Architettura, Design e ModaArtePrimo PianoArchitettura a casa: a spasso per le case di Gaudí

Ginevra Latini17 Marzo 2020
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Sono cinque le case progettate interamente dall’architetto catalano Antoni Gaudí: 4 di esse si trovano a Barcellona e solo una è situata nel nord della Spagna, in un piccola cittadina di nome Comillas. Le residenze di Barcellona sono Casa Milà (La Pedrera), Casa Vicens, Casa Batlló e Casa Calvet. Si tratta di edifici molto diversi tra di loro. Vi proporremo delle passeggiate all’interno di ognuna: in alcuni casi sarà possibile svolgere un vero e proprio tour virtuale sulle piattaforme dei siti ufficiali dei musei, in altri casi vi guideremo noi alla scoperta mostrandovi nel dettaglio la bellezza degli edifici.

Foto di Ginevra Latini

 

El Capricho – La casa della musica e dei girasoli

El Capricho è l’unica dimora di Gaudì al di fuori di Barcellona. La residenza fu progetta tra il 1883 e il 1885 per Maximo Diàz de Quijano, cognato di Eusebio Guell e nominato in seguito dal re di Spagna marchese di Comillas. A Gaudì fu chiesto di progettare una residenza per vacanze alla quale venne dato il nome El Capricho per un duplice motivo: sia per il suo aspetto originale, quasi capriccioso nella scelta delle decorazioni con splendidi girasoli unito al capriccioso e inarrestabile desiderio di far ritorno a casa dall’America, ma soprattutto in relazione alla musica perché il capriccio è un genere musicale e Quijano era un compositore. L’intero edificio è quindi pura fantasia, colore, musica. Tuttavia una triste vicenda macchia la sua storia: Quijano morì prima di potersi godere la sua dimora tanto desiderata. Il musicista abitò nella casa solo nella sua ultima settimana di vita mentre veniva consumato da una febbre mortale a soli 42 anni.

Il palazzo si trova nel cuore di un bosco di castagni, sul pendio di un colle. La genialità del costruttore fa sì che l’edifico sia orientato in modo tale da sfruttare al meglio i cambiamenti di luce durante le ore del giorno: le attività quotidiane – con i dovuti cambiamenti di stanza – dovevano seguire implicitamente gli spostamenti del sole, partendo dalla camera del primo pasto con la luce mattutina e passando poi con uno spostamento circolare – come quello dei girasoli – per le stanze più soleggiate della casa nelle ore dello studio fino ad arrivare, a sera, nella stanza giusta per potersi godere il tramonto. Gli spazi destinati alle attività mattutine sono infatti orientati verso sud, mentre quelli occupati nel pomeriggio verso ponente. In questo Gaudì riprende il comportamento dei girasoli che rivestono simbolicamente le pareti esterne dell’edificio: essi ruotano costantemente verso il sole.

I girasoli, inoltre, sono disposti su cinque linee orizzontali che cingono l’intera parete esterna dell’edificio rappresentando il rigo musicale: il pentagramma. La musica è ovunque: le finestre cantano quando si aprono e quando si chiudono, nelle vetrate del bagno gli animali suonano strumenti (un uccello al pianoforte, un’ape alla chitarra).

Foto di Ginevra Latini
Foto di Ginevra Latini

La logica distributiva dei locali interni è analoga a quella di Casa Vicens: nel piano seminterrato trovano posto le cucine e i servizi; al piano terreno sale di grandi dimensioni, un fumoir coperto con finte voltine in stucco di tipo arabo. Realizzata per accogliere molti ospiti, la villa ha una serie di camere da letto con bagno indipendente, collegate – tramite un ampio vano di raccordo – con un salone comune a doppia altezza, fulcro della casa.

Foto di Ginevra Latini

Nella struttura spiccano le colonne del portico e la torre cilindrica dalle sembianze di albero. L’influenza araba e mudejar è un tratto caratteristico della prima epoca architettonica di Antoni Gaudì ed è qui testimoniata dalla mescolanza di materiali quali pietra, mattoni, ceramica, coppi e ferro. Grazie alla mescolanza di questi materiali sorse una facciata estremamente dinamica e variopinta, dove l’orizzontalità trasmessa dalle strisce di piastrelle in ceramica è contrapposta alla verticalità dei modiglioni della cornice e soprattutto dall’alta e slanciata torre-belvedere.

