HomeCategoryLetteratura Archivi - Pagina 2 di 36 - La Citta Immaginaria

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In poesia e in prosa, fin da quando si è piccoli e si iniziano a muovere i primi curiosi e incerti passi nel mondo dei libri, ci si imbatte subito in una figura retorica usata e strausata sin dalle origini della letteratura antica: si parla, naturalmente, della signora metafora, che indica – proprio come vuole l’etimologia – un trasferimento di significato. Dire qualcosa in senso figurato e, nella finzione, rendere la realtà meglio di quanto...

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La poesia lirica greca venne sostanzialmente inaugurata da Archiloco, che rappresenta il maggiore esponente della poesia giambica, assieme a Semonide e a Ipponatte. Tale genere, che prende il nome dal metro adoperato (il giambo, appunto), venne trasformato in una forma d’arte elevata proprio da Archiloco, che lo perfezionò – secondo le ipotesi più seguite – a partire dalla tradizione di un antico culto misterico riservato alla dea Demetra. Un segno distintivo della poesia giambica è l’invettiva,...

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Nell’ambito della sconfinata produzione di Luigi Pirandello, un posto particolare occupano le novelle. Il poeta agrigentino le scrisse, in maniera più intensa, nei primi quindici anni del Novecento; si tratta di una vasta produzione destinata alla pubblicazione su quotidiani o riviste. Esse furono comunque raccolte in volumi: il primo fu Amori senza amori, a cui seguirono Beffe della morte della vita, Quand’ero matto e molti altri, fino a Berecche e la guerra. La sistemazione globale – in...

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«Dunque la morte di una bella donna è, fuor di discussione, il più poetico tema in tutto il mondo». Così scrisse Edgar Allan Poe nel 1846 in La filosofia della composizione. E questo sinistro assunto sembra essere stato un filo conduttore di buona parte della sua produzione letteraria, indissolubilmente attorcigliata alle drammatiche vicende che si abbatterono sulla sua breve e tormentata esistenza. Quando si pensa alla letteratura dell’orrore, uno dei primi autori ai quali ci...

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Per molti, il primo romanzo della letteratura italiana non è I promessi sposi, ma Ultime lettere di Jacopo Ortis, l’opera scritta in forma epistolare da Ugo Foscolo. Senza entrare nel merito di questa o quella posizione, anche perché la cosa richiederebbe molto spazio, è interessante notare che questi due capolavori lamentano entrambi un’occupazione straniera del suolo italiano, prima ancora che ci fosse un’Italia. Venezia era stata ceduta all’Austria con il trattato di Campoformio, da qui...

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Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno portato gli uomini a interrogarsi sulla propria natura e a riflettere sulla sostanziale caducità della propria esistenza. Gli intellettuali affrontano da sempre questa tematica nelle loro opere, avviando riflessioni detentrici di interrogativi sconfinati e irrisolvibili. La poesia, come al solito, intercetta i dilemmi dell’animo, rendendoli materia di versi ed eternando le domande che connotano endemicamente l’uomo e la sua profondità. L’immagine degli uomini come le foglie percorre – in...

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Esponente illustre – insieme a Cicerone – della prosa filosofica romana, la storia ci restituisce Seneca, secondo quanto ci racconta Tacito, come colui che affrontò la morte con coraggio, serenità e nobiltà d’animo, secondo l’esempio delle “morti filosofiche” di Socrate e di altri grandi del passato. Di sapore ideale ed esistenziale anche la sua produzione; i Dialogi ad esempio. Si tratta di dieci opere per un totale di dodici libri, diversi nell’impostazione rispetto a quelli...

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Nel 1862 venne pubblicato per la prima volta, sulla rivista «Il messaggero russo», il romanzo Padri e figli. Il suo autore, Ivan Sergeevič Turgenev, destò un gran scalpore a causa della tematica affrontata nell’opera: il nichilismo, pensiero ateo e rivoluzionario. A causa del polverone sollevato, Turgenev fu costretto a dare delle spiegazioni e a diminuire la propria attività di scrittore. Nel romanzo egli affronta la questione delle differenze generazionali tra i padri, custodi della tradizione e...

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Fra gli antichi mestieri ormai scomparsi si annovera certamente quello del tintore. Un’attività rilevante per l’industria tessile dell’Occidente medievale che suscitò fin dall’antichità diffidenza e disprezzo. In particolare, nell’Europa medievale cristiana la repulsione per coloro che praticavano l’arte della tintoria fu ancora più forte, manifestata sia nella prassi che nell’immaginario. Per spiegarne il motivo bisogna innanzitutto partire dal lessico, essendo la parola il miglior modo per tramandare significati e ideologie. Come ha analizzato Michel Pastoureau...

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«Rivestì di bronzo lucente e per prima cosa intorno alle gambe adattò le gambiere, belle, rinforzate d’argento sulle caviglie, poi allacciò intorno al petto la corazza che un giorno gli aveva donato Cinira re di Cipro; aveva dieci strisce di smalto nero, dodici d’oro, venti di stagno, serpenti di smalto azzurro si snodavano verso il collo, tre da ogni lato, simili all’arcobaleno che Zeus dispone sopra le nuvole come segno d’augurio per i mortali. Assicurò alle spalle...