Architettura, Design e ModaFotografiaPrimo PianoPaolo Roversi e il Calendario Pirelli del 2020

Avatar Arianna Schiavo16 Maggio 2019
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Paolo Roversi, nato a Ravenna nel 1947, è stato uno dei fotografi italiani più acclamati del mondo. Iniziò a lavorare a soli 17 anni come assistente per un fotografo locale e divenne poi fotoreporter per l’agenzia Associated Press, che gli assegnò il primo importante incarico di documentare il funerale di Ezra Pound a Venezia. Nel frattempo, insieme a un suo amico e collega, aprì nella città natale uno studio fotografico specializzato in ritratti. Fu per lui fondamentale l’incontro fortuito che avvenne agli albori degli anni Settanta con il direttore creativo di Elle, Peter Knapp, che gli consigliò di emigrare nella capitale francese, suggerimento che prese evidentemente alla lettera. L’avventura parigina, iniziata nel 1973, sancì l’inizio della florida collaborazione del fotografo con la moda. Si avvicinò alla fotografia di Richard Avedon ed Irving Penn ed ebbe modo di conoscere Guy Bourdin ed Helmut Newton. L’anno seguente il trasferimento ebbe modo di assistere il fotografo inglese Laurence Sackman, da cui imparò il sapiente uso del bianco e nero. Gli anni Ottanta sancirono il punto di partenza di una brillante carriera. Fu uno dei primissimi fotografi a sperimentare con altri formati e fece della Polaroid 20×25 la propria firma. La predilezione per i tempi di posa molto lunghi, l’utilizzo di studi fotografici come location dei propri scatti, le foto in bianco e nero con la resa quasi irreale, furono caratteristiche che avrebbero permesso a Roversi di essere un fotografo unico nel panorama mondiale. Definito da Vogue «uno dei fotografi di moda di maggiore talento dallo stile personale e fortemente riconoscibile», iniziò a collaborare con brand di moda molto importanti – come Yves Saint Laurent, Valentino, Dior – scattando editoriali per Vogue, Elle, Harper’s Bazaar e fotografando nelle campagne pubblicitarie le modelle più famose e ricercate del settore come Kate Moss, Ines della Fressange, Natalia Vodjanova, Milla Jovovich e attrici come Tilda Swinton e Isabella Rossellini.

Che rappresentino un sogno o un pensiero, le fotografie di Roversi sono figlie dell’anima, di concentrazione e riflessione durante i tempi di esposizione molto lunghi, momenti in cui cerca di scavare nel profondo del soggetto, per arrivare «in un’altra dimensione». Non si limita a ritrarre ciò che è, una forma o il colore, ma – senza esser mistico – prova a scorgere oltre quel che tutti gli occhi non potrebbero vedere. Queste «rivelazioni» (termine preferito dal fotografo in riferimento alla fotografia) sono rese ulteriormente emotive dal rapporto che il fotografo ha con la luce. Fondamentale per la resa della foto, ritiene ancora più importante la funzione del buio. Roversi infatti è famoso per i tempi di esposizione molto lunghi che consentirebbero all’anima del soggetto di poter entrare in forte connessione con l’obiettivo.

Saranno fotografie con atmosfere molto profonde, col «sentimento della luce», ad accompagnare il Calendario Pirelli del 2020. Al contrario di come è stato detto da molti, Paolo Roversi non è il primo italiano a essere stato scelto come fotografo per il The Cal – l’edizione del 2012 venne affidata a Mario Sorrenti – ma sarà il primo ad ambientare il servizio fotografico nella città di Romeo e Giulietta, Verona.

Essere coinvolto nel progetto annuale del gruppo Pirelli rappresenta sia per i soggetti ritratti che per chi ritrae un onore e un privilegio. Definito The Cal, venne prodotto per la prima volta nel 1964: vennero incaricati Derek Forsyth come direttore artistico e Robert Freeman (noto per le foto ai Beatles) come fotografo. Pubblicato dal ’64 a oggi, ne sono state prodotte solo 64 edizioni per via della sospensione tra il 1975 e il 1984 dovuta alla recessione economica seguita all’austerity. La rinascita nel 1985 lo riporta ai fasti che lo caratterizzano ancora oggi.

Col cambio di direzione del vertice del gruppo e conscia della necessità di rappresentare un brand che offre prodotti e valori eterogenei – tra cui la ricerca d’eccellenza e di innovazione continua – la comunicazione Pirelli si è rinnovata con successo nel corso degli anni. I progetti fotografici sono diventati sinonimo di buon gusto ed eleganza, veicolo di espressione artistica priva di vincoli e restrizioni. L’inaugurazione del nuovo ciclo del calendario è avvenuto nel 1994 con Herb Ritts che, fotografando una parata di top model tra cui Cindy Crawford, Helena Christensen, Kate Moss e Karen Alexander, ha rafforzato il legame tra il calendario e la moda, rappresentando il momento di svolta del calendario.

Caratteristici del calendario sono anche i nudi artistici, interpretati con varie chiavi di lettura da molteplici artisti. Si ricorda l’edizione del 2014, quando si decise di non produrre un nuovo calendario ma, in occasione del 50° anniversario, venne pubblicata una versione censurata del servizio di Helmut Newton del 1986, che non venne utilizzato all’epoca proprio per l’audacia che lo caratterizzava.

Con l’intenzione di catturare e interpretare la contemporaneità, il gruppo Pirelli approfitta del simbolismo evocato dal numero 2020 che, rimandando all’infinito, evocherebbe la sospensione della concezione di tempo, una delle caratteristiche proprie delle foto di Roversi.

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Arianna Schiavo

Nata nella patria di Ovidio nel 1994, mangia confetti e libri fin da quando ne ha memoria. Spinta dalla passione per il mondo della moda e del giornalismo, si laurea in Scienze della moda e del costume presso la Sapienza. Quando non è impegnata con il lavoro di stylist ed editor, si dedica alle sue passioni: i viaggi, le tradizioni folkloristiche e mostre d’arte e di fotografia.