La Biblioteca Casanatense fu istituita dai padri domenicani del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma come biblioteca di pubblica utilità per volere del cardinale Girolamo Casanate (Napoli 1620 – Roma 1700) che, con testamento del 5 ottobre 1698, dispose il lascito a favore dell’ordine di circa 25.000 volumi, oltre ad una somma pari a 160.000 scudi che dovevano servire al mantenimento e all’accrescimento della istituenda biblioteca. Le disposizioni testamentarie prevedevano inoltre l’invito a procurarsi un breve pontificio che “sotto pena di scomunica” proibisse l’asportazione da parte di chicchessia dei volumi sia manoscritti sia a stampa della “libraria”, com’era all’epoca chiamata.
L’edificio che ospita la biblioteca fu appositamente costruito, secondo la volontà dello stesso Casanate, nell’area del chiostro del convento della Minerva, su progetto dell’architetto Antonio Maria Borioni: il risultato fu una sala di vaste dimensioni, austera e di grande eleganza, con un doppio ordine di scaffalature lungo le pareti per accogliere i volumi, scandito ancora oggi da cartigli lignei che riportano le indicazioni delle diverse scienze e discipline.

Inaugurata nel 1701, il primo nucleo della Casanatense era costituito dalla collezione del Cardinale da cui prende il nome; nel corso dei secoli si arricchì con successive acquisizioni: sia opere riguardanti le tradizionali discipline religiose e teologiche sia studi di filosofia, economia e diritto romano, nonché opere riguardanti la città di Roma (si contano in totale ventisette categorie). Ben presto divenne così una delle maggiori e più fornite biblioteche del tempo, grazie ad una capillare rete di contatti con i principali centri del commercio librario europeo, mirando in tal senso alla realizzazione della cosiddetta “biblioteca universale”.
Il cardinale Girolamo Casanate, proveniente dal Regno di Napoli, ma di antica origine aragonese, possiede nello stemma una torre a due palchi, merlata alla ghibellina e sormontata da una stella a sei o a otto raggi. Questo simbolo compare come timbro della biblioteca sul materiale librario e ricorre spesso sugli arredi del Salone Monumentale, che era in pratica la biblioteca stessa al tempo della fondazione. Ben presto, però, l’ingente patrimonio librario della biblioteca non poté essere contenuto nel Salone e fu necessario pensare ad un suo ampliamento, cosa che avvenne nel 1717 sempre ad opera del Borioni. Tuttavia, a causa di molteplici difficoltà amministrative, i lavori vennero interrotti più volte e completati soltanto intorno al 1725. Ad oggi, la vasta aula conserva circa 60.000 volumi in uno spazio di 60,30×15,60 mt e si presenta scaffalata dal pavimento al soffitto con bellissime strutture lignee, opera di artigiani romani. Al centro di uno dei due lati corti – sotto un arco ligneo sorretto da colonne di noce scanalate con capitelli corinzi – si erge la statua in marmo di Carrara raffigurante il cardinale, scolpita nel 1708 da Pierre Le Gros il Giovane (1666-1719), mentre al di sopra di questa è la sfera armillare che rappresenta il sistema solare secondo la teoria copernicana: la Terra al centro ed i globi più piccoli del Sole, della Luna e dei cinque pianeti all’epoca conosciuti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno) intorno. La sfera è sovrastata dal busto in terracotta di San Tommaso, inserito in un medaglione sorretto da angeli, eseguito da Bernardino Cametti (1682-1736). Ornano il Salone anche due globi, uno terrestre ed uno celeste, la cui realizzazione fu affidata al celebre cosmografo e cartografo Silvestro Amanzio Moroncelli (1652-1719), abate della Congregazione Silvestrina. Tra i più grandi conosciuti, i globi, disegnati a penna e dipinti su carta, sono datati 1716. Oltre a ciò, è doveroso sottolineare che il Salone di per sé risulta essere un modello della moderna biblioteconomia per il modo in cui attiene all’ordinamento dei volumi, rispondendo perfettamente ai più avanzati criteri di utilizzo razionale degli spazi e, nello stesso tempo, di sicurezza e tutela per i libri.

Sempre nel XVIII secolo, ad ornamento della biblioteca e per onorare coloro che per essa avevano operato, al pittore Carlo Pignoli furono commissionati i ritratti del papa Benedetto XIII, che vi si era recato in visita nel 1729, e quelli di alcuni illustri bibliotecari, teologi e cattedratici. Infine, per la sistemazione delle nuove acquisizioni, alla prima saletta – il cui soffitto venne affrescato nel 1736 con la gloria di San Tommaso dal pittore Giovanni Mazzetti – si aggiunsero negli anni seguenti altre stanze prospicienti via Sant’Ignazio.
La Casanatense primeggiò tra le biblioteche romane per l’illuminata politica degli acquisti e per l’esperta attività biblioteconomica e catalografica, legata soprattutto alla figura di Giovanni Battista Audiffredi (1714-1794), uno dei suoi più importanti curatori, rimasto in carica dal 1759 sino alla sua morte. La sintesi dell’intensa attività bibliografica dell’Audiffredi è rappresentata dal preziosissimo catalogo a stampa di tutti i libri posseduti a quel tempo dalla biblioteca, catalogo che viene usato ancor oggi in formato digitale.
Poiché nel 1873 fu estesa anche a Roma la legge sulla soppressione delle corporazioni religiose, al prefetto domenicano (il direttore della biblioteca) fu affiancato un funzionario governativo e, per quanto riguarda l’amministrazione, si diede avvio ad una gestione congiunta con l’attigua Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, con sede nel palazzo dei Gesuiti al Collegio Romano. Nel 1884, conclusasi a sfavore dei Domenicani la lite giudiziaria intrapresa contro lo Stato italiano, questi furono sostituiti con personale statale, la biblioteca venne dichiarata “ente autonomo” e la proprietà Casanatense passò in via definitiva allo Stato italiano. Oggi è una delle biblioteche pubbliche statali del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo ed il suo patrimonio non è costituito solo di libri (tra cui quelli rari e quelli proibiti). Infatti, oltre ai quasi 400.000 volumi, sono in essa conservate stampe e disegni, fotografie, quadri, sculture, drammi e libretti musicali, strumenti scientifici, reperti archeologici e arredi di pregio.

Martina Scavone
Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.