Architettura, Design e ModaPrimo PianoCasa Sperimentale Perugini di Fregene: giustapposizioni e contrasti cromatici

Laura Fontanesi Laura Fontanesi16 Settembre 2019
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La Casa Sperimentale Perugini di Fregene colpisce subitaneamente per il netto contrasto con gli edifici limitrofi. Avulsa dal tessuto urbano residenziale circostante, essa nacque come audace sperimentazione architettonica di tre architetti: Uga de Plaisant, Giuseppe Perugini e loro figlio, Raynaldo. Un mutevole e continuo esercizio stilistico, una sorta di Wunderkammer dove ogni componente della famiglia poteva divertirsi a proporre soluzioni ed artifici stravaganti, modificandone incessantemente il progetto in una libera e dinamica sperimentazione di forme e geometrie.

Essa venne edificata tra 1968 e il 1971, cavalcando il clima di contestazione, spasmodica ricerca dell’innovazione e cambiamento socio-culturale di fine decennio.

La costruzione richiama prepotentemente lo stile brutalista, per il massiccio utilizzo di calcestruzzo grezzo e forme marcate. Un gioco di geometrie decise e volumi pronunciati, la cui articolazione nello spazio è caratterizzata da una spiccata plasticità, omaggio alle arti figurative.

La Casa Sperimentale, conosciuta anche come “Casa Albero”, si sviluppa su differenti volumi, aumentandone l’illusione di sospensione tra la fitta vegetazione che la incornicia. Moduli cubici che sembrano fluttuare, si rincorrono ossessivamente. Essi sono saldamente sorretti da una potente struttura di sostegno, caratterizzata da diversi livelli di travi in cemento di altezza differente e da singolari elementi metallici cruciformi rossi. Infissi ed elementi architettonici di acciaio rosso esasperano la dicotomia percepibile tra gli stessi e le pareti grigie di calcestruzzo.

All’interno della casa è avvertibile il medesimo dislivello esterno, pragmaticamente superato grazie all’ausilio di scale. Ciò altresì garantiva ai componenti della famiglia di mantenere una discreta intimità negli ambienti adibiti a zona notte, senza la necessità di pareti divisorie. Dominante uno spazioso ambiente centrale anch’esso edificato su più livelli. I bagni sono facilmente distinguibili in quanto ubicati all’interno di capsule. Elementi predominanti di tale rigorosa giustapposizoione sono il vetro, il cemento e l’acciaio rosso.

Molteplici sono gli spazi fruibili e connessi ad attività ludiche, diffusi nel parco attorno alla casa stessa, come per esempio un annesso sferico in cemento e vetro, “la Palla”, sperimentazione di modulo abitativo sferico, realizzata artigianalmente e contenente all’interno una meridiana; o la originaria piscina sottostante il complesso agglomerato di parallelepipedi, una sorta di fluido basamento da cui l’intera struttura sembra emergere.

L’abitazione è accessibile esclusivamente mediante una rampa di scale, una sorta di ponte levatoio, sempre in acciaio rosso.

Un muro di cinta convesso, costituito dal costante connubio cemento/metallo dipinto di rosso circumnaviga il rigoglioso parco, circoscrivendo la proprietà.

Su alcuni blocchi costituenti la casa, sono riscontrabili delle lettere incise. L’arcano venne svelato da Raynaldo Perugini, il quale asserì che la funzione delle stesse sarebbe stata quella di permettere lo smontaggio e il rimontaggio della struttura, consentendo così, innumerevoli volte, di ridisegnare le geometrie della casa, mutandone drasticamente il volto. Una sorta di casa giocattolo dotata di poliedriche possibilità compositive.

Ad oggi, la Casa Sperimentale, sita nella frazione del litorale romano di Fregene, in via Porto Azzurro, verte in un disastroso stato di abbandono e incuria, molteplici interventi di vandalismo si susseguono insistentemente creando ingenti disagi alla struttura. Essa rimane visibile dall’esterno della recinzione. Sembra vi sia l’intento prossimo di avviare un progetto di recupero, valorizzazione e ripristino dell’improbabile e mirevole complesso. Di recente ha suscitato l’interesse di due architetti, Patrick Weber e Sabine Storp, ricercatori presso The Bartlett, i quali hanno iniziato un progetto fotografico (Andy Tye) e di scansione tridimensionale al fine di preservare il complesso almeno digitalmente. I risultati di tale acribiosa opera di documentazione sono stati visibili sino al 3 marzo 2019 alla Weissenhof Gallery di Stoccarda, in occasione della celebrazione del centenario della fondazione del movimento Bauhaus.

Poco nota ai più, ma decisamente rimarchevole, in quanto iconico esempio di un’eloquenza razionalista, di un’ardita sperimentazione geometrica, di un convulso e febbrile tentativo analitico e innovativo.

Laura Fontanesi

Laura Fontanesi

Archeologa, specializzata in archeologia classica e del Vicino Oriente antico; studiosa di tradizioni funerarie e degli aspetti concernenti l’ambito cultuale. Luddista consapevole, inattuale, solipsista risoluta e tracotante, funesta erinni. Affascinata da parole, storie e arcaici numi. Fervente adepta della vis polemica ed espressiva. Scrivere, narrare, ascoltare, leggere, approfondire, ponderare, ideare, progettare, creare.