente di Pubblicità Progresso ed esperto nel settore comunicazione – ha ricoperto, nel corso della sua lunga carriera, incarichi di grande prestigio –, posso anticipare che il pamphlet si scaglia contro le gabbie del politicamente corretto nelle quali siamo imprigionati, offrendo soluzioni originali e affascinanti. È necessario tornare a ragionare, a nutrire un pensiero indipendente, a creare comunità di intenti e finalità condivise. Il libro uscirà agli inizi del 2020, un anno che per La Vela sarà molto importante.

 

Sarà un anno ricco di novità: Edizioni La Vela sta traslocando e da Viareggio si sta trasferendo alle porte di Lucca. È solo un passaggio burocratico o c’è qualcosa di più, di autobiografico, legato alle tue radici? E perché hai deciso di compiere questo passo proprio adesso?

Diciamo che diverse “coincidenze” hanno spinto me e mia moglie a compiere questa scelta. Serve più spazio per i libri, più tranquillità e sì, forse si tratta di un ritorno, seppur parziale, alle radici. L’idea iniziale era quella di tornare nella campagna pisana, vicino ai luoghi dove sono nato e cresciuto, quindi alla mia famiglia. Alla fine abbiamo trovato la soluzione “ideale” alle porte di Lucca – che in definitiva non è molto distante –, ovvero sulle colline, a poca distanza dalla città, in una zona tranquilla e verde, lontano dal “chiasso” della modernità. Un desiderio che si è rafforzato negli anni e che negli ultimi mesi, complici le esigenze di spazio, ha finalmente trovato la sua soluzione. Più alberi e meno automobili. Più riflessione e meno frenesia.

 

Regalaci qualche anticipazione: cosa bolle in pentola per il nuovo anno?

In pentola ci sono tante cose, speriamo di farle bollire tutte o quasi. Tendo sempre a essere cauto, nel timore che qualche progetto possa infine arenarsi. Il 2020 sarà politicamente un anno “caldo”, con le elezioni americane a fare da traino. Una pubblicazione che ritengo importante è legata al ventennale della scomparsa di un eminente politico della Prima Repubblica. Ma non mancheranno sorprese: contiamo molto sulla traduzione del libro di Patrick J. Deneen, Why Liberalism Failed, che ha subìto qualche slittamento nell’uscita ma ormai è in dirittura di arrivo.

Valerio Dardanelli

Giornalista professionista, saggista, studioso di storia del cinema, pensiero politico, storia contemporanea, storia della filosofia. Per contatti: valeriodardanelli@lacittaimmaginaria.com