LetteraturaPrimo PianoPost-illa: tre poesie di Rocco Scotellaro

Giorgia Pellorca20 Dicembre 2019
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Cresciuto nella florida e stupefacente bellezza del meridione, tra i monti rocciosi e gli arbusti spugnosi, i colori antichi dei frutti e delle pietre, in una terra che è ricchezza e miseria; di umili origini e di animo nobile, dallo sguardo acuto e dal cuore virtuoso, Rocco Scotellaro viene eletto sindaco di Tricarico nel 1946, a soli 23 anni (verrà infatti chiamato il “sindaco bambino”). La sua purtroppo poco conosciuta produzione poetica è qualcosa di stupefacente e di incredibilmente bello (e che, quindi, vale la pena condividere). Riportiamo qualche estratto dalla raccolta postuma È fatto giorno (1954).

 

Lucania

M’accompagna lo zirlio dei grilli
e il suono del campano al collo
d’una inquieta capretta.
Il vento mi fascia di sottilissimi nastri d’argento
e là, nell’ombra delle nubi sperduto
giace in frantumi un paesetto lucano.

 

Lucania, scritta nel 1940, è il canto di un liceale che ritorna al Paese dopo la conclusione dell’anno scolastico; è l’omaggio di uno studente di nuovo accolto benevolmente dalla Terra che subito, da madre, lo riavvolge a sé.

 

Alla figlia del trainante

Io non so più viverti accanto
qualcuno mi lega la voce nel petto
sei la figlia del trainante
che mi toglie il respiro sulla bocca.
Perché qui sotto di noi nella stalla
i muli si muovono nel sonno
perché tuo padre sbuffa a noi vicino
e non ancora va alto sul carro
a schiacciare le stelle con la frusta.

 

Alla figlia del trainante, composta nel 1947, è dedicata a Isabella Santangelo, amore giovanile di Rocco; descrive il rapporto dei due ragazzi “sotto stretto controllo” nella mezz’ora di visita concessa al fidanzato per vedere di sera l’amata sotto lo sguardo vigile di tutti i parenti, seduti d’inverno davanti al camino.

 

           Rèseda, amore ritrovato e perso

Avevi tutti gli odori dei giardini
seppelliti nei fossi attorno alle case;
tu sei, rèseda selvaggia, che mi nutri
l’amore che cerco, che mi fa sperare.
E come l’onda non la puoi fermare,
non puoi chiudere la bocca ai germogli,
non serrare le persiane a questo sole,
io ti guardo e mi bevo il tuo sorriso,
amica del caso, scoperta del cuore
che deve colmare la sua sera.

 

Rèseda, composta nel 1948, è dedicata a Vittoria Botteri, ragazza di Parma all’epoca studentessa universitaria di Lettere a Milano e figlia di Giuseppe Botteri, sindaco di Parma, incontrata fugacemente a Rimini durante un seminario e frequentata brevemente con la consapevolezza e il senso malinconico di una distanza, non solo fisica, che li avrebbe allontanati conducendoli ognuno per la propria strada.

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazioni di libri.