Architettura, Design e ModaPrimo PianoAnna Piaggi, chimera della moda

Valeria Fancello Valeria Fancello1 Dicembre 2019
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Nello splendido contesto storico del Parco Archeologico del Colosseo, ogni sabato alle 11:30 hanno luogo i Dialoghi sulla Moda di Ephimera. Un’iniziativa curata dalla studiosa di moda Sofia Gnoli e dalla casa editrice Electa, indubbiamente valorizzata dall’edificio che accoglie ogni settimana gli incontri: la Curia Iulia nei Fori Romani, un tempo luogo di ritrovo dei senatori oggi concessa ad approfondimenti e divagazioni culturali sulla moda. Il progetto, partito il 26 ottobre scorso, si protrarrà fino a marzo 2020. Diversi gli ospiti che si susseguiranno, con esperienze comuni ma anche differenti, ognuno dei quali in grado di dare un contributo irrinunciabile a questi dialoghi.

Il 23 novembre il titolo dell’incontro è stato D.P. Doppie pagine: Anna Piaggi, esempio virtuoso del giornalismo di moda italiano, attiva dagli Anni Sessanta fino alla sua morte avvenuta nel 2012. A raccontare Anna sono stati Paolo Castaldi, figlio del marito Alfa Castaldi, l’amico e direttore creativo Luca Stoppini e Bardo Fabiani, amico e fotografo di moda.

Sono stati interventi molto interessanti, dove si è parlato di cose conosciute e altre meno, di aspetti curiosi e spesso divertenti, che hanno raccontato un’Anna inedita, che poteva essere svelata solo da chi ha condiviso con lei vita e lavoro. Come i suoi necessari, oserei dire vitali, cambi d’abito di cui ci racconta Luca Stoppini, incomprensibili e inspiegabili ai nostri occhi, ma riconducibili per Anna a una coerenza logica e stilistica che non era in grado di ignorare seppur lontana dai riflettori della moda. I suoi abiti, le centinaia di cappelli che sfoggiava in accostamenti unici, erano estensione del suo essere e la sua curiosità, che Fabiani definisce infantile, per la gioia e l’esuberanza con cui si manifestava e si esprimeva nel suo stile. Era una creatura mitica, una chimera della moda, inimitabile e impossibile da stereotipare, antitesi del concetto moderno di “fashion victim”. Non subiva la moda e le uniche regole che osservava erano le sue. Karl Lagerfeld ne fece la sua musa in Anna chronique: un diario di moda e diceva di lei: «Anna inventava la moda e nel vestirsi sapeva automaticamente quello che noi avremmo fatto domani». Era un archeologo, come la ricorda Paolo Castaldi, che riportava alla luce del giorno ciò che il tempo aveva nascosto, perché la moda era per lei un processo storico di stratificazione, da conoscere e indagare.

Alla luce di questo, il concetto di vintage tanto caro oggi alle nuove generazioni, si configura per la prima volta con Anna Piaggi come continua ricerca archeologica presso i mercatini di tutto il mondo a cercare pezzi rari che entrassero a far parte della sua inestimabile collezione (circa duemila abiti, novecento cappelli e un numero indefinito di scarpe e borse, ancora oggi privi di una rispettabile sistemazione). Chi la iniziò a questo mondo fu Vernon Lambert, caro amico con cui la copia Anna Alfa condivide la casa a Milano per molto tempo e persona che Paolo Castaldi ricorda con affetto e ammirazione, come uno di famiglia. Vernon e la giornalista si conobbero all’interno del suo store d’antiquariato e abiti usati, uno tra i primi al Chelsea Market di Londra e uno tra i più importanti a servire i grandi nomi della musica e della moda di quegli anni.

Nel 1988 con l’aiuto del fotografo Bardo Fabiani, la Piaggi inizia una nuova avventura lavorativa a Vogue: le famose Doppie Pagine. La rubrica le permetteva di focalizzarsi sugli aspetti più singolari e contradditori della moda, giocando come un’artista futurista con le immagini e con le parole, ritenute allo stesso modo fondamentali per il processo della comunicazione. Le D.P furono testimoni degli importanti cambiamenti che segnarono la moda italiana, in quegli anni di passaggio a una produzione di massa. Ma nonostante l’intenso lavoro, Fabiani ricorda quel periodo come uno tra i più belli, perché trascorso al fianco di una grande professionista, con una personalità travolgente in grado di rendere indimenticabile qualsiasi momento.

Alla luce di questa giornata, sarebbe ingiusto ricordare Anna Piaggi unicamente come personaggio eccentrico, aggettivo che ricorre spesso negli articoli ad essa dedicati. Forse è la semplificazione peggiore che se ne possa fare, se consideriamo invece il suo gusto complesso e la conoscenza raffinata della cultura della moda che lei ci restituiva anche attraverso la sua immagine.

Ci ha lasciato tanto su cui riflettere e da cui trarre spunto. È stato chiesto agli ospiti di Ephimera cosa penserebbe Anna di quello che è diventato oggi il mondo della moda: si intuisce dalle loro risposte che probabilmente sarebbero la superficialità e la mancanza di conoscenza a ferirla maggiormente. Oltre ad essere un lavoro che la teneva costantemente impegnata, per lei la moda era un modo di essere, dalle mille sfaccettature ma il solo che conosceva per poter comunicare con il mondo.

Valeria Fancello

Valeria Fancello

Sin da piccola, nella sua bellissima isola, sogna la moda. Inizialmente affascinata dal suo aspetto patinato, scopre dopo di essere ben più attratta dal racconto e dalla cultura che si cela dietro questo mondo. Frequenta a Roma la facoltà di Scienze della moda e del costume per poi proseguire con un percorso specialistico sul giornalismo.