Con questo video avrete una visione panoramica de El Capricho.

Finca Güell – La dimora caraibica

Nella periferia di Barcellona esiste una tenuta, Finca Güell, in cui l’architetto Juan Martorell Monte aveva già costruito un edificio in stile caraibico per Eusebio Güell. Gaudí fu incaricato dal 1883 al 1887, contemporaneamente al lavoro su El Capricho, di progettare il parco intorno alla residenza, la casa del custode e un edificio per ospitare una scuderia e un maneggio di cavalli. Questa tenuta non viene convenzionalmente annoverata tra le dimore di Gaudì, non essendo interamente di sua progettazione; tuttavia, il suo contributo fu di rilievo tanto da aumentare da cinque a sei il numero delle “case del Gaudí”.

Nel parco, romanticamente riorganizzato, l’architetto inserisce molte piante mediterranee: pini, eucalipti, magnolie, cipressi, palme; vi colloca – inoltre – due fontane e un pergolato. La maggior parte del parco e la dimora caraibica vengono in seguito ceduti, dal figlio di Eusebio, alla Corona Reale di Spagna, che vi realizza una propria residenza barcellonese, nota come Palacio de Pedralbes, ora sede del prestigioso Museo Municipale della Ceramica. Nell’abitazione del custode è di grande interesse l’intreccio tra componenti statico-strutturali e varietà di decorazione delle superfici. Gaudì affida alla terra cruda, materiale a basso costo e di buona capacità termica, solo funzione di muro di tamponamento. I mattoni in argilla cotta invece, dai colori cangianti dal rosso al giallo, vengono da lui posizionati nelle parti di muro più fortemente sottoposte a sforzi di compressione e negli angoli della costruzione. Sono lasciati in vista e legati tra loro con strati di malta nella quale vengono impastati frammenti di vetro colorato. Le superfici in terra cruda vengono invece rivestite da blocchetti prefabbricati in calcestruzzo, che disegnano chiare ondulazioni a semicerchi e sferette a rilievo. Il coronamento delle pareti esterne della casa è realizzato con normali mattoni cotti d’argilla rosso scura, disposti in modo da disegnare una vivace merlatura. Con gli accorgimenti sopra descritti, Gaudì ottiene – tramite l’uso di materiali poveri – una superficie di chiusura dell’edificio a buona tenuta termica e con espliciti richiami stilistici all’arte mudejar. Raggiunge anche un effetto di policromia intensamente vibrante sotto la luce.

Finca Güell è nota soprattutto per la straordinaria cancellata di ingresso in ferro battuto. Il drago rappresentato nel cancello e il pilastro attiguo interpretano una delle fatiche di Ercole (il fondatore di Barcellona): il furto delle mele d’oro dal giardino delle esperidi. Il drago e l’albero di mele dorate, in cima al pilastro su cui si incardina il cancello, fanno dei Pabellones de la Finca Güell la suggestiva metafora architettonica di un mito greco, l’ultima fatica di Ercole che ruba le mele d’oro dal giardino delle Esperidi. Il mito è narrato da un sacerdote e poeta, amico di Glieli e di Gaudí, Jacinto Verdaguer, nel poema epico L’Atlàntida, dedicato al marchese di Comillas, di cui il sacerdote è guida spirituale. In esso egli celebra origini mitiche e grandiosi destini del popolo catalano.

 

Casa Vicens – La casa giardino

Situata in Calle de Las Carolinas e costruita tra il 1883 e il 1888 è la prima dimora borghese da lui progettata. Si affaccia su una stretta via, in seguito ampliata, situata nel quartiere di Gràcia, in seguito inglobato nel perimetro amministrativo della città. Il committente è un ricco agente di cambio, Manuel Vicens i Montaner. Da Gaudì stesso sappiamo che egli ha trovato i molti motivi floreali e vegetali che ornano la sua architettura sul terreno stesso dove essa sarebbe sorta: «Quando andai a prendere le misure della proprietà, essa era totalmente coperta da quegli stessi fiorellini gialli che ho adottato come tema ornamentale nelle ceramiche. Trovai anche un’esuberante palma, le cui palmette, fuse nel ferro, riempiono la quadrellatura del cancello e della porta di ingresso alla casa».

