Nel paragrafo 22 del libro V delle Metamorfosi di Apuleio si legge: «Ma non appena accostata la lampada, si fa luce sul segreto del suo letto, ecco cosa vede: tra tutte le bestie feroci la belva più mite e più dolce che c’è, Cupido in persona, il bel dio che dormiva in tutta la sua bellezza… ma mentre, eccitata da quel piacere immenso, vi si abbandona completamente, ferita al cuore, la lampada, forse per il vile tradimento… o forse perché anche lei desiderava toccare e quasi baciare un corpo così bello, lasciò cadere dalla sua punta luminosa una goccia d’olio bollente sulla spalla destra del dio». La fedele traduzione visiva di uno dei momenti più importanti della storia di Amore e Psiche, narrata da Apuleio, si trova all’interno della romana Galleria Borghese ed è stata realizzata da Jacopo Zucchi.
Pochi artisti potevano vantare la fine cultura di questo pittore manierista esperto nel rappresentare soggetti mitologici, il quale si era specializzato in questo genere proprio per affrontare le numerose richieste che giungevano da una raffinatissima committenza. Inutile dilungarsi sulle date ma è doveroso accennare alcuni particolari della sua vita. Nato a Firenze attorno al 1542, è allievo di Vasari e reputato così meritevole da divenire il suo più importante collaboratore. Si ricorda la sua partecipazione alla decorazione di Palazzo Vecchio a Firenze dal 1557 e tra il 1563 e il 1565, nonché in Vaticano tra il 1567 e il 1572. Entrambi gli incarichi sono stati svolti a fianco di Vasari. Dal 1572 i rapporti tra i due si inaspriscono e Zucchi si trasferisce a Roma dove sarà nominato artista per la corte medicea. Muore a Roma nel 1596.
La tela, che riprende il nome dai suoi protagonisti, è stata realizzata nel 1589 in occasione delle nozze tra Ferdinando I de Medici e Cristina di Lorena e rappresenta uno dei capolavori maturi dello stile di Jacopo. Al centro del dipinto c’è Psiche, una giovane mortale talmente bella che tutti cominciarono a chiamare Venere scatenando l’ira della dea. Venere, colta dalla gelosia, inviò suo figlio Eros (Cupido o Amore) affinché la facesse innamorare dell’uomo più brutto e avaro della Terra al fine di ridicolizzarla. Il giovane dio, scoccando la freccia, compì un gesto sconsiderato: sbagliò mira, colpendo il suo stesso piede, e si innamorò perdutamente di lei. Su consiglio di un oracolo, Venere portò la fanciulla sulla cima di una rupe e la lasciò sola ma venne in suo soccorso Cupido che, con l’aiuto di Zefiro, la portò nel suo palazzo. C’era una condizione molto importante da rispettare: Psiche non avrebbe potuto mai vedere il volto del suo amato altrimenti egli sarebbe fuggito via. Zucchi sceglie di dipingere il momento forse più tragico di questa storia, quando la fanciulla cerca di illuminare il volto di Amore, gesto consigliatole dalle due sorelle invidiose, portandola anche a munirsi di un coltello da usare contro il suo stesso innamorato. Se si osserva il dipinto dopo aver letto il passo del libro di Apuleio, l’occhio viene attirato da tutti i dettagli con i quali Zucchi ha arricchito il suo quadro.
Psiche, in posa stante di fronte ad Amore, impugna nella mano destra una lama affilatissima e nella sinistra una lucerna dalla quale cade una goccia d’olio bollente che, quasi imitando l’oro fuso, colpisce la spalla destra del giovane, svegliandolo.
Sotto al piede destro c’è la freccia con la quale si era punta poco prima, che l’aveva fatta innamorare perdutamente di Amore. Accanto a Eros un cagnolino, simbolo della fedeltà, vicino a lui l’arco e la faretra con le frecce.
La tela è sapientemente bilanciata da un gioco di luci e ombre; prevale il colore rosso, quello della passione. Questo capolavoro, frutto della conoscenza approfondita del pittore, si trova nella sala della Flora che prende il nome dalla decorazione della volta a cura di Domenico de Angelis. Si tratta di un gioiello racchiuso all’interno di uno scrigno altrettanto prezioso: Galleria Borghese rappresenta infatti l’esternazione del raffinatissimo gusto del cardinal nepote Scipione Caffarelli Borghese.

Valentina Bortolotti
Nata a Roma, è laureata in Storia dell’arte e attualmente sta studiando per ottenere il patentino da accompagnatrice turistica. Fotografa autodidatta, guida turistica in erba, ama trascorrere il tempo nei musei in solitaria.