«Io sono vivo, voi siete morti». O almeno così credono Glen Runciter in Ubik, uno dei più celebri romanzi di Philip K. Dick, e il protagonista senza nome di Dissipatio H.G. di Guido Morselli. In entrambe le opere la distinzione tra i vivi e i morti si complica: in Ubik attraverso un finale oscuro, in Dissipatio H.G. grazie a riflessioni esplicite.
Il protagonista senza nome di H.G. decide di uccidersi perché «vittima di una mafia». Una mafia che lo incatena in un frammento di realtà da cui non ha scampo, se non con un proiettile in testa. Al risveglio l’amara scoperta: la Dissipatio Humani Generis preconizzata dall’autore latino Giamblico a cui il titolo allude, l’evaporazione del genere umano a eccezione di un prescelto. Ma come può un suicida essere un prescelto?
Concluderò che sono il prescelto, se suppongo che nella notte del 2 giugno l’umanità ha meritato di finire, e la dissipatio è stata un castigo. Concluderò che sono l’escluso se suppongo che è stata un mistero glorioso, assunzione all’empireo, angelicazione della Specie.
Realtà? Finzione? Forse è tutto un sogno, un “itinerarium mentis in Mortem” di un suicida in preda a un delirio solipsistico che si interroga su cosa significa essere morti. L’esito non è rassicurante:
Siamo morti a tutto ciò che non ci tocca o non ci interessa. Della miriade di eventi che si verificano ogni giorno, ne conosciamo solo alcuni, e di solito indirettamente. Morire biologicamente è il perfezionarsi di uno stato in cui ci troviamo già ora.
Il libro di Morselli è un’opera per pochi: non c’è narrazione come in Ubik, di gran lunga più accessibile, ma riflessione che poggia sulla vasta cultura umanistica del suo autore. I riferimenti intertestuali sono molti, la voce unica e influente; i suoi echi risuonano tra le pagine di vari autori italiani contemporanei. Affine anche alle visioni post-apocalittiche di Richard Matheson, Dissipatio H.G. è uno dei tanti esempi di opere di genere italiane dall’elevata qualità letteraria. Accanto alle storie fantastiche di Italo Calvino e i vertiginosi racconti di Dino Buzzati, Dissipatio H.G. è uno dei testi che ha permesso alla letteratura italiana contemporanea di svilupparsi in direzioni che riammettono lo sconfinamento nel fantastico dopo anni di oblio e disinteresse da parte della critica.
Un testo spaventoso, se si pensa che il suo contenuto ha una macabra corrispondenza con la realtà: Guido Morselli ultimò il romanzo nel 1973, lo stesso anno in cui si tolse la vita. Per farlo utilizzò la stessa arma del protagonista di Dissipatio H.G., una Browning 7.65, definita nei suoi diari e nello stesso romanzo «la ragazza dall’occhio nero». Se al risveglio abbia fatto la stessa scoperta del suo alter-ego non è dato saperlo. Tuttavia, l’esistenza di individui che affrontano con passività la vita «subendola», come direbbe Morselli, senza tendere a nulla per renderla significativa, è certa. In questo senso, non sono più vivi di un suicida che riflette sull’esistenza.

Giulio Valeri
Ha studiato lingue, suonato con vari gruppi e viaggiato dalla Norvegia alla Nuova Zelanda. Cerca storie che lo stupiscano; non importa di che genere, purché abbiano qualcosa di interessante da dire.