Casa Vicens deve garantire ai suoi abitanti benessere, igiene, bellezza, rapporto costante con la natura. L’architetto vi inizia la sua ricerca, costante lungo tutta la vita, di ottenere all’interno dell’edificio la miglior ventilazione e la miglior illuminazione possibili, tramite accorti filtri – spesso di sua invenzione – tra interno ed esterno. La vasta residenza si sviluppa su tre piani: il seminterrato ospita la cucina e i locali di servizio, il piano nobile comprende un vano di ingresso, una grande sala da pranzo, decorata e aperta verso una veranda rivolta a sud, un angolo fumoir coperto da motivi in stile musulmano, i muqarnas che compongono una falsa cupola, chiuso da vetri sui quali è inciso il disegno di frondosi palmizi. Al piano superiore si sviluppa la zona notte nelle due camere da letto, con pareti intonacate e con decorazioni ad affresco, che riprendono la vegetazione sulle rive del vicino torrente Cassoles.

Gaudí tratta in modo speciale gli angoli della casa, evitando la rigidità del parallelepipedo. Gli azulejos sono stati disegnati da Gaudí seguendo come modello i fiori presenti nel giardino della casa. Prese spunto dalla natura circostante anche per le ringhiere di ferro, realizzate seguendo la forma delle foglie di palma. La decorazione interna fu altrettanto curata: spiccano le pitture murali, che hanno come tema principale sempre la natura. Sul soffitto del primo piano un pittore dipinse una decorazione che illude un collegamento con l’esterno. Le geometrie e gli scarti dei piani accentuano il gioco chiaroscurale, portandolo al massimo di accento nella parte più alta dell’edificio. Alla sommità dei prospetti si sviluppa inoltre una galleria, un tempo chiusa da serramenti in legno di disegno orientaleggiante. Sulla copertura del tetto si trova un percorso di ronda, lungo tutto il perimetro, con sedili per la sosta all’aperto e sotto le torrette d’angolo.

La recinzione del sito è costituita da un muro in pietrame (nella parte bassa) e da una fascia in ferro battuto (nella parte superiore), composta da larghe foglie di palma nana su supporto rigido. Il disegno della foglia è stato ottenuto da un calco al vero in terracotta. Gaudì circonda l’edificio con tre giardini: un primo, di dimensioni ridotte, serve anche per separare la casa dalla strada; un secondo è posizionato di fronte all’area nobile della casa e composto da aiuole circolari di palme; nel terzo, sul fianco, crescono alberi da frutto.

 

Casa Calvet – La casa barocca

Per la costruzione di Casa Calvet (1898 – 1900) l’architetto si attiene rigorosamente alle indicazioni tipologiche, per l’edilizia residenziale, imposte dal piano regolatore, redatto nel 1859 dall’ingegnere Ildefonso Cerdà. Gli edifici residenziali, secondo le regole del piano, devono essere realizzati sul bordo degli isolati tutti uguali tra loro, a forma di quadrilatero smussato agli angoli. Barocco è il coronamento della facciata a creste arrotondate.

