LetteraturaPrimo PianoConsigli di lettura: “Le Sette Morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton

Giulio Valeri7 Maggio 2019
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2019/04/scscw.jpg

Un uomo si risveglia in un corpo che non è il suo. Urla un nome, Anna, ma ignora chi sia la donna e perché lo stia facendo. Non ricorda neanche il suo stesso nome, né dove si trovi. È mattina e la foresta che lo circonda è fitta e battuta dalla pioggia. L’uomo si inoltra al suo interno in cerca di risposte, ma ad attenderlo troverà altre domande: la donna che viene uccisa davanti ai suoi occhi si chiama davvero Anna? Perché prima di sparire l’assassino gli dà una bussola indirizzandolo verso est?

L’uomo non ha scelta, se non procedere nella direzione suggerita fino ad arrivare alla magione Blackheath. Ne conoscerà gli ospiti, tra cui la figlia dei proprietari Thomas e Helena Hardcastle, aristocratici in rovina che hanno organizzato una grande festa in maschera. Durante l’evento, nuovi interrogativi affliggeranno il protagonista. Oltre al mistero della sua identità e quella di Anna, dovrà risolverne un altro per fuggire da Blackheath: chi ha ucciso Evelyn Hardcastle? Se fallirà, rivivrà lo stesso giorno incarnandosi in un altro ospite. Ma se dovesse finire i corpi di cui impossessarsi, cosa succederebbe?

L’incipit del romanzo d’esordio di Stuart Turton è al cardiopalma, lo sviluppo incalzante, la struttura impeccabile: nonostante la complessità dell’intreccio, ogni elemento che compone il puzzle narrativo è al suo posto e accessibile a ogni tipo di lettore. Le recensioni gridano al miracolo, a un romanzo «totalmente originale e unico», «stupefacente» e «geniale». Tuttavia, se «ogni testo si costruisce come un mosaico di citazioni, assorbimento e trasformazione di un altro testo», come Julia Kristeva suggerisce nel saggio del 1967 Bakhtine, le Mot, le Dialogue et le Roman, è possibile individuare nell’opera di Turton una sensibilità in linea con le modalità narrative postmoderne che dagli anni Sessanta a oggi si sono dimostrate efficaci per raccontare la non linearità del tempo e a unire diversi generi narrativi in modo credibile.

Dell’esordio di Turton, scritto in uno stile elegante e ricco di metafore ricercate, non se ne ha mai abbastanza: le sue influenze narrative sono in grado di trascenderne la collocazione in un genere prestabilito, le 500 pagine che lo compongono tra le più veloci di sempre. Eppure, tra loop narrativi e colpi di scena di un romanzo di puro intrattenimento, non solo vengono distrutte le barriere che alcuni critici eressero per dividere una letteratura “alta” da una “bassa”, ma emergono anche domande d’importanza universale: abbiamo la possibilità di cambiare il corso di eventi che potrebbero essere già stati scritti? Il futuro è una promessa a cui possiamo sottrarci? Al finale l’ardua sentenza.

Giulio Valeri

Ha studiato lingue, suonato con vari gruppi e viaggiato dalla Norvegia alla Nuova Zelanda. Cerca storie che lo stupiscano; non importa di che genere, purché abbiano qualcosa di interessante da dire.