LetteraturaPrimo Piano“An Arundel Tomb”: Philip Larkin e il velo di pietra sull’amore

Lucia Cambria7 Marzo 2022
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Nella cattedrale di Chirchester – conosciuta come Cathedral Church of the Holy Trinity, nel West Sussex – si trova una scultura tombale resa famosa da An Arundel Tomb, una delle più celebri poesie di quello che nel 2003 è stato dichiarato dalla Poetry Book Society il poeta britannico più amato negli ultimi cinquant’anni e nel 2008, dal «Times», il più grande poeta inglese del dopoguerra: Philip Larkin.

Classe 1922, Larkin fu poeta, romanziere e bibliotecario. Scrisse di musica jazz sul Daily Telegraph dal 1961 al 1971. Considerato «il cuore più triste nel supermercato post-bellico», Larkin stesso dichiarò che per lui le privazioni costituirono «ciò che le giunchiglie erano per Wordsworth», riferendosi alla celebre poesia del poeta romantico – I Wandered Lonely As A Cloud – in cui si descrive come il cuore danzi all’ondeggiare dei fiori al culmine di un empito lirico causato dalla «beatitudine della solitudine».

Nel gennaio del 1956 Larkin visitò la Cattedrale di Chircester e, come ebbe modo di dichiarare successivamente, rimase particolarmente colpito dal monumento tombale di Richard Fitzalan, conte di Arundel, e della moglie Eleanor di Lancaster. La scultura rappresenta i due coniugi che giacciono uno accanto all’altra, nell’atto di stringersi la mano destra. Questo dettaglio ha condotto il poeta a una serie di riflessioni sul trascorrere del tempo e sul sentimento amoroso. Il conte indossa un’armatura con l’effige di un leone rampante. La moglie è vestita con una lunga tunica, un mantello e un velo, abito tipico del XIV secolo. Ai piedi dei due coniugi si trovano due animali: un leone (ai piedi dell’uomo) e un cane (ai piedi della donna), rispettivamente simbolo di coraggio e di lealtà. La mano del conte che stringe quella moglie è priva del guanto. Dopo le prime due stanze in cui viene descritta la posizione e l’abbigliamento dei due – con particolare riferimento alle mani che si stringono – la riflessione poetica si sposta sul tempo:

 

«Non avrebbero mai pensato di giacere così a lungo.
Una tale fedeltà dell’effigie
Era solamente un dettaglio che gli amici avrebbero notato:
La dolce grazia commissionata di uno scultore
Usata per aiutare a prolungare
Quei nomi latini scritti attorno alla base»

 

Nella versione originale, invece della parola “giacere” si trova il verbo “lie”, che in inglese significa anche “mentire”. Il poeta, sfruttando il doppio significato, vuole infatti suggerire il fatto che entrambi stiano mentendo, oltre che giacendo: il fatto di stringersi le mani è solamente una finzione di fronte al mondo. L’attenzione si focalizza su come la finzione abbia probabilmente giocato un ruolo prominente non soltanto nella vita terrena dei due coniugi, ma anche dopo la morte. Il trascorrere dei secoli ha reso questa effigie una parvenza di ciò che forse non è stato mai:

 

«Ora, debole nel vuoto
Dell’età senza armature, un letto
Di fumo in mezzo ai grovigli sospesi
Sui resti della loro storia,
Resta soltanto questa posa:

Il tempo li ha trasfigurati nella
Non verità. La fedeltà pietrosa
Che loro conoscevano appena è finita per essere
Il loro blasone finale, per provare
Il nostro quasi istinto, quasi vero:
Ciò che di noi sopravvive è l’amore»

 

La posizione in cui sono stati scolpiti è stata scelta dall’artista per rappresentare un amore che, a detta del poeta, tra i due non è probabilmente mai esistito («Il tempo li ha trasfigurati nella non verità») e anche per favorire negli anni il mantenimento della loro memoria. Il tempo, che è di solito rivelatore, ha invece posato su questa coppia un velo più spesso della pietra di questo monumento: un velo che si inspessisce col trascorrere dei secoli, facendo credere ai posteri di quanto solo l’amore sia capace di travalicare il limite della mortalità.

Philip Larkin ha creduto di essere riuscito a sollevare il velo pietroso dei secoli. Cosa si trovi sotto questo macigno velato è impossibile da sapere. L’ultima parola della poesia, il punto a tutto questo congetturare, è posto dalla parola “amore”: l’amore è il punto fermo della vita umana e, anche se trasfigurato col trascorrere dei secoli, è l’unica cosa che viene trasmessa alle generazioni future. Non si conosce il reale sentimento tra i due coniugi, ma si conosce la posa di quelle mani, la delicatezza di quelle dita femminili posate sul palmo dello sposo. Solo questo noi posteri abbiamo il privilegio di vedere, solo questo ci serve sapere.

Lucia Cambria

Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley.