CinemaPrimo PianoAgli Oscar 2020 c’è stata una rivoluzione…o quasi

Bianca Damato Bianca Damato5 Febbraio 2020
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Con la notte degli Oscar a Hollywood è stata fatta la storia. Il film sudcoreano Parasite si porta a casa ben quattro premi su sei nomination. Oltre all’Oscar come miglior regista, miglior sceneggiatura originale e miglior film straniero, per la prima volta nella storia degli Academy Awards un film in lingua non inglese si aggiudica il premio come Best picture. La pellicola sudcoreana ha scalzato pezzi da novanta come C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino e il kolossal The Irishman di Martin Scorsese e il super favorito 1917 del regista inglese Sam Mendes.

Parasite conclude quindi brillantemente la award season iniziata a maggio con la vittoria della Palma d’oro al Festival di Cannes 2019. Commovente il discorso di Bong Joon-Ho come miglior regista: «Quando studiavo cinema ciò che più mi è rimasto nel cuore è la frase: più si è personali, più si è creativi. Quella frase l’ha detta Martin Scorsese che ho studiato a scuola». Il cineasta sudcoreano ha poi fatto ridere l’intera platea del Dolby Theatre di Los Angeles dicendo che, dopo la vittoria come miglior film straniero, era convinto di aver terminato la serata e aveva iniziato a bere per festeggiare.

Quest’anno l’Academy ha davvero deciso di fare una scelta sovversiva, superando tutte le barriere linguistiche e culturali. D’altronde lo aveva detto anche Bong Joon-Ho alla cerimonia dei Golden Globes a gennaio: «Se riuscissimo a superare quell’ostacolo di un centimetro sullo schermo, che sono i sottotitoli, allora potremmo godere davvero della bellezza del Cinema». E sembra proprio che gli Oscar 2020 abbiano deciso di seguire il suo consiglio.

Se negli anni passati i registi messicani avevano tentato la scalata del successo a Hollywood e cineasti come Alfonso Cuaron, Guillermo Del Toro e Alejandro Gonzalez-Inarritu si erano portati a casa il premio per la regia, non erano però mai riusciti a salire sul gradino più alto del podio, quello dell’Oscar per il miglior film. Questo onore è toccato a un sudcoreano, proprio in un periodo in cui l’Asia è al centro delle cronache per il coronavirus e di una politica trumpiana che, nonostante l’allentamento degli ultimi mesi, si è sempre scagliata contro il continente asiatico per i dazi o il braccio di ferro con la Corea del Nord.

Tutto molto bello, fino a qui. Tuttavia se da una parte agli Oscar 2020 è iniziata una nuova stagione per il cinema, con la vittoria di un film straniero, dall’altra siamo ancora lontani dalla rivoluzione totale, a 360 gradi. Infatti non sono mancate polemiche per l’assenza, ancora una volta, di registe donna candidate nella categoria best Director. Eppure anche quest’anno di lavori interessanti e degni di nota ce n’erano, basti pensare a Greta Gerwig, regista di Piccole Donne, candidato come miglior film ma non per la regia.

Proprio per questo l’attrice Natalie Portman sul red carpet ha indossato un lungo cappotto nero con sopra ricamati i nomi delle registe donna che quest’anno si sono distinte per i propri lavori. A sottolineare questa “arretratezza” dell’Academy era stata anche l’attrice Aubrey Plaza che, il giorno prima degli Oscar, aveva presentato la cerimonia di consegna degli Independent Spirit Awards, i premi del cinema indipendente. L’attrice ha detto: «Gli Independent Spirit Awards sono più fighi degli Oscar perchè la cerimonia si tiene di giorno, siamo vicino alla spiaggia e perché noi premiamo registe donna».

È chiaro che anche a Hollywood si fanno passi avanti, ma c’è ancora tanto da fare. La rivoluzione è appena cominciata.

Bianca Damato

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.