HomeAuthorAlessandro Amato, Autore presso La Citta Immaginaria

Nato a Milano, conclude gli studi a Torino, dove continua a lavorare nell'ambito critico e festivaliero. Collabora con A.I.A.C.E. e il magazine Sentieri Selvaggi. Dirige rassegne di cortometraggi e cura eventi per la valorizzazione del cinema italiano. Quando capita è anche autore di sceneggiature per la casa di produzione indipendente Ordinary Frames, di cui è co-fondatore.
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Nel cruciale momento in cui il nostro cinema prende definitivamente le distanze dalla fase neorealista, cavalca ancora il successo di Pane, amore e fantasia (1953) di Luigi Comencini e già pone le basi per la futura commedia all’italiana, l’ex partigiano comunista nonché già documentarista Gillo Pontecorvo esordisce nel lungometraggio con La grande strada azzurra (1957). Tratto dal romanzo breve Squarciò di Franco Solinas, sceneggiato con lo scrittore e con il fondamentale apporto professionale di Ennio...

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Settant’anni fa usciva nelle sale Catene (1949) di Raffaello Matarazzo, e con questa pellicola si apriva una nuova fase del cinema popolare italiano ispirata al feuilleton ottocentesco ma derivata direttamente dalla spinta neorealista delle stagioni precedenti. Infatti, se la produzione privilegiava ancora storie d’amore, seduzioni, eroismi e delitti passionali in trame costruite quasi sempre intorno a un processo giudiziario, è pur vero che agli intrighi in costume si sostituirono all’istante drammi di ambientazione contemporanea tra...

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Senza Enrico Vanzina non ci sarebbe mai stato Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. Ci credereste? Eppure è la verità. A quel tempo, infatti, lo sceneggiatore romano, autore col fratello Carlo di pellicole come Vacanze di Natale (1983) e Yuppies (1986), era stato nominato direttore di produzione della Penta Film, società nata da un fragile sodalizio fra il gruppo Berlusconi e la famiglia Cecchi Gori e dall’assorbimento temporaneo della Medusa Distribuzione. L’idillio non durò molto ma...

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«Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti e Anna Magnani» (Jurij Gagarin, a bordo del Vostok in orbita nello spazio, il 12 aprile 1961)   Quando, nel 1945, uscì nelle sale Roma città aperta, critica e pubblico salutarono la rinascita della nostra cinematografia grazie a un’opera che finalmente era in grado di mostrare la realtà. Caratteristica, questa, che presto venne attribuita alla protagonista femminile della pellicola: Anna Magnani. Il documentario di Enrico Cerasuolo,...

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Che cosa rende Riso amaro (1949), opera seconda del regista ciociaro Giuseppe De Santis, un film straordinario? Il perfetto connubio tra urgenza civile e gusto per lo spettacolo popolare? Lo stile “americano” sullo sfondo di un paesaggio italiano da riscoprire? Oppure la nascita di una diva – Silvana Mangano – che aprirà la strada al fenomeno delle maggiorate nel cinema italiano del decennio successivo? Allo scopo di trovare risposte, indaghiamo quelli che l’autore ha definito...

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Nel meraviglioso libro-intervista ai fratelli Vanzina curato da Rocco Moccagatta – Carlo e Enrico Vanzina: artigiani del cinema popolare, Bietti, 2018 – si conclude la chiacchierata sugli anni Ottanta con un aneddoto prezioso riguardante il biennio ’88-’89 in cui i due approntarono l’organizzazione di una serie di film televisivi per Fininvest affidati a sei registi pesi massimi, anche se ormai a fine carriera, quali Dino Risi, Alberto Lattuada, Nanni Loy, Mario Monicelli, Luigi Magni e...

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Nell’inverno del 1977 Nicholas Ray registrò alcune delle lezioni che teneva presso la New York University e il Lee Strasberg Institute perché era convinto che riascoltando le sessioni di lavoro con i suoi studenti sarebbe riuscito a capire il senso di quella esperienza. Aveva 66 anni, quaranta dei quali dedicati al mondo dello spettacolo, e una ventina di lungometraggi all’attivo come regista. Eppure si domandava ancora se ciò che aveva da dire fosse importante. «Credo...

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«Io vorrei, io vorrei che questo sogno fosse realtà» (Come sinfonia, 1961, Pino Donaggio)   Già nel titolo, l’ultimo film realizzato da Pedro Almodóvar sembra basarsi su un presupposto molto preciso: il passato non è mai davvero passato quando è intessuto di emozioni, perché quelle restano anche se le persone se ne vanno. Il dolore e la gloria sono due possibili facce di una stessa condizione esistenziale, quella del regista over60 Salvador Mallo, vecchia gloria...

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Durante un celebre colloquio col critico Gianni Volpi, Alberto Lattuada afferma che la fine della guerra sorprende lui e altri cineasti con la macchina da presa in mano e li mette a confronto con la vera realtà della loro vita. E aggiunge che il suo primo film dopo la Liberazione, Il bandito (1946), è nato per le strade di una Torino in macerie e quindi andava recepito come un grido di rivolta sociale. Questo sentimento...

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Negli anni Sessanta Jean-Luc Godard si domandava: «Come posso odiare John Wayne che appoggia Goldwater e amarlo teneramente quando solleva bruscamente con le braccia Natalie Wood nelle penultima bobina di Sentieri Selvaggi?». Il segreto del fu Marion Robert Morrison, nato in Iowa nel 1907, sta veramente tutto qui: nella capacità straordinaria che la sua immagine aveva di rappresentare al tempo stesso il bene e il male in un controverso ma granitico senso di giustizia tipicamente...