ArtePrimo PianoArazzeria Medicea: le “Storie di Giuseppe” per la sala dei Duecento in Palazzo Vecchio a Firenze

Anna D’Agostino Anna D’Agostino25 Novembre 2020
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Nel 1546 Cosimo I de’ Medici avviò a Firenze una straordinaria impresa che comportò la creazione di una grande manifattura di arazzi affidata ai migliori tessitori d’Europa, che già avevano lavorato per le corti di Ferrara e Mantova: si tratta dei fiamminghi Nicolas Karcher e Jan Rost. Tale impresa nacque quando il granduca di Toscana commissionò ai due arazzieri ben venti panni monumentali raffiguranti le Storie di Giuseppe per ornare interamente la Sala dei Duecento in Palazzo Vecchio a Firenze.

Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Il sogno dei manipoli, 1549, arazzo, atelier di Nicolas Karcher, Firenze, Palazzo Vecchio

I disegni preparatori, a grandezza naturale, dettagliati e dipinti, furono affidati ai maggiori artisti del tempo che operavano alla corte medicea, primo fra tutti Jacopo Carucci detto il Pontormo, le cui prove non piacquero però al duca, che decise di sostituirlo con il pittore Agnolo Bronzino, cui sembra attribuirsi anche l’intero impianto del ciclo narrativo. Collaborò ai cartoni anche Francesco Salviati.

La serie narra la storia biblica di Giuseppe, figlio prediletto di Giacobbe, invidiato dai fratelli per l’amore che gli manifestava il genitore, ma anche per le sue doti di maestro di oniromanzia. I fratelli, dopo averne simulato la morte, tentarono di eliminarlo vendendolo per venti denari come schiavo a una carovana di mercanti. Giunto in Egitto, Giuseppe seppe trionfare su tutte le insidie poste lungo la sua strada, farsi valere agli occhi dei potenti, recitare un ruolo di primo piano nella gerarchia dell’impero faraonico ed essere talmente grande da perdonare i fratelli che lo avevano tradito; dunque seppe conquistare una nuova personalità sociale che gli permise di dominare sulla propria stirpe.

Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Vendita di Giuseppe, 1549, arazzo, atelier di Jan Rost, Roma, Palazzo del Quirinale.

La storia, più volte raffigurata nell’arte di tutti i tempi, era molto amata dalla dinastia medicea che nelle virtù di Giuseppe (castità, mitezza e probità), nella sua rinascita e nella sua ascesa al potere vedevano una metafora delle alterne fortune della celebre famiglia fiorentina.

In ogni arazzo è narrato un episodio della vicenda di Giuseppe, in particolare quelli legati ai sogni, alla preveggenza e al tormentato rapporto con i fratelli, allusivo al difficile compito di Cosimo nei confronti dei suoi sudditi: Il sogno dei manipoli; Giuseppe racconta il sogno del sole, della luna e delle stelle; Vendita di Giuseppe; Lamento di Giacobbe; Giuseppe e la moglie di Putifarre; Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre; Giuseppe in Prigione e il banchetto del Faraone; Giuseppe spiega il sogno del Faraone delle vacche grasse e magre; Vendita del grano ai fratelli; Giuseppe prende in ostaggio Simeone; Beniamino ricevuto da Giuseppe; Convito di Giuseppe con i fratelli; La coppa di Giuseppe ritrovata nel sacco di Beniamino; Giuseppe trattiene Beniamino; Giuseppe si fa riconoscere dai fratelli e congeda gli Egiziani; Giuseppe perdona i fratelli; Incontro di Giuseppe con Giacobbe in Egitto; Il Faraone accetta Giacobbe nel regno; Giacobbe benedice i figli di Giuseppe; Sepoltura di Giacobbe.

Pontormo (disegno e cartone), Giuseppe e la moglie di Putifarre, 1546-1547, arazzo, atelier di Jan Rost, Roma, Palazzo del Quirinale
Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Giuseppe fugge dalla moglie di Putifarre, 1549, arazzo, atelier di Nicolas Karcher, Firenze, Palazzo Vecchio

L’impianto compositivo di ogni arazzo è ricco di figure monumentali, contraddistinte da volti talmente caratteristici che si è pensato possano essere dei ritratti di veri e propri personaggi della corte medicea del tempo. Essi sono inseriti all’interno di ampie scenografie architettoniche o paesaggistiche. Sono presenti anche raffinati dettagli ornamentali, in particolare nelle scene di interni, rappresentati soprattutto da vasellame e suppellettili. Ogni scena è circondata da un’ampia cornice nella quale sono raffigurati i simboli che inneggiano alla ricchezza e all’abbondanza portate dai Medici alla città di Firenze: si tratta di un fastoso fregio ricco di animali, fiori, ortaggi e frutta all’interno del quale ricorrono – in ogni panno – il coniglio, la rosa, il lillà, l’uva, la melagrana, tutti simboli di fertilità.

Francesco Salviati (disegno e cartone), Giuseppe spiega il sogno del Faraone delle vacche grasse e magre, atelier di Nicolas Karcher, Firenze, Palazzo Vecchio
Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Convito di Giuseppe con i fratelli, 1550-1553, arazzo, atelier di Nicolas Karcher, Roma, Palazzo del Quirinale

Al centro delle bordure superiori degli arazzi delle dimensioni maggiori vi è la testa del Capricorno, ascendente zodiacale di Cosimo I; nei montanti laterali sono presenti le teste di ariete che alludono, invece, alla Primavera e alla nuova età dell’oro che sarebbe sopraggiunta con l’avvento al potere del duca. Nei bordi dei panni sono talvolta riportate le date di realizzazione o i nomi dei pittori autori dei cartoni o le marche degli arazzieri.

Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Giuseppe perdona i fratelli, 1550-1553, arazzo, atelier di Nicolas Karcher, Firenze, Palazzo Vecchio

Gli arazzi vennero realizzati con telai a basso liccio e per questo si presentano speculari rispetto ai disegni preparatori. Per la tessitura della trama sono stati impiegati dei fili di lana, di seta, d’oro e d’argento. Per l’ordito sono stati utilizzati fili di colore neutro.

Agnolo Bronzino (disegno e cartone), Incontro di Giuseppe con Giacobbe in Egitto, 1550-1553, arazzo, atelier di Nicolas Karcher, Firenze, Palazzo Vecchio

Di questa serie di venti arazzi, che costituisce una delle più alte testimonianze dell’artigianato e dell’arte rinascimentale, solamente dieci sono ancora oggi esposti a Palazzo Vecchio, mentre i restanti furono trasferiti nel 1882 dai Savoia a Roma presso il Palazzo del Quirinale (l’allora reggia sabauda), dove si trovano attualmente, esposti a rotazione (per motivi di conservazione) nella sala del Bronzino.

Anna D’Agostino

Anna D’Agostino

Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale".