ItinerariLetteraturaPrimo PianoI due volti della magnifica Edimburgo, città letteraria per eccellenza

Monica Di Martino13 Luglio 2019
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Immersi nel pieno della calura estiva di questo momento, non resta che qualche escamotage rievocativo – soffermandosi sui colori, i profumi e godendo dell’aria forte e fresca del suolo scozzese – per trovare un po’ di refrigerio. Le vie di Edimburgo, larghe e spaziose, sembrano proprio fatte apposta per riceverne il più possibile, per farne il pieno, mentre il brulichio di chi vive in città o passa solo a visitarla si riversa sotto i portici o in qualche pub quando la pioggia, costante e talvolta inavvertita, si fa troppo pressante anche per i più temerari.

Sembrerà strano, infatti, ma luglio – insieme a ottobre – è tra i mesi più piovosi dell’anno. Il fatto però non frena la voglia di esplorare, assaporare i profumi di ogni vicolo e, improvvisamente, ampliarne i confini che suggellano panorami mozzafiato: da verdi distese erbose a vecchi ruderi arroccati sulle colline; dal complesso “ateniese” di Calton Hill, da cui si può ammirare una delle più complete e più belle viste della città, fino agli scorci più “ordinati” del complesso residenziale reale in perfetto stile britannico.

Ad aggiungere unicità a Edimburgo, ancora, è la ricchissima tradizione letteraria; in particolare, quella che viene definita la “Città vecchia” presenta le testimonianze più antiche, risalenti al XII secolo, ma anche la “Città nuova” offre sorprese tutte da scoprire. È in quest’ultima, infatti, che troviamo le case degli scrittori e i monumenti a essi dedicati: di Sherlock Holmes a Picardy Place, lì dove si levava la casa di Arthur Conan Doyle, di Walter Scott su Princes Street e della sua abitazione in prossimità dei Queen Street Gardens, di Robert Louis Stevenson. La memoria letteraria continua poi nella “Città vecchia” in cui troviamo il Royal Mile, dove sorgeva la tipografia che diede alle stampe la prima edizione dell’Enciclopedia britannica (1768-1771), così come gli scritti di Robert Burns, il quale abitava in una casa ormai scomparsa, là dove ora si scorge il Writer’s Museum.

Infine, troviamo la più grande concentrazione di librerie e biblioteche nonché pub letterari che ospitano addirittura dei tour guidati. Protagonisti importanti questi ultimi, sia come fonte di ispirazione che come spazi in cui gli autori hanno tracciato la prima stesura di quelle opere destinate a conquistare fin da subito milioni di lettori; tra i numerosi,  vanno segnalati il Milne’s Bar in Hanover Street (le cui mura diedero vita al Rinascimento letterario scozzese), la Deacon Brodie Tavern in Lawnmarket (le cui insegne dedicate alla figura di William Brodie, rispettabile uomo d’affari di giorno e scassinatore di notte, ispirarono Stevenson circa la doppia personalità del protagonista del suo capolavoro, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde), l’Elephant House Cafe sul George IV Bridge (in cui J.K. Rowling scrisse il primo libro della saga di Harry Potter) e, infine, l’Oxford Bar in Young Street (quello che i più probabilmente non esiterebbero a definire – a torto – un opaco bugigattolo, ma che resta il preferito dell’ispettore Rebus, personaggio nato dalla fantasia di Ian Rankin).

Nativo scozzese, Rankin è divenuto un vero e proprio fenomeno editoriale con i romanzi della serie di Rebus e ha vinto numerosi fra i premi più autorevoli destinati agli autori di gialli, tanto da meritarsi l’appellativo di “re del noir scozzese”. Inizialmente poeta, Rankin approda alla narrativa gialla solo dopo aver sperimentato campi del tutto diversi; e così si arriva al primo romanzo di Rebus, Knots e Crosses, (1987) seguito da Dead Souls (1999) e Set in Darkness (2000): una trilogia fitta di varianti e complicazioni che prosegue con una successione ben più numerosa di libri. Chi è John Rebus? Un ispettore della polizia di Edimburgo, disilluso e tormentato, che trascina perciò la sua esistenza tra il lavoro, il fumo e l’alcol. Quella che si delinea attraverso i romanzi di cui è protagonista è l’aspetto più cupo e inquietante della città, descritta – direttamente e indirettamente – nelle storie complicate che interpreta e cerca di dipanare; un quadro cui ci si imbatte del resto, specie per quel che riguarda l’aspetto “tossico” della città, anche nell’altrettanto famoso Trainspotting, romanzo di Irvin Welsh che ha trovato una felice trasposizione cinematografica.

Edimburgo, dunque, città del confortevole “tartan” e dei friabili “shortbreads”, dei succolenti “haggis” e “black pudding”, dei fitti misteri – più o meno leggendari – dai castelli a Nessie, è terra che racchiude un’infinità di aspetti contrastanti e alterni allo stesso tempo; un luogo da visitare partendo, perché no, proprio da uno dei suoi pub in cui gustare una buona birra o, da veri scozzesi, sorseggiarla con dell’ottimo whisky.

Monica Di Martino

Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.