Gaudì venne incaricato, dai figli dell’industriale tessile Pedro Màrtir Calvet, di realizzare una casa che consenta di organizzare: depositi e negozi nell’interrato e al piano terreno; un appartamento padronale al primo piano; sei appartamenti da affittare nei tre piani superiori. La costruzione si sviluppa su cinque piani: al piano terreno la facciata principale è forata da cinque ampie aperture; quella al centro è sovrastata da una tribuna di piccole dimensioni ma riccamente decorata. Sotto la tribuna, sovrastante l’ingresso principale, sono scolpiti l’iniziale del cognome del proprietario, un albero di cipresso simbolo di ospitalità, lo scudo della Catalogna. Le colonne che fiancheggiano l’ingresso ricordano bobine di filo e sono un’allusione alla destinazione dell’edificio a negozio di tessuti. Un elemento curioso è costituito dalla parte superiore della facciata, in cui si trovano i busti dei tre santi patroni di Vilassar de Dalt, luogo di origine di Calvet. La tribuna ospita sculture di funghi di varie specie nella parte bassa; in quella alta è rappresentato il corno dell’abbondanza di Amaltea, dal quale deborda ogni tipo di frutto. Alle sculture in pietra si intrecciano fasce in ferro battuto, ritorte e piegate a ricciolo e a spirale. Nelle parti basse della facciata barocca sono disposti i busti dei Santi Ginesio, di Arles, di Roma e di san Pietro Martire, patrono del proprietario. Le teste, scolpite in pietra, sono coronate da raggiere in ferro battuto. È interessante anche la facciata posteriore, disegnata dall’emergere di verande e balconcini in pietra, non però di stile neogotico, ma modernista. Molto curato è, all’ingresso, il disegno della cabina dell’ascensore e del suo cancello in metallo, affiancato da balaustrini in granito e da colonne tortili.

Lo stesso Gaudì progetta gran parte dell’arredo dell’appartamento padronale e dell’ufficio dei proprietari. Celebri sono ormai – in particolare – la sedia, il divano e la scrivania in rovere di quest’ultimo, per l’essenzialità funzionale, la robustezza costruttiva, la perizia nella lavorazione del legno. Al piano terreno rimangono infine alcuni divisori in legno e vetro originali, che oggi delimitano con eleganza l’area pranzo di un ristorante.

Nel giugno del 1900 l’edificio ha ottenuto dall’Ayuntamento di Barcellona il primo premio di architettura per essere il più pregevole, originale, funzionale e tecnologicamente moderno tra quelli costruiti in città entro l’anno. Gaudì, del resto, dedica molte energie al disegno di ogni suo particolare. Anche in questo caso medita a fondo gli esiti che intende raggiungere, non solo attraverso numerosi disegni, ma anche con l’aiuto di un modello in gesso, nel quale introduce successive modifiche, l’ultima delle quali è quella messa a punto in cantiere, sull’edificio in costruzione.

Casa Batlló – La casa che cambia colore

Considerata una delle opere più originali del celebre architetto, l’edificio è stato dichiarato – nel 2005 – patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Nel 1904 Gaudì e l’amico impresario Josè Bayò Font, costruttore anche della successiva Casa Milà, ricevono l’incarico di ristrutturare un edificio, di modeste dimensioni e sviluppato su un lotto rettangolare, lungo Paseo de Gràcia, allora arteria principale della città. Su questa strada viene realizzata, in questi stessi anni, la maggior parte degli edifici degli architetti modernisti catalani più importanti. Il lavoro di Gaudí, completato nel 1907, modificò notevolmente l’aspetto dell’edificio, rivoluzionando la facciata principale, ampliando il cortile centrale ed elevando due piani inesistenti nella costruzione originale. Al piano terreno sorgevano le scuderie, destinate successivamente a magazzini, e l’androne comune. Il primo piano del palazzo, il cosiddetto piano nobile, fu destinato ad abitazione della famiglia Batlló mentre negli altri quattro piani furono ricavati otto appartamenti destinati all’affitto.

La facciata su strada, la più ammirata, è lavorata in pietra arenaria grigia a motivi vegetali al piano terreno e al primo piano.  Al di sopra dei primi due piani si sviluppa una facciata policroma iridescente, leggermente ondulata grazie al parametro in ceramica invetriata. Il mosaico è stato realizzato sotto la diretta supervisione dell’architetto, utilizzando circa duecento dischi di ceramica di tre diverse dimensioni e spessori, su un fondale di frammenti ceramici con colori raccordati a quelli dei dischi. Il colore predominante è un diffuso, splendente verde-azzurro, cangiante nelle diverse ore del giorno. E’ questa una delle cose magiche di Casa Batllò: la sua colorazione che cambia a seconda della stagione e dell’ora.

