Fondata da Alessandro VII Chigi (1655-1667) nel 1667 come biblioteca dello Studium Urbis o Sapienza, ovvero l’Università di Roma, la Biblioteca Alessandrina fu ideata dall’architetto Francesco Borromini (1599-1667) che ne disegnò il grande salone monumentale, attiguo alla Chiesa di Sant’Ivo, all’interno del Palazzo della Sapienza.

Il pontificato Chigi rappresentò, non a caso, uno dei momenti di maggior fulgore dell’Archiginnasio romano: a partire dal Seicento le tesi di laurea si discutevano nell’Aula Magna e, concluso il cantiere borrominiano, nella Biblioteca Alessandrina o nella chiesa di Sant’Ivo.

I laureandi presentavano le loro tesi, stampate su grandi fogli adorni di frontespizi allegorici (raccolti in volumi conservati nell’archivio dell’Università) firmati dai più noti artisti del Seicento e del Settecento, i cui soggetti, tratti da un repertorio classico-cristiano di non sempre agile interpretazione, alludono alle virtù sapienziali del laureando o del dedicatario della tesi. Papa Chigi arricchì inoltre l’istituzione universitaria di nuove strutture didattiche: oltre alla Biblioteca borrominiana, chiamata appunto “Alessandrina” in suo onore, il pontefice dotò la facoltà di Botanica di un Orto Botanico ad uso dell’Università, opera questa ricordata da una targa marmorea che campeggia al centro della facciata della chiesa di Sant’Ivo.

Sul finire del 1670, quando fu aperta al pubblico, la Biblioteca possedeva circa 30.000 volumi ed era dotata di un catalogo alfabetico per autori e di un catalogo per materie. Ad oggi, la sua raccolta consta sia di prestigiose collezioni storiche – con prevalente specializzazione umanistica – che di interessanti testimonianze sull’editoria e tipografia romana otto-novecentesca. Attualmente, si contano circa 16.000 edizioni del XVI secolo e più di un milione di volumi ed opuscoli a stampa, tra cui 674 incunaboli, 452 manoscritti, autografi e carteggi, i duplicati della biblioteca Chigiana (1644), i 423 duplicati della biblioteca Vaticana ed una parte della preziosa biblioteca dei duchi di Urbino (1666). Possiede altresì periodici, giornali, disegni, incisioni, fotografie, manifesti e fogli volanti, carte geografiche e materiali multimediali. Nel tempo, inoltre, vi sono confluite numerose donazioni, come il Fondo Vittorio Rossi, il Fondo Schupfer ed il Fondo Chiovenda, solo per citarne alcuni.

Nel 1810 ottenne il diritto di stampa per tutto il territorio dello Stato Pontificio e nel 1870, con la presa di Roma ed il passaggio allo Stato italiano, quello per la provincia di Roma. Divenuti insufficienti gli spazi destinati alle raccolte librarie, nel 1935 l’Alessandrina fu trasferita nella sede attuale, ovvero l’edificio del Rettorato della nuova città universitaria (in Piazzale Aldo Moro, 5), acquisendo anche le tre biblioteche delle Facoltà di Lettere, Giurisprudenza e Scienze politiche. Negli anni ’80 del secolo scorso, infine, l’impianto originale fu ristrutturato per dotare la Biblioteca di maggiori spazi da destinare ai servizi, mentre lo storico Palazzo della Sapienza (su Corso del Rinascimento) è divenuto sede dell’Archivio di Stato di Roma.
Dal 1975 la Biblioteca Alessandrina dipende dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e – in base a quanto previsto dalla L.106/2004 – la Regione Lazio l’ha riconosciuta come istituto per il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico, pubblicati da editori della Provincia di Roma.

La Bibliotheca Hertziana è un noto istituto di ricerca della Società Max Planck dedicato alla storia dell’arte italiana e romana del periodo post-antico e in particolare del Rinascimento e del Barocco, con sede a Roma, nel Palazzo Zuccari, in cima alla Scalinata di Trinità dei Monti. Fondata nel 1913 a seguito di un lascito della mecenate ebrea Henriette Hertz (1846-1913), costituisce uno dei centri di documentazione più importanti al mondo sull’arte italiana con i suoi 300.000 volumi e le 800.000 fotografie conservate nella fototeca.

L’edificio della biblioteca fu realizzato tra i primi del ‘900 e gli anni ’70 dello stesso secolo nel sito dell’antico giardino di palazzo Zuccari; a tale intervento ne sono seguiti altri due: l’importante ampliamento condotto dall’architetto Silvio Galizia (1963-1968) ed il lungo lavoro di ristrutturazione protrattosi dal 1994 al 2012, interamente finanziato dalla Germania, diretto da Enrico Da Gai. Per quanto concerne, invece, la parte dell’edificio dedicata alla Biblioteca, si optò per un’integrale demolizione e ricostruzione, la cui progettazione venne affidata, tramite un concorso internazionale, all’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg. A quest’ultimo si deve, pertanto, la modernissima ed attuale costruzione in acciaio, cristallo e travertino che si sviluppa su otto livelli (di cui due sotterranei) con l’ingresso principale posto lungo via Gregoriana, dove si apre il peculiare portone del mascherone di Federico Zuccari (1539-1609). Baldeweg fu chiamato a fronteggiare una vera e propria sfida architettonica, dovuta in particolare al ritrovamento dei resti della Villa di Lucullo, una dimora del 60. a.C, venuti alla luce duranti i lavori. Infatti, nelle cantine della biblioteca venne scoperta una facciata di epoca repubblicana in opera reticolata dal tracciato piuttosto irregolare, decorata da nicchie coperte da stucchi e pomici, un tempo probabilmente prospiciente ad un portico. A una seconda fase risale invece la decorazione della fascia intermedia con mosaici in paste vitree, che rappresentano architetture e statue su basamenti, ascrivibili al secondo stile.

Come da tradizione, inaugurata nel 1990, ogni due anni la Hertziana assegna il Premio Hanno e Ilse Hahn “per meriti eccezionali nel campo della storia dell’arte”, come riconoscimento e promozione di giovani storici e storiche dell’arte. Inoltre, l’Istituto sostiene la formazione di ricercatrici e ricercatori d’eccellenza attraverso borse di ricerca, field schools e corsi, oltre ad offrire apposite borse di studio a giornalisti e a studiosi in servizio presso istituzioni museali e ad organizzare convegni, seminari e conferenze sui temi di ricerca più attuali.

Martina Scavone
Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.