ArtePrimo PianoCorporeità e percezione: la quarta edizione della rassegna “Pezzi Unici” alla Galleria Gallerati

Nicoletta Provenzano Nicoletta Provenzano9 Febbraio 2021
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Pezzi Unici 4, la quarta edizione della rassegna ideata da Carlo Gallerati e a cura di Noemi Pittaluga, espone per la prima volta presso la Galleria, storicamente incentrata nella riflessione su tecniche e linguaggi fotografici, le opere scultoree di quindici artisti, differenti per materiali e poetiche: Antonio Ambrosino, Anna Maria Angelucci, Alessandro Antonucci, Luigi D’Alimonte, Sara Davidovics, Sabino de Nichilo, Ivana Galli, Paolo Garau, Emanuela Mastria, Guido Pecci, Marco Piantoni, Angela Maria Piga, Roberta Recanatesi, Nordine Sajot, Alberto Timossi.

L’esposizione collettiva spinge lo sguardo del fruitore attraverso gli immaginari degli autori tra riflessioni sulla dimensione corporea nella sua consistenza estesica, morfogenetica, sintattico figurativa, sulle strutture nelle loro dinamiche organico-tensive e metamorfiche, su misure, bilanciamenti, squilibri e articolazioni simboliche.

L’impronta tensivo-emotiva del corpo scultoreo si articola nell’intenzionalità conoscitiva del fruitore: il processo percettivo, ampliato nella varietà e complessità delle opere esposte, attiva una reciprocità interstrutturale istintiva della visione che instaura un legame sensibile, relazionale, di prossimità e dialettica tra oggetti artistici e corpo, nella realtà dell’interazione e nella compresenza mutevole di nuovi e rinnovati equilibri nello spazio raccolto della galleria.

Sabino de Nichilo, Revenant, 2020, gress, smalti, lustro oro, legno, fibra vegetale, 35 x 80 x 25 cm

Nell’opera Revenant di Sabino de Nichilo germinazioni di materiale ceramico e radici lignee, lavorate e restituite dal mare sulle coste pugliesi, si compongono in tortuose superfetazioni che richiamano eufonie antiche, conformazioni mutevoli che sembrano muoversi ed espandersi nello spazio, invadendolo e avvolgendolo in una danza tentacolare e snodata. Gli smalti e gli elementi in oro trasformano la materia ceramica in preziose concrezioni che si legano a strutture formali naturali, dando vita a nuove conformazioni organiche in cui preesistenze di natura si animano e trasmutano nell’invenzione artistica, capace di estendere e contenere l’essenza vitale, la memoria della materia e le transizioni in divenire.

Antonio Ambrosino, Attimi in blu #1, 2017,dalla serie Attimi, tecnica mista su EPS, 28 x 28 x 7 cm

L’International Klein Blue nell’opera Attimi in blu #1 di Antonio Ambrosino conduce l’osservatore in un compendio compositivo ritmico, un soffio di monocromia assoluta, dalla vellutata tattilità, che armonicamente si accorda come scala diatonica alla combinazioni spaziali, nelle frontali verticalità ascendenti e discendenti insieme.

Nordine Sajot, Cuillères, 1999, fusione di alluminio, cera, 3 x 10 x 19,5 cm

Il trittico scultoreo Cuillères di Nordine Sajot  unisce gestualità e condivisione, linguaggio e convivialità, formulate nella realizzazione formale del primo, più antico ed essenziale, strumento per la nutrizione: il cucchiaio. L’opera, in una dimensione corporea dialogante e interagente con i cambiamenti culturali, si interroga sul processo generativo del nutrimento, reale e simbolico, e sull’espressione comunicativa nell’evoluzione antropica.

Alberto Timossi, Senza titolo, 2020, ceramica,PVC, smalto, 36 x 18 x 29 cm

Nella ceramica Senza titolo, di Alberto Timossi, il taglio tronco nella corporeità, trasformata e ricomposta nell’anatomia scultorea, amalgama molteplicità formali, concavità, rilievi e sporgenze in una relazione organica vitale che piega la materia in annodamento e movimento intracorporeo che si riflette nella varietà e sempre nuova riformulazione del punto di vista da parte del fruitore.

Sara Davidovics, Mater, 2020, ferro e tufo, 40 x 26 x 40 cm

Nell’opera Mater di Sara Davidovics la pietra è archetipo della madre, fecondazione, origine e radicamento che si offre alla lacerazione, al patimento, alla fenditura viscerale, manifestando l’azione cruenta inferta, la matrice terrena, la tenacia coesiva e vitale, la ferma dignità che la sostiene.

La corporeità come campo espressivo esperibile, perennemente e preminentemente relazionale, nella mostra Pezzi Unici 4 è momento e luogo di mediazione armonica e intromissione diacronica che agisce invariabilmente nella percezione e comprensione, consapevolezza e comunicazione tra soggetto e oggetto in un continuo incontro di forme generative in campo fenomenologico, semantico, linguistico.

Nicoletta Provenzano

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.