Nel 2019 abbiamo ancora un disperato bisogno di vedere commedie sentimentali al cinema. Il riferimento è a quei film romantici, leggeri, piacevoli, in cui si ride e si piange allo stesso tempo e che sprizzano humor da tutte le parti. Il modello è quello delle commedie in stile british che, dalla fine degli anni Novanta all’inizio degli anni Duemila, ci hanno fatto sospirare e battere il cuore. I titoli sono tanti: Quattro matrimoni e un funerale, About a boy, Two weeks notice, Il diario di Bridget Jones e Love Actually, solo per citare i più significativi. Tutti questi titoli, però, hanno un comune denominatore: la presenza di Hugh Grant. L’attore londinese, infatti, è stato un simbolo di questo genere cinematografico che, purtroppo, oggi nelle sale non vediamo più. Oppure, anche qualora si cerchi di realizzare film di questo tipo, il successo e l’interesse risultano estremamente limitati.
Proprio qualche giorno fa c’è stato un anniversario importante. Era il 13 maggio del 1999 quando Notting Hill uscì nelle sale. La commedia, con protagonisti Julia Roberts e Hugh Grant, raccontava dell’amore tra un impacciato e timido libraio del quartiere di Notting Hill a Londra e l’attrice americana Anna Scott. Un sentimento che poteva sembrare inconciliabile ma che, dopo varie vicissitudini, portava i due protagonisti a coronare il loro amore. Notting Hill è una fiaba moderna che ha appassionato milioni di spettatori, consacrando Hugh Grant al successo planetario. Per dimostrare quanto il film sia ben radicato, ancora oggi dopo vent’anni, nel nostro immaginario, è sufficiente ricordare che la libreria di Londra dove è stata girata la pellicola è diventata meta di pellegrinaggi turistici e luogo di ritrovo per inguaribili romantici.
Un altro esempio che dimostra quanto questi film abbiano colpito gli spettatori di generazioni diverse, è la celebre scena di Love Actually, commedia sentimentale del 2003, in cui uno dei personaggi si presenta davanti alla porta di casa della sua amata – una giovanissima Keira Knightley – e dichiara i suoi sentimenti in una maniera del tutto originale. L’uomo, interpretato da Andrew Lincoln, fa partire una musica natalizia (il film è ambientato durante le festività) e, invece di usare le parole, esprime il proprio amore utilizzando dei cartelloni. La scena è stata definita una delle dichiarazioni d’amore più famose della storia del cinema ed è stata ripresa e parodiata in altri film o sketch comici.
Altro film che è diventato un grande classico è la storia di Bridget Jones, eroina dei tempi moderni. Una donna che cerca di combinare la vita lavorativa imperfetta con la ricerca dell’amore perfetto, il tutto tra equivoci, figuracce, colpi di scena e sentimenti. Ormai Bridget Jones è diventata un punto di riferimento per le ragazze che cercano il fidanzato dei loro sogni, nonostante ci sia di mezzo qualche chilo di troppo o il vizio di fumare e di bere esageratamente.
Il problema di queste commedie brillanti, garbate, piacevoli, che hanno segnato generazioni è che non se ne fanno più. Parlando ancora di Bridget Jones, già il primo sequel – Che pasticcio, Bridget Jones! – non aveva convinto il pubblico. Ancora meno il terzo capitolo della saga dedicato al personaggio, intitolato Bridget Jones’s Baby, uscito nelle sale tre anni fa. Certamente l’assenza di Hugh Grant dal terzo film ha contribuito allo scarso successo della pellicola. L’attore inglese, che nella saga interpretava il bel tenebroso Daniel Cleaver, colui che faceva innamorare e feriva la povera Bridget, era stato rimpiazzato dall’americano Patrick Dempsey, famoso al grande pubblico per aver interpretato il Dottor Derek Sheperd nella serie televisiva Grey’s Anatomy. Hugh Grant, d’altro canto, ha continuato a girare commedie sentimentali, ahimè con risultati poco entusiasmanti. Se il film del 2007, Scrivimi una canzone, con Drew Barrymore ha ricevuto una buona accoglienza di pubblico e critica, lo stesso non è stato per la commedia del 2009 Che fine hanno fatto i Morgan?, nella quale l’attore recita al fianco di Sarah Jessica Parker, che è stata sonoramente bocciata dalla critica. Di recente poi l’attore inglese sembra aver abbandonato questo filone cinematografico, per dedicarsi a produzioni più variegate: è il caso di Florence, al fianco di Meryl Streep, film biografico in costume o Paddington, film in live-action che racconta le avventure del tenero orsetto inglese.
Negli ultimi anni qualche produzione interessante c’è stata: è il caso di Questione di tempo, film del 2013 diretto da Richard Curtis, il genio inglese che ha sceneggiato la maggior parte delle commedie citate in precedenza, che mescola sentimenti, passione e un pizzico di fantasia. Ma si tratta di casi isolati, o comunque molto rari, che fanno rimpiangere gli anni d’oro di questo genere cinematografico. In aggiunta, ciò che manca oggi è proprio la presenza di un attore che ricopra il ruolo che fu di Hugh Grant negli anni passati, che rappresenti il bel ragazzo acqua e sapone capace di far innamorare gli spettatori. Ci sono stati, senza dubbio, dei tentativi. Possiamo citare Ryan Reynolds che, prima di diventare un supereroe, ha girato delle commedie romantiche divertenti come Ricatto d’amore, o Ryan Gosling che si è fatto notare proprio grazie alla pellicola sentimentale Le pagine della nostra vita ma che adesso si dedica a generi diversi. Chissà che, per riscoprire il piacere di un film romantico, non sia il caso di guardare al di fuori dell’America e del Regno Unito. Negli ultimi anni è la Francia che sta realizzando commedie semplici e delicate. Tra i titoli da suggerire, citiamo 20 anni di meno ed Emotivi anonimi.

Bianca Damato
Giornalista, è nata a Benevento ma ha sempre vissuto a Roma. Ama viaggiare ma più di ogni altra cosa adora il cinema. Nel tempo libero va a teatro e non si perde mai un gran premio di MotoGP.