ArtePrimo PianoI Luoghi dell’Immaginario: lo studio di Andrea Lelario

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La forza di un nero pregnante ricopre la lastra di un vigore misterico e fondativo: la poetica di Andrea Lelario si estrinseca e si costruisce dal nero inchiostro che bagna come un mare di sogni il tramonto ramato della lastra, incisa da milioni di segni. I solchi indagano immagini interiori, archetipe, che risalgono da un fondale sommerso, attraverso correnti enigmatiche che trasportano in superficie un’esistenza sepolta.

Una elegante e fine téchne, che vive di un furore poetico e di un piacere mentale e fisico, sostanzia la ricerca dell’artista che si evidenzia man mano che l’opera si compone. L’artista esplora la propria mente valicando i confini della realtà sensibile, entrando nei suoi spazi incomunicabili, sconfinati e assoluti.

Matrici, di rame o zinco, accolgono intrecci sinaptici, luci tese e sature ombre che aprono un immaginario seducente, inabissando lo sguardo lungo il percorso di linee e filamenti che si inerpicano nella costruzione di forme e paesaggi, visioni oniriche che, tanto più il gesto scava nella definizione del segno, tanto più emergono in superficie, nell’aggiunta di profondità e malinconia ai territori tracciati.

L’incisione è un rituale contemplativo e corporeo, concettuale e tendineo, è espressività energica, equilibrata modulazione e canone segreto che costruisce percorsi del sentire in interazione e correlazione con altri piani della realtà.

L’artista costruisce passaggi e congiunzioni con il caos primigenio, raffigura energie radianti che delineano la materia formatasi in tratti di inchiostro sottili, ramificati e reiterati, profila una miscellanea di sogni e di realtà inconciliabili, contorna Soli ed ombre che si aprono e chiudono tra due rive, in un abbraccio di segni.

Andrea Lelario, Le Verger du Roi Louis, 1995, acquaforte, puntasecca e bulino su rame, 49,5 x 36,5 cm

Nell’opera Le Verger du Roi Louis il paesaggio si anima sotto le fenditure della punta, la foresta si delinea tra le fronde degli alberi mentre antichi spettri appaiono da un passato vago e remoto, vissuto sottovento tra mari e cieli di notte scura, quando la paura è un fremito elettrico che arriva come una brezza impura e impetuosa. Il segno nero, come un velluto, si stende sui rami spogli, tra foglie di bosco cadute, sull’elmo e sulla spada abbandonati ai margini di lotte ormai estinte.

Andrea Lelario, particolare dei 371 disegni con micro-penna ad inchiostro nero su Taccuino moleskine, 10 x 6 cm

Tra gli ultimi lavori dell’artista 371 disegni realizzati a penna su di un piccolo Moleskine nell’arco di otto anni, sono carotaggi eseguiti nelle terre dell’intimo, pianure incolte dell’inconscio, dove la tenebra ad un tratto svanisce e filamenti di stelle tracciano linee infinite su un firmamento di carta.

Andrea Lelario, particolare dei 371 disegni con micro-penna ad inchiostro nero su Taccuino moleskine, 10 x 6 cm

La penna ha inciso le pagine dell’anno solare disegnando una mappa all’interno dei territori del pensiero, camminando nella continuità di un ciclo vitale, di una nascita, di una morte, di un legame intenso e inesprimibile che si muove sul foglio, lasciando volteggiare la mano. L’artista compone una cosmogonia di impronte che affermano la loro presenza viva e attiva, imponendosi al mondo nei suoi poemi, come un cantico di stelle cadute. Respiri vegetali e forme artropodi costruiscono itinerari falotici e surreali, mentre rivoli di parole catturano i bordi di pagina.

Andrea Lelario, particolare dei 371 disegni con micro-penna ad inchiostro nero su Taccuino moleskine, 10 x 6 cm

Microcosmo e macrocosmo sono l’acme di un contrappunto che si stabilisce nell’unione tangibile tra conscio e inconscio, interno ed esterno di una realtà creativa che risiede tra razionalità e istintualità, come in Night and Day in cui due feti specularmente si richiamano l’un l’altro tra luce e buio, due opposti fissati in un istante generativo che, come due deflagrazioni, rifondano l’universo e l’umanità.

Andrea Lelario, Night and Day, 2013/2019, acquaforte, bulino su rame, Prova di Stato II, 126 x 99,9 cm
Andrea Lelario, Night and Day con matrice di rame, Prova di Stato II, 126 x 99,9 cm

La ricerca intima di Lelario abbraccia il mondo dell’Iperuranio che nell’opera Aurigae ha la forma di una galassia vulvare, origine di un iterare eterno e universale in cui volontà e intenzione guidano il carro della nostra anima razionale, irascibile e concupiscibile.

Andrea Lelario, matrice di Aurigae, 2013/2019, acquaforte, bulino su rame, Prova di Stato II, 90 x 99,9 cm
Andrea Lelario, matrice di Aurigae, 2013/2019, acquaforte, bulino su rame, Prova di Stato II, 90 x 99,9 cm

L’artista fa riaffiorare alla mente visioni profonde, carpite nel solcare incessante e insistente sulla lastra di rame: il gesto fisico e intellettivo conduce la coscienza in strati successivi di memoria, di vita, di peregrinazioni. Nella notte del mondo l’origine di una forma di vita primigenia, pre-antropica, ritorna in una combinazione di bianco e nero galattico. L’artista vive la propria poetica nell’esplorazione continua dell’inconscio collettivo, nella ricerca incessante e insaziabile di dare vita ad un mondo che si cela negli antri bui e riposti della mente.

 

 

Nota biografica:

Andrea Lelario nasce il 16 ottobre 1965 a Roma, dove vive e lavora.
S’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove dal 1987 frequenta il corso di Tecniche dell’Incisione tenuto dal prof. Pippo Gambino.
Nel 1990 consegue il diploma in Decorazione con Enzo Frascione.
Nel 1990 vince il Premio Accademia di Belle Arti di Roma promosso dal Direttore Cesare Vivaldi.
Dal 1991 comincia l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, come assistente di anatomia artistica. Insegna nelle seguenti Accademie: L’Aquila, Carrara, Frosinone, Napoli, Macerata, Palermo, Sassari, e Viterbo. Attualmente è docente di Tecniche dell’Incisione /Grafica D’Arte, Litografia all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Nel 1998 vince ex aequo il primo premio, istituito dal Museo d’Arte Contemporanea, Villa Croce di Genova.
Nel 2004 alcune sue opere vengono acquisite dal Gabinetto delle Stampe di Edimburgo e di Glasgow.
Nel 2003 è invitato alla XIV Quadriennale di Roma.
Nel 2007 Rai ArtNews realizza il documentario Artisti al lavoro sulla sua attività artistica di incisore.
Nel 2010 per Rai ArtNews viene invitato in studio per la realizzazione di un’opera.
Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia.
Nel 2014 vince il LXV Premio Fondazione Michetti, ex aequo.
Dal 2015 è Tutor didattico/disciplinare di ArtLab. Master congiunto, interuniversitario, tra l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Dal 2019 è professore onorario alla CAFA di Pechino “Central Academy of Fine Art, Beijing”
Nel 2017 ha esposto gran parte della sua produzione nella mostra Perentoria figura, curata dall’Istituto Centrale per la Grafica.
Le sue acqueforti sono state scelte come omaggio istituzionale in occasione delle Cerimonie inaugurali di diversi anni accademici dell’Ateneo di “Tor Vergata”.
Nel 2018 partecipa con Aurigae The second IAPA invitational exhibition 2018 a Tao Xichuan, Cina.

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.