Numerosi resti ossei di corvidi sono stati ritrovati in diversi siti dell’Età del Ferro in Gran Bretagna e nel resto d’Europa. Negli ultimi decenni, molteplici autori hanno sostenuto che gli uccelli fossero sepolti deliberatamente e che i corvi, in particolare, rappresentassero un importante elemento nella deposizione di materiale culturale. Una serie di sepolture animali, comprendente corvi, è stata recentemente identificata nei pozzi del sito di Dorchester, evidenziando il ruolo delle deposizioni di animali nella Britannia romana. Le sepolture di corvidi non erano un evento comune, ma si differenziano dai rifiuti domestici in quanto non venivano semplicemente scartati e interrati, ma davano vita a sepolture intenzionali di scheletri articolati, venendo quindi definiti “depositi animali speciali”.
Il corvo imperiale ha oggi una distribuzione mondiale; nell’Età del Ferro e nel periodo romano era presente in tutte le isole britanniche. È il più grande dei corvidi e i suoi elementi scheletrici non sono difficili da identificare. Ci sono altri tre grandi corvidi ritrovati in Gran Bretagna: la cornacchia nera, la cornacchia grigia e il corvo comune. I loro elementi scheletrici post craniali sono molto simili e si sovrappongono per dimensioni, quindi è più difficile l’identificazione a livello specifico. La cornacchia grigia si trova in Scozia e nel nord dell’Inghilterra, mentre la cornacchia nera e il corvo comune si trovano più a sud. Nelle credenze e nei miti dei popoli celtici d’Irlanda, il corvo e la cornacchia erano visti come parte di un “continuum” e i miti associati con i corvidi raccontano le stesse storie: per esempio, Mor Regan, la triplice dea irlandese, era talvolta associata ai corvi e altre volte alle cornacchie.
Il sito di Danebury, situato a circa 19 chilometri a nord-ovest di Winchester, ha restituito oltre 1200 ossa di uccelli, di cui oltre il 70% sono corvi e il 10% cornacchie (seguono poiane e altre ossa disarticolate). Tre corvi presentano alterazioni artritiche ad alcune ossa, fenomeno di solito associato alla vecchiaia. Sono state messe in evidenza anche tracce di rosicchiatura di carnivori: all’inizio sembravano opera di un gatto che aveva rosicchiato la carcassa, ma il riesame ha suggerito che i segni dei denti sono più simili a quelli di una puzzola o di un ermellino, che avrebbero potuto trovare la carcassa dopo la deposizione. Niente sugli scheletri indica se siano stati uccisi deliberatamente, considerando anche il fatto che le ali e le piume venivano talvolta rimosse dall’uccello dopo la morte. C’erano segni di taglio sulle ossa delle ali del corvo; negli altri tre scheletri le ali erano deliberatamente staccate all’altezza dell’omero. Due degli scheletri incompleti sono quelli che mostrano segni dell’attività di piccoli carnivori, il che probabilmente spiega la perdita di alcune parti. Non ci sono tracce di macellazione e rotture associate al consumo, a dimostrazione che i corvidi non sono stati mangiati, cosa che li distingue da quasi tutti gli altri animali ritrovati.
Quasi tutti gli scheletri della seconda campagna di scavo provengono da fosse; si tratta di deposti alla base della fossa o nello strato di punta immediatamente sopra la base, a volte ricoperti di pietre. Oltre la metà delle sepolture conteneva anche ossa disarticolate di animali, resti di cibo o banchetti: sei sono stati associati con crani di altri animali (come cane, bue, maiale, pecora e capra); almeno due sepolture erano associate a ceramiche e altri manufatti (tra cui una striscia di ferro, una macina, un osso lavorato e una pietra da fionda), mentre in altre gli scheletri degli uccelli erano associati con resti umani.
L’interpretazione dei depositi è stata oggetto di molte discussioni all’interno della comunità archeologica. Le ali e le piume dei corvidi erano state rimosse, senza dubbio per alcuni specifici usi (decorazione o insegne militari e rituali). Le sepolture sono uno degli elementi di continuità nella pratica religiosa tra il I millennio a.C. e il I millennio d.C.; in considerazione dell’importanza del corvo nelle religioni anglosassone e nordica, non sarebbe sorprendente se dovessero essere trovate in futuro molte più sepolture di questi animali.
Il carattere e il comportamento di corvi e cornacchie hanno dato loro un’importanza in epoca preistorica e classica. Entrambe le specie vivevano accanto agli insediamenti umani in qualità di “spazzini”, il che ha dato loro un ruolo nell’Età del Ferro come agenti nel rito dell’escarnazione. La capacità dei corvidi di vivere vicino agli uomini potrebbe averne favorito l’addomesticazione o addirittura la convivenza, come familiari di alcuni individui (quali druidi e sacerdoti). La loro voce e i loro richiami hanno portato alla convinzione che comunicassero con gli dei, il che deve aver contribuito alla convinzione che alcune divinità fossero mutaforma (ovvero che potessero abbandonare la forma umana e assumere quella dei corvi). Nell’ambito di queste credenze, potrebbe essere nata l’idea che per certi rituali fosse desiderabile che un corvo o una cornacchia fossero depositati all’interno di una fossa o di un pozzo.

Alice Massarenti
Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.