Architettura, Design e ModaLetteraturaPrimo PianoBiblioteche storiche di Roma: la BiASA

Martina Scavone Martina Scavone18 Gennaio 2020
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2020/01/dsvdfgrg.jpg

La Biblioteca dell’Istituto nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA) è ospitata – insieme all’omonimo museo e alla Soprintendenza per i Beni artistici e storici di Roma – all’interno di Palazzo Venezia, la prima grande opera rinascimentale di architettura civile in Roma, ancora memore della fortezza medievale. L’unicità della BiASA deriva dal fatto di essere la sola Biblioteca specializzata in archeologia e storia dell’arte a livello nazionale, con circa 380.000 volumi (in gran parte collocati nella sede di Palazzo Venezia e nella sede del Salone della Crociera al Collegio Romano), 3.500 testate di periodici, 20.700 unità di materiale grafico (incisioni, disegni, fotografie), circa 2.000 manifesti teatrali e 1.600 opere manoscritte e fondi archivistici.

BiASA, interno

La Biblioteca nasce nel 1875 come raccolta di libri annessa alla Direzione degli Scavi e dei Musei (poi delle Antichità e Belle Arti) del Ministero della Pubblica Istruzione: prima con sede in Piazza della Minerva, poi trasferita nel Palazzo delle Assicurazioni di Venezia. Nel 1914 viene messa a disposizione di una cerchia ristretta di studiosi qualificati: una decisione tanto più necessaria in quanto, con l’inizio della Grande Guerra, il più importante istituto specializzato presente a Roma, l’Istituto Germanico, chiude la sua biblioteca agli utenti italiani. È nel 1915 che la Biblioteca riceve la sua prima cospicua donazione, quella del principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, che consta di 15.000 volumi riguardanti l’arte, l’archeologia, i viaggi, il teatro e la letteratura.

Nel 1922 viene assegnata ufficialmente all’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, fondato solo quattro anni prima per iniziativa di Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti. La Biblioteca trova così la sua sede definitiva nelle sale del piano rialzato di Palazzo Venezia e dal 1929 occuperà anche la Torre della Biscia. Sempre nel 1922 riceve in dono un fondo di circa 30.000 volumi da parte dello scrittore napoletano Rocco Pagliara e nel 1929 acquisisce la prestigiosa collezione di Rodolfo Lanciani (Fondo Lanciani), ricca di stampe, disegni, manoscritti e appunti autografi di topografia romana, fondamentale dunque per l’archeologia e la topografia di Roma e conservata nella sala omonima al quinto piano della Biblioteca. Seguono la donazione dell’orafo Alfredo Castellani nel 1930, la raccolta musicale di Alessandro Vessella nel 1933 ed il lascito di Corrado Ricci nel 1934. Nell’autunno del 1939, per motivi di sicurezza legati all’imminente entrata in guerra dell’Italia, la Biblioteca è costretta a trasferirsi dalla sede di Palazzo Venezia nella Palazzina degli uffici dell’Accademia d’Italia alla Farnesina, dove rimane fino al 1947.

Nel dopoguerra, in occasione del rientro della Biblioteca nella sede originaria, si procede ad una ristrutturazione degli ambienti, che vengono dotati di scaffalature, ballatoi e soppalchi per meglio ospitare il patrimonio librario in continuo aumento. Parallelamente all’incremento delle raccolte, i compiti e le finalità della Biblioteca – che inizialmente coincidevano con quelli dell’Istituto – si sviluppano in modo autonomo e peculiare; infatti mentre l’Istituto assume, già dal 1924, il ruolo di organo di coordinamento e promozione della ricerca, la Biblioteca porta avanti la funzione di servizio di documentazione nel campo dell’archeologia, della storia dell’arte, dell’architettura e delle arti decorative, rivolto non solo agli specialisti, ma anche agli studenti universitari e ad un pubblico più vasto. Questa nuova connotazione assunta dalla Biblioteca viene formalizzata nel 1967 con il suo inserimento tra le biblioteche pubbliche statali, che nel 1975 entrano a far parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (ora MiBACT). Nel 1995, alla precedente denominazione di “Biblioteca dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte” viene sostituita quella attuale di “Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte” (BiASA), un nuovo status che comporta già dagli anni ’60 un aumento della dotazione per gli acquisti. Nel frattempo, si aggravano le difficoltà legate alla sempre più evidente inadeguatezza degli spazi disponibili, rispetto sia all’incremento delle raccolte librarie che all’aumento dell’utenza. Per porre rimedio al problema, nel 1987 la Biblioteca acquisisce nuovi spazi, che tuttavia si rivelano sin da subito largamente insufficienti: parliamo della sala Barbo, situata al piano terreno del Palazzo, concessa dalla Soprintendenza, e della Sala della Crociera, all’interno del Palazzo del Collegio Romano, già sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

La Sala della Crociera, Palazzo del Collegio Romano

Ancora oggi, la Biblioteca incrementa il suo patrimonio sia per acquisto che per dono o cambio; tuttavia – proprio il costante problema degli spazi e la dichiarazione d’inagibilità per l’assenza di una scala antincendio – avevano già portato alla chiusura della biblioteca dal 1985 al 1990 per permettere una nuova ristrutturazione e l’allargamento degli ambienti disponibili. Risale a qualche anno fa la proposta del MiBACT di trasferire la BiASA presso un’altra sede in via della Dataria, così da destinare gli spazi di Palazzo Venezia alla Scuola superiore in Beni culturali e Turismo. Non sono ancora chiare le sorti di questa meravigliosa Biblioteca, ma quel che è certo è che continuerà ad essere un vitale punto di riferimento per i futuri e presenti Storici dell’Arte ed Archeologi, che ogni giorno – ormai da secoli – si affidano ai suoi banconi da lettura per saziare la loro sete di conoscenza.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.