La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR) venne inaugurata il 14 marzo 1876 in un’ala del monumentale Palazzo cinquecentesco del Collegio Romano, sede dell’antica Bibliotheca Secreta o Major dei Gesuiti. È altresì denominata “Biblioteca Vittorio Emanuele II” dal nome della personalità a cui è stata intitolata al momento della sua istituzione nel 1876.

Cento anni dopo, la Biblioteca venne trasferita – insieme al materiale della Biblioteca del Collegio Romano e di quelle di 69 congregazioni religiose – nella nuova sede sita nella zona archeologica del Castro Pretorio, inaugurata il 31 gennaio 1975 e concepita dagli architetti Massimo Castellazzi, Tullio Dell’Anese e Annibale Vitellozzi (esponenti della corrente del Movimento Moderno) secondo un rigoroso funzionalismo e nel linguaggio dell’”international style”. Si tratta di un edificio articolato in quattro settori: il deposito dei libri che si sviluppa su dieci piani, gli uffici, l’atrio e gli spazi per le mostre che occupano un edificio di cinque piani, la Sala Conferenze come struttura a sé stante e le undici sale di lettura su un piano unico, il tutto attraversato da un’ampia galleria centrale.

Per ottemperare ai suoi fini istituzionali, in base alla legge 15 aprile 2004 n. 106 e al successivo regolamento attuativo, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma così come la Nazionale Centrale di Firenze (BNCF), riceve attraverso l’Ufficio deposito legale e pubblicazioni minori una copia di tutto ciò che viene stampato sul territorio nazionale allo scopo di raccogliere e conservare ogni pubblicazione italiana: da ciò derivano gli oltre 7 milioni di volumi (numerosi i fondi) e opuscoli, gli 8.000 manoscritti, i 2.000 incunaboli, le 25.000 cinquecentine ed i 50.000 periodici, a cui si aggiungono 20.000 carte geografiche. L’incremento delle raccolte della Nazionale, assicurato anche dai doni e dagli acquisti, ha privilegiato nel tempo l’indirizzo storico-umanistico, senza tuttavia trascurare l’evoluzione degli studi scientifici.
Dal 1886 la Biblioteca cura la pubblicazione del Bollettino delle opere moderne straniere (BOMS) ed ha curato altresì la pubblicazione dell’Indice generale degli incunaboli (IGI, 1943-1981).
Nel 1989 ha costituito il Centro nazionale per lo studio del manoscritto, che conserva oltre 100.000 microfilm di manoscritti posseduti dalle principali biblioteche italiane, pubbliche e private.

Nel complesso, la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma raccoglie numerose opere rare, di valore o particolarmente significative, tra cui il manoscritto dei Vaticinia di Nostradamus: una raccolta di ottanta immagini acquarellate raffiguranti profezie, avvenimenti e personaggi, rilegate sotto forma di codice, scoperte nel 1982 dalla giornalista Enza Massa proprio all’interno della stessa Biblioteca. In una scheda originale dei padri certosini allegata al manoscritto, da allora attribuito a Nostradamus, si afferma che il codice venne portato a Roma dal figlio, César de Notre-Dame, per essere donato al cardinale Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII (pontefice dal 1623 al 1644).

La Biblioteca Lancisiana venne fondata nel 1711 da Giovanni Maria Lancisi (1654-1720), illustre medico e archiatra pontificio di Innocenzo XI (1611-1689) e Clemente XI (1700-1721), per utilità dei giovani medici tirocinanti. Inaugurata il 21 maggio 1714 alla presenza di papa Albani, la Lancisiana si afferma sin da subito quale importante centro per lo studio della storia della medicina. La Biblioteca trova posto nel Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, al piano nobile del cinquecentesco Palazzo del Commendatore; qui, lungo il perimetro della loggia, corre un fregio cinquecentesco di scuola salernitana con paesaggi, figure simboliche e stemmi papali. Dal loggiato si ha poi accesso alla più prestigiosa delle sale, il salone delle feste, detto “Salone del Commendatore”, contraddistinto dalla presenza di meravigliosi affreschi di mano di Jacopo e Francesco Zucchi raffiguranti finti arazzi alternati agli stemmi degli Aldovrandi e del Santo Spirito (contraddistinto dalla tipica croce detta “di Lorena”); agli angoli, invece, compaiono effigi di festoni di fiori e frutta.
Dal Salone, oltre che direttamente dal Loggiato superiore, si accede alla Biblioteca, che si compone di due ampie sale: la prima, costituita da un atrio e da un vestibolo, e la Sala di Lettura. Quest’ultima è arredata con armari settecenteschi e presenta sulla volta diverse epigrafi marmoree, nonché un superbo affresco del XVIII secolo attribuito a Gregorio Guglielmi (1714-1773); conserva infine due globi del XVII secolo del geografo Vincenzo Coronelli (1650-1718). Vale la pena render nota una curiosità che interessa tale ambiente: dietro ad una delle pareti della libreria vi è una finestrella che consentiva ai vari Commendatori che si sono succeduti nella gestione dell’Istituto il controllo dell’operato del personale addetto all’assistenza degli ammalati.

In origine, le due ampie sale erano la residenza dei Precettori del Sacro Ordine Ospitaliero, fin quando il Commendatore Sinibaldo Doria (1664-1733) acconsentì alla trasformazione delle antiche stanze così come oggi ci appaiono, secondo il disegno e la guida dell’architetto Tommaso Mattei (1652-1726).
Ed è proprio in questi spazi che, nel corso dei secoli, finì per prender forma il ricchissimo corpus della Biblioteca, che conta circa 20.000 volumi, tra cui 375 manoscritti, 1.628 cinquecentine e circa 60 incunaboli, suddivisi in tre fondi principali: il “Fondo Lancisi”, che raccoglie l’insieme dei libri (XIII-XVIII sec.) provenienti dalla Biblioteca di Giovanni Maria Lancisi e da questi donati all’atto della fondazione della Biblioteca; il “Fondo Severino”, del quale fanno parte l’insieme dei manoscritti seicenteschi contenenti opere di Marco Aurelio Severino, medico e scienziato calabrese vissuto tra il XVI ed il XVII secolo; il fondo “Nuova Acquisizione”, che comprende tutti i manoscritti per i quali è possibile escludere l’appartenenza al nucleo lancisiano.
È dunque possibile affermare che la Biblioteca Lancisiana di Roma, attualmente patrimonio di proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale Roma 1, custodisce il più prezioso nucleo di volumi di carattere medico e scientifico, tra cui spiccano per rilevanza tre manoscritti miniati poco noti ma di notevole pregio: due codici in latino legati al magistero di Avicenna e il più conosciuto Liber fraternitatis dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, contenente la raccolta di migliaia di firme autografe di Papi, Re, nobili e popolani di tutto il mondo cristiano che entrarono a far parte della Confraternita Ospitaliera di Santo Spirito, divenendo benefattori a vita dell’Ospedale.
Poiché nel 2003 la Biblioteca ha subìto gravi danni strutturali, è stata temporaneamente chiusa e il patrimonio librario trasferito in un deposito, in attesa del termine dei lavori di ristrutturazione. Ciò nonostante, l’accesso è garantito previo appuntamento.

Martina Scavone
Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.