ArtePrimo PianoCostruire Linguaggi – Estate in Biennale

Avatar Nicoletta Provenzano27 Agosto 2019
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La poesia nei suoi ritmici passaggi, negli enigmi e nelle sue dualità attraversa la biennale d’Arte di Venezia con un disegno melodico indipendente, ma ordito in una trama compatta che passa dai Giardini all’Arsenale.

Pavilion of Australia, Assembly, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Photo by Francesco Galli, Courtesy La Biennale di Venezia

Il Padiglione Australiano, orchestrato dall’artista Angelica Mesiti, a cura di Juliana Engberg, racchiude una polifonia assembleare che coinvolge lo spettatore in una alternanza di linguaggi non verbali, ma gestuali e musicali: una variazione complessa della sfera comunicativa.

Angelica Mesiti, Assembly, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris

I visitatori del Padiglione rivivono e rifondano le rivoluzioni e i determinismi delle costruzioni del potere statale, personale, politico, in un consesso ellittico creato appositamente.

Angelica Mesiti, Assembly, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris

L’artista Angelica Mesiti nella sua opera Assembly, una video installazione in tre canali, ambientata nel Senato Australiano e in quello Italiano, ripercorre in un nuovo codice il poema di David Malouf tradotto in un componimento musicale da Max Lyandvert ed eseguito dai musicisti con differenti tipologie di strumenti. L’artista utilizza la macchina stenografica del XIX secolo, Michela, utilizzata per la registrazione dei dibattiti nella aule parlamentari, oltre a gesti e segnali codificati della manifestazione “Nuit Debout” in Place de la Republique nel 2017 a Parigi e le tecniche di ascolto della compositrice Pauline Oliveros.

Angelica Mesiti, Assembly, 2019 (production still) three-channel video installation in architectural amphitheater. HD video projections, color, six-channel mono sound, 25 mins, dimensions variable. © Photography: Bonnie Elliott. Commissioned by the Australia Council for the Arts. Courtesy of the artist and Anna Schwartz Gallery, Australia and Galerie Allen, Paris

La difficoltà della comunicazione e la sua trascrizione in differenti codici – musica, performance, trascrizione stenografica, danze, manifestazioni – viene indagata dall’artista in riferimento alla complessità di un percorso democratico che costruisce l’identità di una società. Un senso di comunità si evolve e confronta con l’altro e nell’altro, all’interno di uno stato cosmopolita, attuando un processo di comprensione in grado di vivere e gestire conflitti e contraddizioni inevitabili, assemblandoli nelle molteplici differenze.

I tre schermi attirano lo sguardo dei fruitori contemporaneamente, accentuando la sollecitazione dei diversi codici in una moltiplicazione dei punti di vista, che rappresentano, al contempo, la frammentarietà del corpus sociale nella condivisione di spazi, di beni, di fedi, di idee.

Pavilion of United Arab Emirates, Nujoom Alghanem: Passage, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti, a cura di Sam Bardaouil e Till Fellrath, è poesia recitata, vissuta in un passaggio migratorio, che coinvolge lo spettatore fin dal suo ingresso nel Padiglione, fin dal suo iniziale attraversare il fuori e il dentro dell’installazione. L’artista, cineasta e poetessa Nujoom Alghanem nell’opera video site specific, a due canali, Passage, indaga l’universalità di un transitare da una dimensione all’altra, da un linguaggio poetico all’altro.

Pavilion of United Arab Emirates, Nujoom Alghanem: Passage, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

La dualità nella istallazione dell’artista è simmetrica e caratterizza l’esposizione collocandosi trasversalmente allo spazio con un enorme schermo, 3mx6m, che proietta simultaneamente, nelle sue due facce, due diverse situazioni: quella reale dove l’artista costruisce con l’attrice siriana Amal la rappresentazione cinematografica dell’opera The Passerby Collects the Moonlight della stessa artista e quella fittizia del personaggio femminile Falak, interpretato dall’attrice siriana.

Pavilion of United Arab Emirates, Nujoom Alghanem: Passage, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Nella realtà dell’elaborazione cinematografica per il Padiglione veneziano e nella finzione della rappresentazione di una donna profuga, Passage porta alla luce la continuità e la coincidenza di vissuti, storie, narrazioni che accomunano l’essere umano nelle sue fragilità, nei suoi processi, nella sua alienazione e distanza dalla vita stessa, che attraversa in un passaggio continuo, da un cambiamento all’altro.

Pavilion of United Arab Emirates, Nujoom Alghanem: Passage, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Lo spettatore è coinvolto fisicamente e visivamente nella realtà di questo passaggio, nella scoperta della coincidenza tra le due narrazioni, evidente anche nella duplice valenza della scelta musicale che accompagna entrambi i video, caricandosi di accenti e sfumature differenti in relazione alla sequenza rappresentata.

Pavilion of United Arab Emirates, Nujoom Alghanem: Passage, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Photo by Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Nei viaggi allegorici delle tre donne – l’artista stessa, l’attrice Amal e il suo personaggio, Falak – emerge la necessità e il trauma di recidere le proprie radici ed affrontare un viaggio a volte pauroso e oscuro che proietta aldilà di un confine sicuro, in balia di elementi e realtà ignote.

Cammini disegnati sulla terra brulla e acqua, che è abisso e culla, conducono in nuovi cieli per occhi che hanno vissuto transizioni, diaspore, addii, rinascite, rivoluzioni, amori, che si sono persi nel vento e nei mari delle possibilità. La cultura orale della poesia araba si espande in una lettura esperienziale nella presenza toccante del video, in cui i versi poetici di Nujoom Alghanem sussurrati all’interno del film si diffondono nella sala espositiva.

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Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Ho scritto e curato cataloghi e mostre in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza. Mi affascinano le ricerche multidisciplinari e il dialogo creativo con gli artisti.