CinemaPrimo PianoAgenda Brasil: a Roma il festival internazionale del cinema brasiliano

Avatar Giulia Ferri22 Agosto 2019
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In questi mesi è stata una delle nazioni più chiacchierate dai media internazionali, a partire dalla controversa figura del suo presidente, Jair Bolsonaro, sino alla devastazione che tutt’ora sta subendo la Foresta Amazzonica. Per un motivo o per un altro, oggi il Brasile è sulla bocca di tutti: l’interesse mediatico nei confronti di uno degli Stati più grandi al mondo, il quinto per estensione, ha raggiunto un livello tale da portare all’attenzione di un pubblico sempre più ampio problematiche che da anni la popolazione locale è costretta a subire e combattere, nel completo silenzio e nell’omertà della comunità internazionale. Uno Stato perennemente giudicato attraverso un filtro coloniale che circoscrive l’anima di questo paese a stereotipi socioculturali devianti e opprimenti.

L’arte e in particolare il cinema sono riusciti nell’intento di provare a squarciare questo velo di preconcetti e relatività mostrando al mondo un punto di vista differente e autentico su questa terra; le recenti vittorie a Cannes del film western Bacurau (premio della giuria) e del racconto al femminile A Vida Invisível de Eurídice Gusmão (vincitore nella sezione Un certain regard), confermano lo spirito innovativo di questa nazione che riesce a raccontarsi perfettamente con linguaggi alternativi, ricchi di attivismo e voglia di cambiamento.

Sulla scia di questo successo, la Casa del Cinema di Roma ospiterà dal 6 all’8 settembre Agenda Brasil, il festival internazionale del cinema brasiliano che attraverso dieci pellicole porterà in scena il vero volto di questo Stato. Una rassegna carica di tematiche e problematiche all’ordine del giorno che grazie all’arte riescono a varcare i confini della disinformazione, rendendo cosciente lo spettatore di ciò che si cela dietro la terra della grande foresta e del Cristo Redentore.

Dalla crisi ambientale alle lotte degli indigeni, passando per il traffico di stupefacenti e la discriminazione di genere, il programma proposto è una fucina di diritti negati, violenza e desiderio di riscatto che – come sottolinea Regina Nadaes Marques, direttrice dell’evento – «rispecchia il vissuto della società brasiliana, non solo attraverso i documentati ma anche con i film di finzione. Tenuto conto che in questo momento il Brasile sta attraversando un periodo delicato, con un governo alquanto polemico rispetto a temi sociali molto sentiti e spesso ignorati, ecco che il cinema si fa carico di parlarne».

Tre giornate ricche di arte e umanità in grado di aprirci gli occhi su un paese di cui solo in questi ultimi tempi sentiamo parlare sempre più spesso.

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Giulia Ferri

Classe 1995, durante gli anni universitari si sposta tra Bologna, Siena e Barcellona laureandosi prima in Antropologia e successivamente in Strategie Comunicative. La sua vita si racchiude in una macchina fotografica e un buon vecchio classico.