ArtePrimo PianoAspettando l’Imperatore: la mostra al Museo Napoleonico di Roma

Anna D’Agostino Anna D’Agostino20 Giugno 2020
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All’interno della splendida cornice di Palazzo Primoli, sede del prezioso – ma forse troppo poco conosciuto – Museo Napoleonico di Roma, è nuovamente in atto, dal 2 giugno, l’interessante mostra Aspettando l’Imperatore. Monumenti, Archeologia e Urbanistica nella Roma di Napoleone 1809-1814, la quale è stata prorogata fino al 25 ottobre 2020. L’esposizione era stata inaugurata il 19 dicembre scorso ma a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 era stata sospesa.

Quale luogo migliore di tale museo per ospitare una mostra che vuole ricostruire attraverso 50 opere il volto della Roma napoleonica? È questo l’intento dell’esposizione curata da Marco Pupillo e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

La locandina della mostra

Nel 1808 Roma venne occupata dall’esercito francese sotto il comando del generale Miollis. L’anno successivo fu annessa e dichiarata, dopo Parigi, seconda città dell’Impero napoleonico. Al figlio dell’imperatore fu dato il titolo di Re di Roma. Papa Pio VII Chiaramonti (1800-1823) venne fatto prigioniero ed esiliato. Il Quirinale fu trasformato per accogliere Napoleone. Per cinque anni Roma rimase in attesa dell’Imperatore e in quel periodo furono molti gli interventi di tipo urbanistico e archeologico progettati per accoglierlo. Tali cambiamenti sono narrati dalla mostra: una Roma imperiale in realtà rimasta in buona parte su carta; pertanto, alcune delle opere esposte sono poco conosciute e altre addirittura inedite. Delle 50 opere totali, 22 sono state recuperate dalle collezioni del Museo Napoleonico e 28 provengono dal Museo di Roma in Palazzo Braschi. Esse si articolano in un percorso espositivo diviso in quattro sezioni: La Roma di Napoleone, Celebrazioni romane per la nascita del Re di Roma, Scavi archeologici, Il volto della città.

 La prima sezione introduce alla Roma napoleonica, in cui sono esposti dei documenti, tra i quali particolarmente interessante è quello della Consulta Straordinaria per l’annessione degli Stati romani del 1810; vi è inoltre una pianta topografica della città di Roma nell’anno 1813, alcuni progetti per archi trionfali in onore di Napoleone e dei disegni con i ritratti dei rilevanti personaggi dell’epoca, fra cui L’abate Carlo Fea, gli scultori Carlo Finelli e François Maximilian Laboreur, il generale Sextius-Alexandre François de Miollis, tutti realizzati da Jean-Baptiste Wicar.

Pietro Ruga, Pianta topografica della città di Roma nel 1813, acquaforte, Roma, Museo di Roma
Jean-Baptiste Wicar, Il generale Sextius-Alexandre François de Miollis (1759-1828), carboncino e grafite su carta, Roma, Museo Napoleonico
A sinistra, Jean-Baptiste Wicar, Lo scultore François Maximilian Laboreu. A destra, Jean-Baptiste Wicar, Lo scultore Carlo Finelli. Entrambi carboncino su carta, Roma, Museo Napoleonico

Nella seconda sezione il protagonista è Napoléon-François-Joseph-Charles Bonaparte, figlio di Napoleone e della sua seconda moglie Maria Luisa d’Austria, il quale già prima della nascita portava «il titolo e gli onori di Re di Roma»; l’occasione della sua venuta al mondo – il 20 marzo 1881 – fu celebrata a Roma con festeggiamenti popolari e cerimonie ufficiali promosse dal governo francese che ebbero luogo durante tutto l’anno; in mostra sono esposti due progetti realizzati per questa occasione, che documentano la decorazione del Campidoglio curata dagli architetti Giuseppe Valadier e Giuseppe Camporese per una fastosa cerimonia a inviti del 23 giugno 1811. Particolarmente interessante, fra le altre cose, è la Delibera per l’esecuzione di una medaglia in occasione della nascita del Re di Roma del Consiglio Municipale, il relativo disegno realizzato da Bartolomeo Pinelli e la medaglia in bronzo commissionata a Tommaso Mercandetti per celebrare l’avvenimento. Essa raffigura la dea Roma seduta, con tanto di elmo in testa, con il braccio il piccolo Re, sotto le ali protettrici dell’aquila imperiale e con accanto la lupa con i gemelli Romolo e Remo, simbolo della città.

A sinistra, Consiglio municipale di Roma, Delibera per l’esecuzione di una medaglia in occasione della nascita del Re di Roma, documento manoscritto, Roma, Museo Napoleonico. A destra in alto, Bartolomeo Pinelli, Allegoria per la nascita del Re di Roma (la Dea Roma e il Re di Roma), grafite, penna e inchiostro acquerellato su carta, Roma, Museo Napoleonico. A destra in basso, Tommaso Mercandetti, Allegoria per la nascita del Re di Roma (la Dea Roma e il Re di Roma), medaglia in bronzo, Roma, Museo Napoleonico.

