Architettura, Design e ModaLetteraturaPrimo PianoBiblioteche storiche di Roma: la Biblioteca Angelica

Martina Scavone21 Dicembre 2019
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Distinguendosi come prima biblioteca pubblica di Roma, la Biblioteca Angelica venne fondata nel 1614 dal vescovo agostiniano Angelo Rocca (1546-1620), da cui prese il nome; ha sede nell’ex Convento dei padri agostiniani, in piazza Sant’Agostino, accanto alla basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, ed è specializzata in letteratura e filologia. Attualmente, vanta oltre 150.000 volumi, più di 1.000 incunaboli, 20.000 cinquecentine, 2.700 manoscritti, 4.000 documenti sciolti, circa 10.000 incisioni e carte geografiche e 3.000 messali dal IX secolo in poi. Piuttosto vasto è altresì il patrimonio librario contemporaneo dell’istituzione; tuttavia i lettori dell’Angelica sono perlopiù studiosi e appassionati del pensiero di Sant’Agostino, della storia dell’ordine agostiniano nonché della storia della Riforma protestante e della controriforma cattolica. La Biblioteca ottenne infatti una speciale autorizzazione a possedere libri proibiti e proprio questa deroga alla censura le permise di conservare i circa 600 volumi della biblioteca del vescovo agostiniano Enrico Noris (1631-1704). L’Angelica è così divenuta un punto di riferimento per gli studiosi del periodo della Riforma e della Controriforma e nessun’altra biblioteca della Capitale possiede una simile vastità di scritti e documenti al riguardo.

Ingresso Biblioteca Angelica

Come si è detto, la nascita della Biblioteca Angelica si deve al vescovo agostiniano, di origini marchigiane, Angelo Rocca: scrittore erudito e appassionato collezionista di edizioni pregiate, egli fu responsabile della Tipografia Vaticana e Segretario della Congregazione dell’Indice durante il pontificato di Sisto V. Negli ultimi anni del XVI secolo, affidò la sua ricca raccolta libraria (20.000 volumi circa) ai frati del suo ordine, dotandola di proprie rendite oltre che di un regolamento e di una sede idonea, prescrivendone inoltre l’apertura a tutti, senza limiti di stato e di censo. In linea con questa visione del ruolo “divulgativo” della biblioteca, nel 1608 Rocca pubblicò un breve testo intitolato Bibliotheca Angelica il cui scopo era di fornire all’utente una prima introduzione al materiale contenuto nell’omonima biblioteca. Ancor oggi, proprio in virtù dell’impronta data sin dal principio dal suo fondatore, l’Angelica è considerata nel contesto europeo – assieme alla biblioteca Ambrosiana di Milano, alla Casanatense di Roma e alla Biblioteca Bodleiana di Oxford – come uno dei maggiori esempi di biblioteca “pubblica”, ovvero di un’istituzione creata con il chiaro intento di consentire l’accesso ai libri ad una comunità di lettori quanto più ampia possibile. Dopo la morte di Rocca, avvenuta all’età di 75 anni, il patrimonio della biblioteca iniziò a crescere lentamente ma in modo esponenziale grazie a nuove donazioni sia da parte di nobili romani che da parte dei frati stessi; si citi, a titolo esemplificativo, la preziosa collezione di libri a stampa (circa 3.000) donata agli agostiniani nel 1661 da Lucas Holste (1596-1661), custode della Biblioteca Apostolica Vaticana. Nel 1762, grazie alle rendite lasciate da Rocca, fu anche possibile l’acquisto della ricchissima biblioteca del cardinale Domenico Passionei (1682-1761), morto l’anno precedente, che raddoppiò il patrimonio dell’Agostiniana e ne determinò altresì l’orientamento scientifico: il cardinale Passionei, infatti, era stato legato pontificio in vari paesi dell’Europa protestante, e vi aveva acquistato un larghissimo numero di testi religiosi e polemici; egli era legato, tra l’altro, all’ambiente del giansenismo romano, così come Gianlorenzo Berti (1696-1766), che lavorò in Angelica dal 1735 al 1747. Tuttavia, a seguito delle polemiche che avevano investito i suoi scritti, nel 1748 egli preferì lasciare Roma per accettare la cattedra di storia ecclesiastica all’Università di Pisa.

Biblioteca Angelica, interno

In quegli stessi anni, dato il ricco e sempre crescente patrimonio accumulato negli anni, fu necessario un ampliamento, ordinato dal priore generale Vasquez: una nuova ala dell’edificio, iniziata da Francesco Borromini nel 1659, fu completata nel 1765 dall’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773). Suo, al primo piano, è il cosiddetto “vaso” Vanvitelliano, ovvero il Salone di lettura a pianta rettangolare e volta a botte con preziosi scaffali lignei settecenteschi ad opera di Nicola Fagioli. Il Salone conserva i circa 100.000 volumi del Fondo Antico, quattro busti marmorei posti sulle porte di accesso ai ballatoi e due globi di Willem Jansz Blaeu (1571-1638), uno “terrestre” ed uno “celeste”, risalenti rispettivamente al 1599 e al 1603; vi si accede tramite un vestibolo adornato da quadri di arcadi illustri nel quale trovano posto i cataloghi.

Nel 1748 la biblioteca venne chiusa per lavori, fu riaperta al pubblico solo nel 1786, quando fu terminata la stesura del catalogo delle opere a stampa.

Giungiamo così al XIX secolo, quando la storia dell’Angelica fu scandita dalle vicende storiche che interessarono la città di Roma: dall’invasione dei francesi alla proclamazione della repubblica mazziniana, avvenuta nel 1849. La permanenza degli agostiniani in Angelica terminò nel 1873, quando fu estesa anche a Roma la legge sulla soppressione delle corporazioni religiose e, proprio come si verificò nel caso della Biblioteca Casanatense, l’Angelica venne acquisita dal neonato Stato italiano. Fortunatamente, la gestione laica non arrestò né rallentò l’acquisizione del patrimonio: nel 1884 venne acquistata una parte della biblioteca appartenuta ai principi Massimo, che comprendeva 200 manoscritti e 450 volumi a stampa; nel 1919 vi fu incorporata un’importante collezione di opere edite da Giambattista Bodoni (1740-1813) e, alla fine del secolo, vi pervenne la curiosa raccolta di 1.954 libretti d’opera settecenteschi e ottocenteschi appartenuta a Nicola Santangelo (1754-1851), già ministro degli Interni del Regno delle due Sicilie e appassionato melomane.

Dal 1940 l’Angelica è sede dell’Accademia letteraria dell’Arcadia, di cui conserva, tra l’altro, il patrimonio librario (circa 10.000 pezzi, tra cui volumi a stampa, 41 manoscritti, lettere autografe degli Arcadi e componimenti arcadici, relativi soprattutto alla letteratura italiana del ‘700).

Dal 1975 dipende dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Nello stesso anno fu acquisita la collezione libraria del critico letterario Arnaldo Bocelli (1900-1974), che comprende testi di letteratura italiana del Novecento.

Nel 2005 è pervenuto in dono il Fondo Cardone: 800 volumi di letteratura francese e italiana degli ultimi anni dell’Ottocento.

Nel 2009 venne infine acquisita, ancora una volta come esito di una donazione, la raccolta libraria del professor Achille Tartaro (1936-2008) comprendente 1.200 opere, in gran parte di critica letteraria.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.