ArteLetteraturaPrimo PianoDantedì: La Divina Commedia nelle illustrazioni di Amos Nattini

Anna D’Agostino Anna D’Agostino25 Marzo 2020
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Il Sommo Poeta non collocò esplicitamente nel tempo il suo viaggio ultraterreno della Divina Commedia, pertanto non scrisse la data esatta del suo inizio, ma gli studiosi – attraverso alcuni indizi disseminati nel testo – sono riusciti a dedurne i dati cronologici: il 25 marzo del 1300. In tale data – per iniziativa del governo, su proposta del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo – è stata istituita la giornata dedicata a Dante Alighieri che si festeggerà ogni anno. Per questa prima edizione le celebrazioni saranno digitali, a causa dell’emergenza sanitaria in corso: perché non dedicare, quindi, qualche riga al celebre poema?

Locandina dell’evento

Innumerevoli sono gli artisti, di ogni epoca e luogo, che dedicarono i propri pennelli e i propri scalpelli nel raffigurare alcune scene del poema dantesco; in minor numero, invece, sono coloro che pensarono bene di compiere la titanica impresa di illustrarlo per intero. Se celeberrime sono le incisioni realizzate da Gustave Doré (Strasburgo 1832 – Parigi 1883), forse un po’ meno conosciute sono le tavole di Amos Nattini (Genova 1892 – Parma 1985).

Il genovese Nattini può essere considerato uno dei più significativi illustratori danteschi del Novecento. Egli, a partire dal 1919, con l’avvicinarsi del sesto centenario della morte di Dante (1921), incoraggiato da Gabriele D’Annunzio e da Francesco Maria Zandrino, segretario dell’Associazione Ligure dei Giornalisti, realizzò – partendo dall’Inferno e procedendo in ordine di canto – una grandiosa serie di cento tavole (una per ogni canto) che costituiscono l’illustrazione di una speciale edizione della Divina Commedia; tale impresa durò ben oltre vent’anni. I grandi e sontuosi volumi (uno per ogni cantica), furono stampati nel 1939 dalla Casa Editrice Dante in mille esemplari numerati, realizzati con carte di puro straccio provenienti da Fabriano; i caratteri di stampa, ideati dallo stesso Nattini, traggono ispirazione dai “tipi latini primitivi” e ognuna delle tre cantiche possiede una coperta in pelle di vitello sbalzata a mano. Nattini quindi curò ogni minimo dettaglio della sua lussuosa edizione.

Amos Nattini, Divina Commedia, Inferno, canto III°. Le anime dannate attraversano l’Acheronte e sono spinte e percosse da Caronte

Le Imagini – come l’artista stesso le chiamava – furono realizzate con la tecnica dell’acquerello e solamente il canto I del Purgatorio ad olio. Mentre Nattini continuava a dipingerle, esse furono esposte a partire dal 1921; tra le tappe principali si annoverano Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino, Brescia, Viareggio, Napoli, Parigi, l’Aja e Nizza, riscuotendo un notevole successo. Nel 1927 si tenne una mostra presso la Casa di Dante a Roma alla cui inaugurazione fu presente addirittura il re Vittorio Emanuele III, che ebbe in dono la prima cantica allora stampata. Successivamente un’altra copia fu donata al capo del governo Benito Mussolini e a Papa Pio IX, il quale definì le tavole «opera veramente michelangiolesca». Un grande successo riscosse la mostra nel 1931 al Musée Jeu de Paume di Parigi in cui furono esposte le tavole dell’Inferno, che vennero ammirate da ben 100mila visitatori.

Amos Nattini, Divina Commedia, Inferno, canto XV°. Tra le anime dannate dei sodomiti, Dante riconosce Brunetto Latini e da lui ascolta la profezia del suo esilio

Il progetto editoriale di Nattini, che venne alla luce in un delicato contesto storico, ha le proprie origini nel culto risorgimentale di Dante, quando esso venne recuperato come simbolo dell’identità italiana; si nutre inoltre del dialogo fra i diversi ambienti artistici europei di inizio Novecento, come la cultura liberty e il decadentismo.

