Primo PianoTeatro e DanzaBreve guida refrigerante agli spettacoli d’acqua attraverso i secoli

Giada Oliva Giada Oliva25 Maggio 2021
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L’acqua ha un’innata natura spettacolare: siamo attratti dalle sue spontanee manifestazioni come cascate o onde alte metri. Questa sua caratteristica è stata sfruttata in diverse epoche dall’uomo che l’ha piegata alle sue esigenze di intrattenimento. E quando l’acqua diviene parte di uno spettacolo non lo fa mai per avere un ruolo marginale, di solito viene impiegata in grandi quantità perché è nell’incommensurabile che risiede la sua capacità di stupire e intrattenere.

Franco Dragone è un direttore e regista teatrale – noto perché negli anni ‘90 ha ideato molti spettacoli del Cirque du Soleil – che si è specializzato in spettacoli acquatici dalle grande dimensioni. Nell’estate del 2017 è stato inaugurato a Dubai La Perle, uno spettacolo permanente realizzato da 65 artisti internazionali che, tra proiezioni 3-D e scenografie tecnologiche, compiono acrobazie nell’acqua. Per l’occasione è stato costruito appositamente un teatro a pianta circolare con una piscina al centro profonda 5 metri e in grado di ospitare fino a 2,7 milioni di litri d’acqua. L’impianto di drenaggio è tale che l’acqua in 90 secondi si asciuga grazie a dei fori disseminati sul palco. Lo show è pensato per immergere il più possibile lo spettatore nel luna park di suoni e colori e gli spettatori, solo 1700 e disposti in 14 file di sedili, occupano gran parte del palco per un’esperienza più immersiva. Nel 2014 a Wu Han in Cina fu realizzato un edificio simile – sempre per andare incontro alle esigenze spettacolari di Dragone – a forma di lanterna, alto 70 metri e con una scena trasformabile in una piscina di 8 metri di profondità e 10 milioni di litri di capienza.

Numeri da capogiro, che non appartengono solo al nostro tempo. Infatti  i Romani potevano anche non disporre degli stessi mezzi tecnologici attuali ma in quanto a desiderio di assecondare idee di grandezza non erano da meno. Molto apprezzate erano le “naumachie”, battaglie navali in cui a combattere per il divertimento del popolo erano schiavi e prigionieri di guerra. Augusto nel I secolo d.C. fece costruire il primo edificio con questa funzione e per l’occasione fu realizzato un acquedotto di 33 chilometri che portava l’acqua a Trastevere e pompava 180 litri di acqua al secondo; una rete di cunicoli sotterranei la faceva defluire rapidamente e per consentire l’accesso delle navi fu creato un grosso canale centrale che collegava l’edificio al Tevere. In precedenza venivano scelte zone pianeggianti vicino al fiume, dove si scavava una fossa di 10 metri che a spettacolo finito veniva coperta e spianata. Insieme alle battaglie, si praticavano altri spettacoli come la caccia di animali esotici – coccodrilli, rinoceronti e ippopotami – importati per stupire le masse e i “tetimimi”, rappresentazioni animate da mimi acquatici che mettevano in scena miti con ambientazioni marine (come Ero e Leandro) oppure singole divinità (come Galatea, Teti, Tritone o le Nereidi, giovani attrici nude che si disponevano nell’acqua per formare un tridente, un remo o una vela gonfia).

In epoca tardo-antica si preferì modificare l’orchestra degli anfiteatri preesistenti per adattarla alle esigenze degli spettacoli acquatici e così modificata assunse il nome di “colimbetra”. Con sicurezza sappiamo che subirono modificazioni l’arena di Verona, il teatro di Ostia Antica, di Argo, di Atene, di Corinto, il teatro di Dafne ad Antiochia, il teatro di Catania in cui le acque del fiume Amemano (sommerso nel 1600 da un’eruzione) venivano convogliate per consentire i vari ludi acquatici, l’arena di Pola in Croazia – l’unica ad avere 4 torri laterali con due cisterne riempite di acqua profumata che all’occorrenza poteva venir spruzzata sul pubblico – e il teatro di Siracusa. Proprio al teatro di Siracusa, il 9 maggio del 2019, è andata in scena la prima della tragedia Elena di Euripide con la regia di Davide Livermore e un palco ricoperto di acqua in cui a naufragare è la memoria della protagonista. Un progetto che fa incontrare antico e contemporaneo: una prua percorribile di una nave emerge dalle acque, gli attori camminano in questo mare e grazie a dei sensori attivano piccoli zampilli e melodie musicali.

Dal III secolo le “naumachie” furono abbandonate ma secoli dopo, in occasioni particolari, vennero riesumate (come nel 1807 a Milano in onore di Napoleone e nel 1505 a Rouen per il re Enrico II di Francia). Nel Barocco – che è il secolo per eccellenza della spettacolarità e della voglia di sorprendere – sono soprattutto gli aristocratici a ricorrere ai prodigi dell’acqua per trasformare i giardini delle proprie residenze in parchi di divertimento per stupire gli ospiti. Ancora oggi, nel Castello di Hellbrunn Schloss a Salisburgo, si può camminare per i meravigliosi giardini ed essere improvvisamente investiti da getti d’acqua e piccoli scherzi acquatici disseminati con perizia. Nel castello è presente però un’attrazione ben più interessante e in linea con il nostro tema: un teatro meccanico in miniatura che riproduce un villaggio del XVII secolo e in cui 160 figurine in legno si muovono grazie a delle leve e delle ruote azionate dall’acqua. Inoltre un organo idraulico produce una musica che accompagna il gran faticare di questi personaggi intenti nei loro lavori.

Giada Oliva

Giada Oliva

Romana, classe '85, laureata al Dams in Storia del teatro italiano. Ha studiato per diversi anni teatro e danza contemporanea. Particolarmente curiosa, ama essere una cacciatrice di esperienze e di nuovi punti di vista.