L’attrazione di Johann Wolfgang von Goethe nei confronti dell’Italia iniziò già dalla sua tenera età. Il padre, consigliere imperiale, dopo il suo viaggio compiuto nella penisola aveva composto un dettagliatissimo resoconto della sua esperienza e ne era rimasto talmente folgorato da comporlo persino in lingua italiana. L’opera, rimasta inedita fino al Novecento e intitolata Viaggio in Italia, è, già dal titolo, un preludio a ciò che Johann avrebbe fatto alcuni decenni dopo. Il legame con l’Italia ebbe quindi inizio già dai primissimi anni di vita dello scrittore, la cui casa di famiglia, a Francoforte, era decorata con vedute romane che alimentavano la fantasia del fanciullo. Ben presto iniziò anche la conoscenza della letteratura, permessa grazie allo studio della lingua italiana con Domenico Giovinazzi, un italiano che era stato assunto dal padre di Johann proprio per istruire il figlio. In tal modo Goethe fu poliglotta precocemente e, incoraggiato dalla madre, iniziò anche a cimentarsi nella traduzione di alcuni brani della Gerusalemme liberata.
Non solo nello studio Goethe fu precoce, ma anche nel successo letterario: già a venticinque anni, nel 1774, era divenuto noto come lo scrittore di Die Leiden des Jungen Werther (I dolori del giovane Werther). Dal 1775 in poi, divenuto nel frattempo precettore del giovane duca di Weimar Karl August, scrisse molto, senza mai abbandonare il sogno di visitare un giorno la tanto agognata Italia, che era riuscito a scorgere spingendosi fino al passo del San Gottardo, itinerario che compì anche quattro anni dopo.
Tra il 1782 e il 1783 delineò, nel romanzo Wilhelm Masters theatralische Sendung (La vocazione teatrale di Wilhelm Meister), il personaggio di Mignon: l’incarnazione letteraria del suo desiderio di andare in Italia. Celebri sono divenuti i versi della cosiddetta Canzone dell’Italia, contenuta nel quarto libro del romanzo: «Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn, / Im dunkeln Laub die Goldorangen glühn…?» («Conosci il paese dove fioriscono i limoni, / tra scure foglie le arance d’oro risplendono…?»). Con questa canzone Mignon simboleggia il Sud romantico, sensuale e di rinomata bellezza.
Il viaggio tanto sognato avviene finalmente il 3 settembre 1786. Quella di Goethe è una fuga vera e propria: parte da Karlsbad alle tre di notte, alla ricerca di un’ispirazione artistica che sentiva di non aver ancora pienamente raggiunto in Germania; si trattava, insomma, di un vero e proprio Bildungsreise (viaggio di formazione). L’itinerario seguito da Goethe fu quello del classico Grand Tour: Venezia, Firenze, Roma, Napoli e la Sicilia.
Dopo aver percorso di nuovo tutta la penisola tornò a Weimar e iniziò a comporre le Römische Elegien (Elegie Romane), le quali colgono il lato più sensuale della vita romana dello scrittore. A Roma lo studio dell’arte classica si confonde con le esperienze amorose, come si legge dalla Elegia V:
Non sto coltivando la mia mente mentre guardo le forme del seno
e accarezzo fianchi tondi?
Ora capisco bene l’arte dello scultore: io penso e comparo,
io vedo con occhi che sentono, io
sento con mani che vedono.
Ma il resoconto più famoso del suo itinerario nella penisola è, ovviamente, Italienische Reise (Viaggio in Italia). Dopo molti anni Goethe si mise a rivedere il suo Tagebuch (diario) per trarne un racconto. Da questo momento iniziò una costante attività di traduzione di molte opere, tra le quali frammenti dell’Inferno dantesco e poesie di Manzoni.
Il viaggio in Italia lo aveva reso, a detta dello stesso scrittore, «ein eingebürgerter Italiener» («un italiano naturalizzato»).

Lucia Cambria
Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley.