MusicaPrimo PianoTeatro e DanzaCoreutiche riflessioni: danza contemporanea e cultura pop come nuovo orizzonte dell’espressione artistica?

Alessandra Battaglia Alessandra Battaglia23 Luglio 2019
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2019/07/wfqwfqwfe.jpg

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una nuova tendenza nell’ambito della danza contemporanea: la collaborazione tra importanti coreografi e famosi personaggi del panorama musicale internazionale. Sebbene finora ci siano stati pochi esempi, artisti della danza contemporanea sono stati coinvolti nella realizzazione di video musicali. Akram Khan e Sidi Larbi Cherkaoui sono i principali nomi in questa nuova tendenza.

Il videoclip, retaggio della cultura musicale degli anni Novanta, è un dei tanti prodotti dell’industria musicale e scontato passaggio per il lancio di una nuova hit. Questi video grazie alla collaborazione di importanti nomi della danza diventano suggestive, seppur brevi, opere coreografiche.

In questa nuova esperienza Sidi Larbi Cherkaoui si proclama vero pioniere. Coreografo 43enne di padre marocchino e madre fiamminga, l’eclettismo e la continua sperimentazione sono le sue caratteristiche. Negli anni ha indagato diversi generi dell’espressione corporea, dalla danza contemporanea al flamenco, dalla danza tradizionale indiana alle discipline dei monaci Shaolin, affermandosi quale maggior esponente della danza contemporanea europea. Fondatore della sua compagnia Eastman, ha firmato anche la regia di alcune messe in scena di opere liriche per il Bayerische Staatsoper.

Già nel 2012 il coreografo collabora con il gruppo musicale islandese Sigur Rós, creando la coreografia di Valtari, brano tratto dall’omonimo album e pubblicato come uno dei 16 short film creati per il progetto. L’album, infatti, nasce come opera elegiaca e racconto poetico, 14 film-maker hanno creato liberamente un cortometraggio a seconda di ciò che veniva loro suscitato nell’ascolto dell’album. Nel cortometraggio del brano Valtari, le atmosfere surreali e contemplative create dalla musica elettronica del gruppo si fondono con la coreografia di Sidi Larbi Cherkaoui, raccontando un tenero quanto contorto incontro tra due persone; la poetica espressa attraverso il floorwork e i movimenti fluidi, abbinati a una regia (Christian Larson) impeccabile, ci raccontano di una storia d’amore fatta di sguardi e incontri attesi e desiderati.

Il coreografo belga-marocchino nella sua continua sperimentazione approda nel 2017 alla produzione, regia e coreografia del videoclip I will fall for you sul brano Land of all del musicista francese Yoan Lemoine, conosciuto come Woodkid, produttore del videoclip assieme alla compagnia Eastman e Ballet Vlaanderen. Cambia la tecnica ma non lo stile del coreografo. Il passo a due, interpretato dai danzatori Drew Jacoby e Matt Foley, è basato sui temi della lontananza, dell’amore e della memoria. La coreografia gioca sull’interdipendenza, la condivisione del peso corporeo e il sorreggersi l’un l’altro. Cadute e risalite continue sono il filo conduttore dei movimenti. L’ambiguità fisiognomica tra i due danzatori, di cui in molti passaggi si fatica a identificare chi sia l’uomo e chi la donna, amplifica questo gioco continuo di rimandi e scambi; l’equilibrio arrendevole e l’accoglienza sono la lettura coreografica del brano.

Nel panorama musicale un’altra collaborazione artistica che ha suscitato un certo interesse e successo è quella di Akram Khan e Florence + The Machine. La indie rock band inglese, guidata da Florence Welch, pubblica nel giugno 2018 il brano Big God, dall’album High as Hope. Il videoclip, diretto da Autumn de Wilde, è coreografato da Akram Khan e dalla stessa Florence Welch. I movimenti animaleschi, visivamente molto accattivanti, accompagnano gli elementi tipici del lavoro coreico di Akram Khan.

Akram Khan è coreografo e danzatore britannico di origini del Bangladesh. Ha iniziato da bambino a studiare danza tradizionale indiana, Kathak, per poi perfezionarsi nella danza contemporanea. I suoi lavori si basano sulla ricerca di rinnovamento dell’antica tradizione del Kathak, sviluppando un continuo dialogo con la danza contemporanea. Nei suoi lavori accoglie e intreccia alla ricerca coreica le suggestioni delle nuove tecniche multimediali.