Amos Nattini, Divina Commedia, Inferno, canto XXI°. Nella quinta bolgia sono puniti i Barattieri colpevoli di aver usato le loro cariche pubbliche per arricchimento personale. Sono immersi nella pece bollente

In Italia il fascismo si appropriò del progetto a fini autocelebrativi e propagandistici nell’ambito del rinnovato interesse per la Divina Commedia da parte del Regime e proprio come emblema dello spirito dell’arte italiana, il Duce – che considerava Dante e Nattini massimi esempi del genio italico – donò una copia dell’edizione del Purgatorio a Hitler. È da qui che probabilmente Nattini prese le distanze dal fascismo. Mentre il Purgatorio era in una fase di grande successo e l’edizione del Paradiso era già avviata, l’artista interruppe i rapporti con il finanziatore dell’opera Rino Valdameri che aveva aderito al partito fascista.

Amos Nattini, Divina Commedia, Purgatorio, canto XXVI°. Nella settima ed ultima cornice, dalla schiera dei Lussuriosi si avvicina a Dante l’anima di Guido Guinizelli

La conseguente adesione di Nattini al movimento partigiano e la cattura da parte della Gestapo segnarono un cambiamento radicale nella sua vita. Scelse di ritirarsi ad Oppiano di Gaiano, nei pressi di Collecchio (Parma), in un ex eremo benedettino, dedicandosi interamente ad una pittura più intima e privata. É proprio in tale luogo che l’artista – a guerra già iniziata, in solitudine e a proprie spese, continuando fermamente a credere nell’ideale dell’opera d’arte come risposta ad ogni orrore – portò a compimento l’ultima cantica del Paradiso.

Amos Nattini, Divina Commedia, Purgatorio, canto XXVIII°. Dante nella divina foresta del Paradiso Terrestre, incontra Matelda sulla riva del fiume Lete

Nattini immerge il proprio segno grafico in una dimensione sospesa, quasi incantata, in cui il dramma è piuttosto accennato che visivamente descritto. La sua pittura è minuta e delicata e affonda le proprie radici nel Rinascimento, ma la sua pennellata richiama ai nuovi linguaggi divisionisti e simbolisti. Egli seppe ben differenziare il suo viaggio artistico, rappresentando l’Inferno con scene cupe per poi approdare agli esiti luminosi e spirituali del Paradiso.

Amos Nattini, Divina Commedia, Purgatorio, canto XXXI°. Allegoria del carro, simbolo della Chiesa. Dante invitato da Beatrice a piangere per le sue colpe
Amos Nattini, Divina Commedia, Paradiso, canto I°. Dante accompagnato da Beatrice attraversa la sfera di fuoco salendo verso il Paradiso

Durante tutto il viaggio dantesco, Nattini – quasi utilizzando un linguaggio filmico – raffigura le varie scene restringendo e allargando il campo visivo.

Le tre cantiche sono accomunate dalla ricerca anatomica di stampo michelangiolesco e dal perenne movimento delle figure, i cui corpi sono dinamicamente ripresi in posture sempre differenti e talvolta scorciati all’interno di versatili prospettive che da centrali si fanno oblique o addirittura aeree: nell’Inferno costringe lo spettatore a guardare dall’alto la miseria dei dannati, mentre nel Paradiso la visione viene ribaltata dovendo questa volta alzare gli occhi al cielo per contemplare i santi e i beati, enfatizzando così la fuga prospettica verso l’alto.

Amos Nattini, La Divina Commedia, Paradiso, canto XXI°. Nel cielo di Saturno Dante incontra le anime dei Contemplanti. Dialogo col Cardinale San Pier Damiani
Amos Nattini, Divina Commedia, Paradiso, canto XXIX°. Nono cielo, primo mobile. La visione di tutte le gerarchie angeliche. Beatrice spiega a Dante perché, come e quando Dio creò gli angeli
Anna D’Agostino

Anna D’Agostino

Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale". Inoltre lavora per H501 srl.