CinemaPrimo PianoCosa ci insegna la consegna dei Golden Globe e cosa dobbiamo aspettarci

Bianca Damato Bianca Damato9 Gennaio 2020
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In attesa delle nomination ai premi Oscar, che saranno annunciate lunedì 13 gennaio, la cerimonia dei Golden Globe ha aperto la stagione dei premi a Hollywood, con alcune conferme e qualche sorpresa.

In un articolo precedente, pubblicato quando erano state rese note le candidature, si era rimarcata l’importanza di Netflix non solo nel mondo della televisione ma anche in quello cinematografico, sottolineando la forte presenza della piattaforma streaming con ben diciassette le produzioni della che avevano ottenuto una candidatura. Ebbene Netflix non ha raggiunto i buoni risultati attesi e alla fine si è dovuto accontentare di soli due premi, su un totale di ben trentaquattro nomination: il premio per la migliore attrice in una serie drammatica a Olivia Colman per la sua interpretazione della Regina Elisabetta in The Crown e il premio come migliore attrice non protagonista a Laura Dern per il film Storia di un matrimonio.

Proprio quest’ultima pellicola, data per super favorita e che aveva ottenuto il maggior numero di candidature, ben sei, non è riuscita a spuntarla sugli altri film, accontentandosi di una sola statuetta. Non porta a casa forse il premio più meritato per il film di Noah Baumbach e cioè quello per la miglior sceneggiatura. A vincere è un altro pezzo da novanta di Hollywood, Quentin Tarantino con il suo ultimo lavoro C’era una volta a Hollywood. Non vanno bene le altre due grandi produzioni Netflix: I due Papi e, soprattutto, il colosso The Irishman, dato per favorito tra i film drammatici e soprattutto per la regia di Martin Scorsese.

E proprio in queste due categorie risiede la sorpresa maggiore di questi premi cinematografici. A trionfare è stato il film di guerra 1917, diretto dall’inglese Sam Mendes che ha trionfato nelle categorie miglior film drammatico e miglior regista. Innanzitutto la vittoria di questo film dimostra come i war movie continuino a essere un genere molto amato a Hollywood, una sorta di classico intramontabile che non invecchia mai. Inoltre 1917 è una grande produzione, con un budget molto elevato e che dunque richiede una distribuzione “classica” nei circuiti cinematografici e anche un buon risultato al botteghino. Un richiamo alla tradizione del cinema, lontano dalla distribuzione in streaming. In seguito a questa scelta della HFPA – Hollywood Foreign Press Association, la giura composta da giornalisti stranieri che assegna i Golden Globe – il film di Sam Mendes è subito balzato avanti nella corsa agli Oscar e chissà che anche l’Academy non scelga di riconoscere un film più tradizionale, contrariamente all’anno scorso, con il trionfo di Roma del regista messicano Alfonso Cuaron.

Altra sorpresa è stato il film di Tarantino che, alla fine, è andato a casa con ben tre premi: il miglior film commedia, la miglior sceneggiatura (regalando così a Tarantino il terzo Golden Globe in questa categoria, dopo Pulp Fiction e Django Unchained) e il premio come miglior attore non protagonista a Brad Pitt. Quest’ultimo ha vinto in una categoria davvero agguerrita e ricca di nomi, tra cui Al Pacino e Anthony Hopkins. Non ce la, invece, l’altro candidato attore per questo film, Leonardo DiCaprio che deve lasciare il posto al giovane attore inglese Taron Egerton che porta a casa il premio come miglior attore in una commedia per aver interpretato Elton John nel film Rocketman. Una vittoria che riprende la scia dell’anno scorso, aperta da Bohemian Rapsody, che sta portando i biopic al centro della scena cinematografica.

E infatti a vincere come miglior attrice, senza alcuna sorpresa, è stata Renée Zellweger per aver interpretato Judy Garland nel film Judy. Sembra che la corsa all’Oscar per lei sarà abbastanza facile, sorprese a parte. Stesso discorso per la categoria miglior attore, dove non c’è stata alcuna lotta di fronte alla magistrale interpretazione di Joaquin Phoenix in Joker di Todd Phillips.

Infine un’altra grande sorpresa davvero inaspettata è stata la categoria dei film d’animazione, dove ha trionfato Missing Link, un film d’animazione in stop-motion realizzato dallo studio Laika e che è riuscito miracolosamente a sconfiggere dei kolossal come Frozen II, Toy Story 4 e Il Re Leone. Una storia di come una piccola casa di produzione possa battere dei giganti come la Disney e la Pixar. Chissà che un tale miracolo non si ripeta ai Premi Oscar.

Bianca Damato

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.