Anassimandro, incluso tra i pensatori della scuola ionica, è stato un filosofo greco presocratico – il secondo a noi noto in ordine cronologico – e il primo cartografo.
Poche e incerte le notizie sulla sua vita: Diogene Laerzio lo definisce originario di Mileto e figlio di un Prassiade. Si suppone che nacque intorno al 609 a.C. e che morì nel 547 a.C.
La Suda gli attribuisce numerose opere – tra le principali ricordiamo Sulla natura, Il giro della terra, Sulle stelle fisse, La sfera – e lo annovera tra i discepoli di Talete, definendolo lo scopritore degli equinozi, dei solstizi e dello gnomone (orologio solare) grazie al quale avrebbe scoperto l’inclinazione dello zodiaco.
La grande novità apportata da Anassimandro è stata quella di aver individuato l’arché – il principio di tutte le cose – non in un qualcosa di materiale e concretamente sensibile ma in una realtà sovrasensibile secondo il principio che essa sia ciò da cui tutto scaturisce.
Tale arché è da lui identificato nell’ápeiron – letteralmente «ciò che non ha limiti» – e si colloca alla periferia di un universo al cui centro è collocata la terra di forma cilindrica ed equidistante dalla periferia.
L’ ápeiron – unica forza eterna, immortale e indistruttibile – manca, oltre che di limiti, anche di qualità; è in movimento e di natura vorticosa. I contrari fondamentali, caldo e freddo, si separano dall’infinito originario: il freddo dà origine alla terra, all’aria e all’acqua, il caldo forma la sfera di fuoco che si dispone come una corteccia intorno all’aria e alla terra. Da ciò si deduce che la nascita diventa, dunque, separazione degli esseri dalla sostanza infinita e provoca, per questo, una rottura dell’unità che è propria dell’infinito.
Ad Anassimandro si attribuisce inoltre una prima formulazione dell’ipotesi dell’origine dell’uomo da animali inferiori: egli aveva dato particolare importanza alle coppie del caldo e del freddo poiché la generazione avviene mediante il processo di separazione degli opposti: dall’umidità originaria hanno avuto origine i primi animali – pesci o simili – e da questi gli uomini.

Francesca Ricciuti
Abruzzese, classe '85. Laureata con lode in Filologia Classica presso la Sapienza di Roma. Da sempre appassionata delle lingue classiche, ha insegnato sia privatamente che a scuola.