Il brano Big God parla di un vuoto nell’anima, la cantante Florence Welch si sente vuota perché l’amato non ricambia il suo amore e non riuscendo a dormire si rivolge a Dio. Nello specifico si fa riferimento al fenomeno del ghosting; la danza che ne risulta fuori è al tempo stesso di protesta e celebrativa, creando immagini di forte impatto visivo attraverso l’elemento dell’acqua, infatti la cantante e le danzatrici sono immerse in un nero specchio d’acqua.

Infine Sidi Larbi Cherkaoui e Beyoncé è l’ultimo esempio di questa tendenza, con i videoclip di Apeshit e Spirit. Beyoncé nel 2011 aveva suscitato un certo scalpore nella comunità di danza contemporanea quando uscì il video Contdown, in cui aveva “trollato”, ovvero citato pesantemente e palesemente, Rosas danst rosas (1983) di Anne Terese De Keersmaeker. Questo fatto scatenò diversi rumors tanto che la De Keersmaeker citò in giudizio Beyoncé per aver plagiato la sua coreografia. La querelle è ancora in atto e molti hanno seguito l’evoluzione della vicenda, che ancora non trova una conclusione.

Beyoncé, perciò, non sembra affatto estranea al mondo della danza contemporanea e lo conferma con la collaborazione con il nostro già citato coreografo belga-marocchino. Un primo contatto tra i due era avvenuto per la cerimonia dei Grammy nel febbraio 2017, quando Cherkaoui creò per la cantante un universo poetico, una sorta di pittura umana con le sue danzatrici. Il successo di questa collaborazione è esploso con il videoclip, pubblicato a giugno 2018, di Apeshit dei coniugi Carters, Jay-Z e Beyoncé. Qui Sidi Larbi Cherkaoui creò una serie di movimenti che andavano a enfatizzare il tema del black power del brano, molto femminista, incarnato dalla stessa Beyoncé. Vi è un aperto confronto tra il grido di vittoria e autorealizzazione dei coniugi Carters e la cultura europea, tutta occidentale (per non dire “bianca”) rappresentata nel Museo del Louvre di Parigi. Per creare la sintonia con l’ambientazione il coreografo ha voluto dare alle 13 danzatrici di Beyoncé l’immagine di statue di dee, con movimenti delle braccia e delle anche molto fluidi, in contrasto con la musica rap e trap del brano.

Di pochi giorni fa è l’ennesimo successo della cantante americana, con la pubblicazione del videoclip Spirit, qui il duo artistico Beyoncé e Cherkaoui contribuiscono a immortalare la storia The Lion King della Disney. Nella costruzione coreografica le frasi di movimento sono ispirate dalla natura, dal fluire dell’acqua e del vento, alternati a movimenti incalzanti che richiamano la tradizione delle danze tribali africane.

La nuova tendenza sembra, quindi, aver scalfito il muro invisibile, ma ben presente, che separa due mondi appartenenti al vasto continente dell’arte. L’industria musicale e la danza contemporanea stanno iniziando ad avere i primi contatti. Questo potrebbe favorire, dunque, una diffusione tra il pubblico della cultura della danza contemporanea? La tendenza aiuterebbe, certamente, una maggiore conoscenza degli artisti della danza e soprattutto aprirebbe a una diversa prospettiva economica.

Fino adesso la danza contemporanea si è sviluppata in un ristretto circuito dello spettacolo dal vivo. Se prendiamo l’esempio dell’Italia dove lo spettacolo dal vivo e la danza sono finanziati interamente, o quasi, dallo Stato, in tutte le sue fasi dalla produzione alla messa in scena, finanche la formazione non solo artistica ma anche del pubblico, l’apertura dei coreografi a collaborazioni con artisti della musica pop potrebbe aprire a prospettive molto interessanti, garantendo una maggiore conoscenza dell’arte coreutica a un vasto pubblico. Lo spettatore potrebbe in questo modo sviluppare una sensibilità diversa, abituarsi a suggestioni e immagini oniriche, quanto estremamente curate, e così apprezzare questi videoclip, diventando anche un spettatore di danza a teatro.

In sostanza stiamo assistendo al miscuglio, che necessita di un’azione esterna per l’unione di due diversi elementi (prendendo in prestito la metafora dalla chimica), che scalfirebbe la rigida separazione delle arti. Questa permeabilità delle due sfere artistiche potrebbe portare alla realizzazione di piccole opere musicali e coreutiche a disposizione di un vastissimo pubblico.

Alessandra Battaglia

Alessandra Battaglia

Citando liberamente Pina Bausch, direi: Dance study otherwise you're lost. Performer e danzatrice, coltivo l'arte coreutica fin da piccola, perfezionando la danza contemporanea, il teatrodanza e la ricostruzione coreografica di danze antiche. A coronamento di questa passione ho conseguito due lauree - una in Storia della Musica, una in Storia della Danza.