La terza sezione è dedicata agli scavi archeologici e ai restauri effettuati per mezzo del Decreto imperale del 27 luglio 1811 che istituì un finanziamento annuale di un milione di franchi «sotto il titolo di fondo speciale per gli abbellimenti di Roma». Fra le incisioni esposte che documentano i progetti dei vari interventi, vi sono quelle di Angelo Uggeri che testimoniano l’isolamento della Colonna Traiana tramite la demolizione di case ed edifici religiosi nell’area del Foro di Traiano e la campagna di restauro che interessò il Colosseo (1811-1813) e che permise di riportare alla luce le sottostrutture all’interno dell’arena. Inoltre, colpiscono certamente una serie di quattro incisioni acquerellate di Bartolomeo Pinelli che attestano il rilevante intervento di scavo e ripristino dei resti del tempio all’epoca ritenuto di Giove Tonante ma in realtà di Vespasiano, nel Foro Romano. Sotterrate per due terzi dell’altezza, le tre colonne furono liberate e rimesse in asse nel 1811 grazie a un imponente macchinario progettato dall’architetto Giuseppe Camporese.

Angelo Uggeri, Lavori di scavo nell’area della Colonna Traiana, acquaforte, Roma, Museo di Roma
Bartolomeo Pinelli, Gli interventi del tempio di Giove Tonante, quattro incisioni acquerellate, Roma, Museo Napoleonico

La quarta e ultima sezione narra la volontà dell’amministrazione francese di modernizzare l’assetto urbano di Roma per renderla una capitale europea. A tale scopo furono sottratti all’incuria e al degrado i monumenti classici e fu inoltre prevista la realizzazione di ampie passeggiate pubbliche, le quali dovevano essere un delizioso connubio fra natura ed edifici antichi e moderni, come le passeggiate del Campidoglio, del Pincio e dell’area Flaminia. I progetti furono affidati sia ad architetti romani (come Giuseppe Valadier, Raffaele Stern e Giuseppe Camporese), che ad architetti francesi (come Louis-Martin Berthault e Alexandre-Jean-Baptiste Guy de Gisors). Fra i tanti, colpisce in particolare il progetto per realizzare il Giardino del Grande Cesare, nel quale si pensò di collegare Piazza del Popolo al Pincio mediante delle rampe e di creare una passeggiata fino a Villa Medici; tale progetto è costituito da più fogli di grande formato acquerellati con grande cura dei particolari, provenienti dal Museo di Roma e mai esposti prima. Ulteriori progetti riguardarono alcuni archi di trionfo e la messa in sicurezza delle rive del Tevere attraverso la demolizione di numerosi fabbricati, la costruzione di argini e di un ponte sul luogo in cui sorgeva l’antico Ponte Sublicio. In seguito all’editto di Saint-Cloud del 1804, che proibiva le sepolture dentro le mura cittadine, furono progettati due cimiteri extraurbani: si tratta di San Lorenzo e San Lazzaro al Pigneto Sacchetti, quest’ultimo mai terminato come mai terminati o mai realizzati risultano – alla caduta dell’Impero napoleonico – molti altri progetti visibili in mostra.

Nonostante ciò, l’esposizione intende narrare una stagione seppur breve ma di grande effervescenza creativa, da ricondurre ai propositi francesi di modernizzare e laicizzare la città, valorizzando al tempo stesso la sua eredità millenaria di storia e arte, monumentale e simbolica.

Progetti per il Giardino del Grande Cesare
Progetti per la sistemazione degli argini del Tevere

Per cinque anni Roma rimase in attesa di un Imperatore che non arrivò mai, come mai venne nell’Urbe suo figlio, il Re di Roma.

 

«Napoleone fu romano fino al midollo: ne ha il sangue e il profilo
Dell’antico Romano ha il gusto per il grandioso, la passione per il dominio
e un’immaginazione smisurata, unita a volte al più impietoso realismo […].
Dal giorno in cui Napoleone ha sognato l’Impero, ha sognato Roma capitale dell’Impero.
Non ha mai pensato che le due idee fossero separabili».

Louis Madelin, Le Rome de Napolèon, Paris 1906

 

Aspettando l’Imperatore. Monumenti, Archeologia e Urbanistica nella Roma di Napoleone 1809-1814.
Museo Napoleonico, Piazza di Ponte Umberto I, Roma
Dal 19 dicembre 2019 al 25 ottobre 2020
Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00

Anna D’Agostino

Anna D’Agostino

Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale". Inoltre lavora per H501 srl.