Gli artisti Margherita Giordano, Giovanni Longo, Mattia Morelli e Giulia Spernazza, costituitisi nel collettivo Basement Art Studio, hanno inaugurato lo scorso 22 febbraio una nuova realtà progettuale, di residenza artistica, presso la Fondamenta Gallery, spazio espositivo di Inside Art.
Il progetto si apre con una prima mostra collettiva, visitabile fino all’ 8 marzo, in cui gli artisti propongono e confrontano i propri linguaggi espressivi, definiti e differenti l’uno dall’altro, ma improntati alla ricerca di un fragile equilibrio tra uomo e natura, nell’inevitabile scorrere di un ciclo vitale, tra lo spazio del se’ e la relazione intima e prossima con memorie ancestrali che si collegano al tutto.

La pittura di Margherita Giordano vive in forme archetipali, in pigmenti alchemici, in grafie esoteriche.
Gli Arcani dei Tarocchi di Marsiglia, appuntati sui taccuini dall’artista durante i suoi viaggi, vengono presentati in mostra nella loro versione stampata, accompagnando il fruitore in un percorso attraverso i misteri dell’essere, in messaggi e disposizioni, in cui trovare simbologie e racconti del proprio se’, immagini e aperture rituali, forme determinate e multiple che sono all’unisono con la natura dell’individuo nel suo valore collettivo.

Un ciclo emozionale e appercettivo si compie attraverso espressioni e forme percettive primigenie, fertili peregrinazioni nei territori del simbolo.
Giovanni Longo, nel legno lavorato dalle acque e dalle mani, compone fragili resti di scheletri animali in cui nascita e morte sono racchiusi in un’unica forma che dà conto della transitorietà di una esistenza, in un provvisorio passo che si conclude sul terreno e, al contempo, dell’ostinata resistenza della memoria di una vita che detiene ancora le proprie linee verticali, come nell’opera These are not my legs.

Confluente nella riflessione iniziata con Kármán Line nel 2017, nell’ultima opera dell’artista, Conversation with yourself, il confine immaginario si tramuta in una asse d’equilibrio che innalza il volo di uno scheletro d’ala attraverso il contrappeso del nulla, in un dialogo solipsistico in bilico tra evoluzione e mutamento, tra consapevolezza e smarrimento.

La fotografia di Mattia Morelli indaga universi nascosti, crettati sui muri o intrappolati tra i vetri di una finestra. Nel progetto Il cimitero degli insetti l’artista riporta miniature di mondi sepolti, rimasti imprigionati nella luce di ampi finestroni, ingranditi in teleri che filtrano l’illuminazione e incastonano, come dentro vetrini da studio, gli entomi, ormai labili involucri velati con le ali adagiate a terra e le appendici articolate alzate al cielo. Un territorio minuto che lascia il senso di un imminente dissolvimento, di un lento deperire nella speranza del sole.

Con le installazioni di Giulia Spernazza un soffio di poesia attraversa la sala espositiva, arriva dai resti di piccoli arbusti, dai filamenti vegetali che tengono custodite fragili carte, intrise dall’opaca consistenza dei ricordi.

La materia poetica ha la fragilità di un fiore disseccato dal tempo, la delicatezza delle pieghe di una carta asciugata alla luce di un’alba oltre le stagioni di un’esistenza, come nelle opere La casa del vento e il Trittico poesie materiche.

Le poetiche degli artisti si snodano tra pittura, fotografia, video, scultura e installazione in un susseguirsi di risvolti, rafforzati nella pluralità e nel confronto di ogni singola ricerca.

Nicoletta Provenzano
Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.