ArtePrimo PianoClaudio Imperatore in mostra al museo dell’Ara Pacis

Martina Scavone3 Agosto 2019
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Dal 6 aprile al 27 ottobre gli ambienti espositivi del museo dell’Ara Pacis ospitano una mostra dedicata al quarto imperatore romano della dinastia giulio-claudia. Nato nell’agosto del 10 a.C. a Lugdunum, l’odierna Lione, Tiberio Claudio Druso era destinato a diventare il successore di Caligola, suo nipote. Sebbene gli storici romani ne forniscano una descrizione tutt’altro che lusinghiera, reputandolo un uomo dalle dubbie capacità fisiche ed intellettuali, le fonti e le testimonianze archeologiche aprono degli scenari inaspettati, rivelando un uomo nutrito di studi, appassionato di storia e capace di compiere delle scelte innovative. Si giunge così ad una rivalutazione della personalità di Claudio, il quale venne acclamato imperatore a cinquantuno anni non con legale adozione, bensì dal corpo dei pretoriani, gli stessi responsabili della morte di suo nipote Caligola. È per tale ragione che, al momento della proclamazione, egli si mostrò più timoroso che entusiasta di ricoprire il ruolo di Imperatore con il titolo di Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, il primo – fra l’altro – ad aver avuto i natali fuori dalla penisola italica.

La mostra, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con il Musèe des Beaux Arts di Lione, dove si è tenuta una prima edizione tra il 1 dicembre 2018 e il 4 marzo 2019, vuole dunque raccontare la personalità e l’operato di Claudio, cercando di approfondirne il carattere e le capacità politiche e tecnico-amministrative. Ma non è tutto, poiché i curatori hanno deciso di dedicare uno spazio e un’attenzione particolare anche alle figure più importanti che hanno orbitato attorno all’imperatore: il già citato Caligola, le mogli Messalina e Agrippina, nonché il fratello Germanico. Quest’ultimo, in particolare, viene ricordato per la stima di cui godeva da parte dei legionari, che era tale da consentirgli, se avesse voluto, di prendere il potere mettendo da parte il padre adottivo, Tiberio.

François André Vincent, Germanico seda la rivolta nel suo accampamento, 1768, Parigi, École nationale supérieure des beaux-arts

Ma il destino di questo giovane non era diventare imperatore, egli intraprese infatti la carriera militare e divenne celebre per le sue spedizioni in Germania (14-16 d.C.). Fu la devota moglie Agrippina maggiore a riportarne le ceneri a Roma dopo la sua morte, avvenuta in circostanze misteriose ad Antiochia il 10 ottobre del 19 d.C. In seguito, ella venne condannata all’esilio dallo stesso Tiberio, che la fece relegare sull’isola di Pandataria, l’odierna Ventotene, dove si lasciò morire di fame fino a spirare, il 18 ottobre del 33 d.C. Lasciò sei figli avuti da Germanico, fra i quali Agrippina minore, la quale divenne la quarta ed ultima moglie dell’imperatore Claudio, suo zio. Talmente forte era l’amore che egli nutriva per la donna, che decise di adottare il figlio da lei avuto dal precedente matrimonio: Nerone, destinato a diventare il suo successore. Ben più movimentata e turbolenta fu, al contrario, la vita di colei che precedette Agrippina in qualità di imperatrice al fianco di Claudio: Messalina. Nota per la sua bellezza, nonché per il suo carattere inquieto, di lei si narrano le storie più torbide, come che si prostituisse nei bordelli sotto il falso nome di Licisca, dove si offriva a marinai e gladiatori per qualche ora al giorno. Quel che è certo, invece, è che la donna intraprese una relazione amorosa con Gaio Silio e che quando l’imperatore Claudio lo scoprì decretò la morte dei due amanti.

Messalina con il figlio Britannico, Parigi, Louvre

Nel complesso, la mostra si presenta ben articolata ed invita il visitatore a scoprire le varie sfaccettature della vita e del contesto in cui l’imperatore Claudio visse, nonché delle personalità che ruotavano intorno ad esso e di come questi ne segnarono le scelte e furono determinanti per lo svolgimento di determinati eventi storici. I curatori si sono inoltre avvalsi di supporti tecnologici di ultima generazione, come immagini in movimento riprodotte sulle pareti e proiezioni audio-video di eccezionale livello qualitativo. Interessante poi la scelta di accostare pitture, sculture, reperti archeologici di varia natura, incisioni a stampa e persino pellicole cinematografiche, dando vita ad un’esposizione satura di stimoli ed estremamente moderna, pur nella tematica trattata.

Tabula Claudiana, 48 d.C.

L’opera di maggior rilievo, fra quelle esposte, è senz’altro la Tabula Claudiana, una tavola in bronzo sulla quale sono impresse le parole che Claudio pronunciò nel 48 di fronte ad un Senato ostile, per consentire all’élite gallica di accedere alle massime magistrature, parole che risuonano nel lodevole resoconto che ne fa Tacito. L’ultima sezione della mostra è infine dedicata alle imprese militari compiute da Claudio e, nello specifico, alle conquiste in terra Britannica, di cui egli andava particolarmente fiero. Infatti, al di là delle ragioni politiche, economiche e militari della spedizione, non va dimenticata una considerazione forse più importante, di natura psicologica: dimostrare a tutti di essere il degno figlio del conquistatore della Germania, Druso.

Charles Lebayle, Claudio proclamato imperatore, 1886, Parigi, École nationale supérieure des beaux-arts

Pertanto, l’esposizione riesce nell’intento di offrire una ricostruzione dell’ambiente della corte imperiale nella Roma della metà del I secolo d.C. La morte di Claudio, circondata da sospetti, proprio come quella che era toccata in sorte molti anni prima al fratello Germanico, determinerà la sua divinizzazione, la promozione di un tempio a lui dedicato sul Celio e l’ascesa al soglio imperiale del figlio di Agrippina, Nerone.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.