 

Gli studiosi di Gaudì sono unanimi nel riconoscere in questa facciata un vertice del brillante talento compositivo di Gaudì. Egli è riuscito infatti a bilanciare con efficacia elementi diversi e autonomi: i materiali utilizzati, il rapporto tra esterno e interno dell’edificio, i componenti modulari irregolari e i giochi di insistita dissimmetria. Stupisce anche l’effetto di unità del tutto, un unicum vibrante al continuo variare della luce del giorno. La facciata oggi visibile è l’ultima variante del progetto gaudiniano, concluso solo con i lavori in cantiere. Gli studiosi ricordano che Gaudì ha lavorato a lungo su un modello dell’intero edificio e che l’ondulazione superficiale della facciata è comparsa solo verso la fine, a seguito di varie prove e modifiche. Anche i parapetti in ghisa dei balconi, a forma di maschera, vengono studiati tramite il modello in gesso, in scala 1:1.

Qui è possibile svolgere un tour virtuale a 360° di Casa Batllò.

 

Casa Milà o “La Pedrera” – La dimora di pietra

Entrando in casa Milà, nota anche come La Pedrera, si ha la sensazione di trovarsi all’interno di un corpo vivo e accogliente: pareti, soffitti, serramenti e ogni più piccolo dettaglio sia dei vani che delle scale si sviluppano in onde, curve e linee morbide. Il tema principale degli ornamenti e delle decorazioni è infatti il mare: onde che si susseguono, ora lente ora increspate, mulinelli e gorghi, immagini di flora e fauna marina sono incise o in rilievo su pareti e soffitti.

Casa Milà prende il soprannome Pedrera, che significa cava di pietra, dai blocchi di pietra usati per la costruzione della sua facciata e provenienti dal massiccio di El Garraf e di Vilafranca del Penedès. I committenti del lavoro erano i coniugi Pere Milà i Camps e Roser Segimon i Artells. Alta sei piani, occupati ognuno da otto appartamenti che si sviluppano attorno a due cortili interni, uno a pianta circolare e l’altro ovale, la costruzione risulta costosa e complessa, tale per ambizione dei suoi proprietari. L’edificio suscita subito molte polemiche e ironie, registrate dai quotidiani dell’epoca; le riviste umoristiche lo paragonano a un grande garage futurista di dirigibili.

L’architetto dedica molte energie alla definizione della facciata, alla sua modellazione in pietra, come testimoniano i disegni a noi pervenuti. Dapprima pensa a uno sviluppo dei prospetti analogo a quello di Casa Batllò, composto pertanto da balconi e tribune entro una maglia compositiva regolare di tipo tradizionale.

Il ferro battuto delle balconate disegna motivi astratti e fìtomorfi caratterizzati da foglie ondulate e sinuose. I ferri battuti di Casa Milà compongono una specie di collage scultoreo: sono un’invenzione realizzata nel laboratorio dei fratelli Badia di Barcellona, sotto il diretto controllo di Gaudì. Spettacolare è la cancellata dell’ingresso principale, una trama curvilinea di ferri che lasciano spazi a vetri di più modeste dimensioni in basso e più grandi in alto. Per il pavimento della sottostante strada e per alcuni locali interni alla casa Gaudì disegna un pavimento a piastrelle esagonali in ceramica, con motivi di polipi, stelle e lumache a rilievo leggero.

Come la vediamo oggi, la facciata di Casa Milà è un non finito. Gaudi infatti non completa la costruzione dell’edificio a seguito di forti contrasti sopravvenuti, attorno al 1909-1910, con la moglie di Pere Milà. Notissima in tutto il mondo, Casa Milà rientra nei beni del Patrimonio artistico della città di Barcellona dal 1962 ed è bene culturale del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1984.

Qui è possibile svolgere un tour virtuale a 360° della Pedrera.

Ginevra Latini

Dottoranda in Italianistica, si è specializzata in letteratura contemporanea e filosofia moderna alla Sapienza. Ha curato numerose pubblicazioni su Ovidio. Studia pianoforte, si appassiona di filosofia, musica, arte, itinerari a piedi ed è attiva nel panorama editoriale.